domenica 31 dicembre 2023

Intelligenza artificiale e pace

I progressi dell’informatica e lo sviluppo delle tecnologie digitali negli ultimi decenni hanno già iniziato a produrre profonde trasformazioni nella società globale e nelle sue dinamiche. I nuovi strumenti digitali stanno cambiando il volto delle comunicazioni, della pubblica amministrazione, dell’istruzione, dei consumi, delle interazioni personali e di innumerevoli altri aspetti della vita quotidiana.

Inoltre, le tecnologie che impiegano una molteplicità di algoritmi possono estrarre, dalle tracce digitali lasciate su internet, dati che consentono di controllare le abitudini mentali e relazionali delle persone a fini commerciali o politici, spesso a loro insaputa, limitandone il consapevole esercizio della libertà di scelta. Infatti, in uno spazio come il web, caratterizzato da un sovraccarico di informazioni, possono strutturare il flusso di dati secondo criteri di selezione non sempre percepiti dall’utente.

Dobbiamo ricordare che la ricerca scientifica e le innovazioni tecnologiche non sono disincarnate dalla realtà e «neutrali», ma soggette alle influenze culturali. In quanto attività pienamente umane, le direzioni che prendono riflettono scelte condizionate dai valori personali, sociali e culturali di ogni epoca. Dicasi lo stesso per i risultati che conseguono: essi, proprio in quanto frutto di approcci specificamente umani al mondo circostante, hanno sempre una dimensione etica, strettamente legata alle decisioni di chi progetta la sperimentazione e indirizza la produzione verso particolari obiettivi.

Questo vale anche per le forme di intelligenza artificiale. Di essa, ad oggi, non esiste una definizione univoca nel mondo della scienza e della tecnologia. Il termine stesso, ormai entrato nel linguaggio comune, abbraccia una varietà di scienze, teorie e tecniche volte a far sì che le macchine riproducano o imitino, nel loro funzionamento, le capacità cognitive degli esseri umani. Parlare al plurale di “forme di intelligenza” può aiutare a sottolineare soprattutto il divario incolmabile che esiste tra questi sistemi, per quanto sorprendenti e potenti, e la persona umana: essi sono, in ultima analisi, “frammentari”, nel senso che possono solo imitare o riprodurre alcune funzioni dell’intelligenza umana. L’uso del plurale evidenzia inoltre che questi dispositivi, molto diversi tra loro, vanno sempre considerati come “sistemi socio-tecnici”. Infatti il loro impatto, al di là della tecnologia di base, dipende non solo dalla progettazione, ma anche dagli obiettivi e dagli interessi di chi li possiede e di chi li sviluppa, nonché dalle situazioni in cui vengono impiegati.

L’intelligenza artificiale, quindi, deve essere intesa come una galassia di realtà diverse e non possiamo presumere a priori che il suo sviluppo apporti un contributo benefico al futuro dell’umanità e alla pace tra i popoli. Tale risultato positivo sarà possibile solo se ci dimostreremo capaci di agire in modo responsabile e di rispettare valori umani fondamentali come «l’inclusione, la trasparenza, la sicurezza, l’equità, la riservatezza e l’affidabilità».

Leggi tutto il Messaggio di papa Francesco per la 57ma Giornata Mondiale della pace

lunedì 25 dicembre 2023

Betlemme, il buio attorno alla mangiatoia

A colpire è l’assenza, così profondamente presente per parafrasare il poeta Mahmoud Darwish, cantore del dolore palestinese. Lungo Hebron road, la via principale tra Gerusalemme e Betlemme, non c’è una singola decorazione natalizia: niente comete intagliate in legno d’olivo né palle colorate né cuori di agrifoglio. Soprattutto niente luci. Sprofondate, come qualunque accenno di festa, nella voragine della guerra a Gaza. La Palestina è spenta nel buio del lutto. La decisione dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), in accordo con le Chiese cristiane, di rinunciare agli addobbi e limitare il Natale alle celebrazioni religiose è il suo grido muto per gli oltre ventimila morti e 50mila feriti della Striscia. Su Hebron road restano, dunque, solo spartitraffico spogli, la sagoma incombente del muro, venticinque check-point e 32 strade sbarrati dall’esercito israeliano. È così dal 7 ottobre quando, in risposta al massacro di Hamas, la Cisgiordania è stata sigillata e i permessi di transito per i 130mila lavoratori in servizio a Israele sono stati cancellati. Diciassettemila di questi provenivano dall’area di Betlemme. 

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Un augurio di Pace a tutti!

 

mercoledì 20 dicembre 2023

La benedizione delle coppie di fatto

Quello annunciato in questi giorni è uno “sviluppo” che ci fa comprendere, più sul piano pastorale che su quello dottrinale, che è possibile benedire le coppie in situazioni irregolare e le coppie dello stesso sesso «senza convalidare ufficialmente il loro status o modificare in alcun modo l’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio».
Una contraddizione? Tutt’altro. Dietro questo ragionamento c’è un percorso coerente avviato da papa Francesco già nei due Sinodi sulla famiglia e poi nell’Esortazione Amoris laetitia: «Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo. Non mi riferisco solo ai divorziati che vivono una nuova unione, ma a tutti, in qualunque situazione si trovino» (AL 297).
Quindi, se l’obiettivo è quello di “integrare tutti”, di aiutare ciascuno «a trovare il proprio modo di partecipare alla comunità ecclesiale», è evidente che – come si legge nel nuovo documento – vanno accolti tutti coloro che adorano «il Signore con tanti gesti di profonda fiducia nella sua misericordia e che con questo atteggiamento viene costantemente a chiedere alla madre Chiesa una benedizione».

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lunedì 18 dicembre 2023

Il consiglio del prete tiktoker: «Fate qualcosa per gli altri»

 «Da ragazzo trascorrevo molte ore di seguito ai video giochi, anche otto, senza mai una pausa. Nemmeno per mangiare», afferma il prete veronese Ambrogio Mazzai, a Cavaion, davanti a decine di bambini e ragazzi, genitori, insegnanti, amministratori, educatori. Parla schietto durante l’incontro serale «I giovani e la sicurezza nel reale e nel virtuale», promosso dall’associazione Gli Invisibili.

«Mi divertivo tanto, il tempo scorreva veloce e la sera ero stanco morto», continua don Mazzai. Ha 31 anni e 350mila follower su Tik Tok, il social più amato dai giovanissimi. Così tanti da avergli fatto conquistare il titolo di «don Tik Tok».

La sensazione di sprecare tempo

Bimbi e adolescenti sono tutt’orecchi, nella sala civica Turri gremita. Il pubblico degli adulti pure. La curiosità è tanta: a furia di «video giocare», com’è finita? «Ho capito che stavo sprecando il mio tempo», spiega il prete, comunicatore nato oltre che studente di questa materia all’università. «Ho iniziato a sentirmi inutile, a provare la brutta sensazione di non aver fatto nulla di buono. Passare così le mie giornate non mi lasciava alcun bel ricordo, come invece accade con viaggi, esperienze, incontri».

Da L'Arena
Foto da Il timone

sabato 16 dicembre 2023

“Jesolo Sand Nativity” sulle orme di Francesco

A ottocento anni dal presepio di San Francesco a Greccio torna “Jesolo Sand Nativity”, la XXI edizione del presepe di sabbia più famoso al mondo sulle orme di Francesco D’Assisi. Dal 2002, infatti, la città di Jesolo ospita il Sand Nativity, una maestosa esposizione di sculture in sabbia realizzate dai migliori artisti provenienti da tutto il mondo. L’importanza della manifestazione e l’apprezzamento da parte del pubblico l’ha portata ad essere uno dei presepi più famosi in Italia e all’estero, tanto da essere ospitato in piazza San Pietro nel Natale 2018. Papa Francesco si emozionò e disse: “Che meraviglia!”. Quello che caratterizza la mostra artistica è la tematica che ogni anno viene conferita all’evento, che arricchisce la tradizionale rappresentazione della Natività. Dopo le edizioni dedicate alle opere di misericordia, agli Esodi nella Bibbia (con riferimento al fenomeno delle migrazioni contemporanee), e al tema della Pace, quest’anno il Sand Nativity ha scelto di celebrare gli 800 anni dal primo presepe rappresentato da San Francesco a Greccio.

Leggi da Agensir

mercoledì 13 dicembre 2023

La luce di Lucia

A Siracusa, invitato dalla Deputazione di Santa Lucia in occasione della festa della patrona, Samorì ha realizzato a olio su lastra di marmo un ritratto di Lucia per la Chiesa di Santa Lucia alla Badia, in Piazza Duomo. Questa nuova opera di Samorì presenta la stessa gestualità estatica che l’artista ha osservato nel Martirio di Santa Lucia (1579) di Deodato Guinaccia, esposto sull’altare maggiore, nella stessa chiesa. Nel focalizzarsi sul volto di Lucia, Samorì è ricorso al processo del blend, tipico dell’intelligenza artificiale, che permette di ottenere un’immagine che racchiude in sé le caratteristiche di più immagini. Nel dipinto, come in precedenti raffigurazioni della santa realizzate da Samorì, l’artista ha bucato la lastra di marmo in corrispondenza degli occhi di Lucia, e a ha successivamente inserito geodi di calcite nella cavità.

A Napoli la Deputazione della Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro lo ha invece invitato a studiare un progetto da presentare ai devoti in occasione del rito dello scioglimento del sangue del 16 dicembre, Samorì ha scelto in questo caso di esporre due quadri nella sacrestia del Duomo di Napoli. Ispirati rispettivamente a Santa Maria Egiziaca di Ribera (1641) e a San Paolo eremita di Luca Giordano (1644), le opere sono entrambe dipinte su supporto di rame. La mostra ha offerto a Samorì l’occasione di confrontarsi con il Barocco napoletano in luoghi nei quali sono stati creati dei capolavori particolarmente vicini alla sua sensibilità. «Sul piano della devozione popolare- scrive Paparoni in catalogo - Lucia e Gennaro sono tra i santi maggiormente identificati con le città in cui sono nati e che li ha assunti a patroni.

Entrambi martiri cristiani, Lucia e Gennaro sono stati vittime delle persecuzioni di Diocleziano negli stessi anni in aree geografiche non distanti, aree geografiche che condividevano e hanno continuato a condividere nei secoli tratti culturali comuni. Entrambi durante il martirio hanno resistito al fuoco ed entrambi sono stati decapitati. […] Quello di Lucia e di Gennaro è dunque un percorso parallelo, che li ha portati per oltre 1700 anni a essere ricordati con narrazioni che hanno alcuni punti di contatto e che fanno di loro figure iconiche, la cui presenza è tutt’oggi viva nella memoria collettiva. È da questo intrecciarsi di convergenze che nasce la doppia esposizione di Nicola Samorì Luce e Sangue, che vede Siracusa e Napoli idealmente legate in un abbraccio tanto virtuale quanto sentito tra le proprie comunità».

Da Avvenire

domenica 10 dicembre 2023

Il premio Nobel per la pace all'attivista iraniana Narges Mohammadi

I figli adolescenti della vincitrice iraniana del Premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, attualmente in carcere a Evin, in conferenza stampa a Oslo hanno dichiarato di temere di non incontrare mai più la loro madre, anche se hanno affermato di essere orgogliosi della sua lotta a favore dei diritti umani negati in Iran.

Mohammadi, 51 anni, sta scontando diverse condanne nel famigerato carcere Evin di Teheran con l'accusa di diffondere propaganda antigovernativa, per la sua lotta contro la pena di morte, la tortura e l'uso del velo islamico obbligatorio in Iran.
In una lettera fatta uscire di prigione e pubblicata questa settimana dall'emittente svedese SVT, Mohammadi ha affermato che continuerà a lottare per i diritti umani anche se ciò la porterà alla morte. Ma ha detto che le mancavano di più i suoi figli. (da RaiNews)

Anche l'Europa celebra la lotta per la libertà delle donne iraniane e il sacrificio di Jina Mahsa Amini, la giovane ragazza uccisa dal regime e divenuta simbolo del movimento Donna, Vita e Libertà.

E lo fa assegnando loro il premio Sacharov, la massima onorificenza dell'Eurocamera dedicata a chi lotta per i diritti umani.

Un modo per testimoniare che "il mondo ha ascoltato il vostro grido" e "il Parlamento europeo è con voi", ha detto la presidente Roberta Metsola annunciando la decisione davanti all'Aula di Strasburgo, che l'ha accolta con un applauso lungo oltre un minuto. Un modo anche, nelle parole del presidente francese Emmanuel Macron, di ricordare "con forza l'impegno dell'Europa a favore della libertà". (da Ansa)

Giornata Mondiale dei Diritti Umani, ma "c'è ancora molto da fare"


 "L'Italia aderisce con sentita partecipazione alla campagna di celebrazione promossa dall'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, nella consapevolezza che tale importante anniversario si inserisce in una congiuntura caratterizzata da violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario che offendono la coscienza delle donne e degli uomini del Pianeta".

Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella secondo il quale  "Riconoscimento" e "tutela dei valori supremi della dignità umana, iscritti nella Costituzione" sono "per la Repubblica un'esigenza irrinunciabile, ovunque e in ogni circostanza. Senza diritti umani - universali e interdipendenti - non esistono né libertà né giustizia, né pace duratura né sviluppo sostenibile". Viste le "sfide" del "nostro tempo, abbiamo il dovere di ribadire con rinnovata determinazione principi che - indipendentemente dai contesti politici, economici o culturali - rappresentano per tutti un obbligo morale e un presidio di civiltà". 

"Settantacinque anni fa, il 10 dicembre del '48, veniva firmata la Dichiarazione universale dei diritti umani". Lo ha ricordato il Papa all'Angelus sottolineando come essa sia "una via maestra sulla quale molti passi avanti sono stati fatti. Ma tanti ancora ne mancano e a volte purtroppo si torna indietro L'impegno per i diritti umani non è mai finito. A questo proposito - ha aggiunto il Papa - sono vicino a tutti coloro che, senza proclami, nella vita concreta di ogni giorno, lottano e parlano di persona per difendere i diritti di chi non conta".

Redazione ANSA

sabato 9 dicembre 2023

A '800 anni dal primo presepe, il bambino è insanguinato

Un presepe contro le guerre, gli artigiani di via San Gregorio Armeno prendono posizione contro l’ondata di violenze che sta insanguinando il mondo. Ed è proprio una Madonna ferita con il bambino sanguinante in grembo la statuetta che raffigura il messaggio del Natale 2023: la speranza di una nuova pace mondiale.

La statua della Madonna ferita alla mano destra che tiene sulle ginocchia Gesù Bambino sanguinante in più parti del corpo, e con entrambe le braccia fasciate, è stata inserita nel presepe di via San Gregorio Armeno, la celebre strada dedicata ai pastori di Napoli. (da QN)

Grazie a un’accurata analisi dei dati storici, la medievista Chiara Frugoni collega la Natività francescana al viaggio in Oriente compiuto dal Poverello pochi anni prima (1219-20) non per spirito di conquista, bensì di pace. La studiosa stessa riassume la sua tesi in poche frasi: «Giunto quasi alla fine della sua vita, malatissimo, Francesco sapeva di non poter più rivedere quelle terre lontane verso cui si era mosso con tanto entusiasmo... La greppia di Greccio spegne per Francesco il bisogno del cammino verso la Terra Santa e della sua difesa. Non c’è necessità di attraversare il mare per vibrare d’emozione né di imporre la fede, ritenuta la vera, con la violenza e con le battaglie… Greccio è divenuta una nuova Betlemme attraverso le parole trascinanti di Francesco». (da Avvenire)

Una "Marcia della pace e della fraternità" si svolgerà ad Assisi domenica 10 dicembre.
"Nella Giornata internazionale dei diritti umani, in occasione del 75/o anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani (10 dicembre 1948-2023) organizziamo assieme una nuova Marcia della pace e della fraternità per fermare le stragi.
    Riprendiamo in mano la bussola dei diritti umani!", affermano i promotori, Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace e Coalizione Assisi pace giusta.
    Il programma prevede, alle ore 10.00, un incontro "di riflessione e proposta", alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli.
    La marcia partirà alle 14.30 da Santa Maria degli Angeli e arriverà in piazza San Francesco, ad Assisi, dove si concluderà intorno alle 16.50.
    Alle 17.00 messa nella Basilica Inferiore di San Francesco.
    Nel loro appello "Fermiamo le stragi", gli organizzatori si rivolgono "a tutte le donne e gli uomini che, dentro e fuori le istituzioni, non hanno smesso di credere nell'impegno per la pace, i diritti umani e la giustizia". (Fonte Ansa)
 

 

giovedì 7 dicembre 2023

Così la "cancel culture" ci priva dell’idea di storia e di cultura

Lo spot dell’Esselunga sulla bambina che ha il sogno di riunire papà e mamma separati, al di là del can-can che ha diviso per alcuni giorni l’opinione pubblica italiana, ha rivelato una semplice incontestabile verità: la sofferenza dei figli per la separazione dei genitori. Senza criminalizzare nessuno o nessuna, ha avuto il merito di porre una questione andando oltre il politicamente corretto, contrariamente a quanto ha commentato il cantautore Roberto Vecchioni, secondo il quale una pubblicità controcorrente avrebbe dovuto mettere in scena due mamme che si sono divise.

Ma oggi è vero esattamente l’opposto: una famiglia composta da un padre e una madre con i figli, magari che decide di stare unita tutta la vita e mette al mondo due o più bambini, rappresenta un modello rivoluzionario. Questo preambolo ci è sembrato necessario per tornare sul tema della cancel culture, versione ultramoderna del politically correct, a cui sono stati dedicati ultimamente alcuni saggi usciti in Italia rilevanti a giudizio di chi scrive, come La correzione del mondo di Davide Piacenza (Einaudi) e Capitalismo woke di Carl Rhodes (Fazi). A cui si aggiunge il recentissimo Chi ha paura dei Greci e dei Romani? di Maurizio Bettini (Einaudi, pagine 172, euro 12).​

Leggi tutto l'articolo di Roberto Righetto su Avvenire

mercoledì 6 dicembre 2023

Dal disorso del papà di Giulia: tutti dobbiamo cambiare

«Carissimi tutti, abbiamo vissuto un tempo di profonda angoscia: ci ha travolto una tempesta terribile e anche adesso questa pioggia di dolore sembra non finire mai.
Ci siamo bagnati, infreddoliti, ma ringrazio le tante persone che si sono strette attorno a noi per portarci il calore del loro abbraccio. [...]

Il femminicidio è spesso il risultato di una cultura che svaluta la vita delle donne, vittime proprio di coloro che avrebbero dovuto amarle e invece sono state vessate, costrette a lunghi periodi di abusi fino a perdere completamente la loro libertà prima di perdere anche la vita. Come può accadere tutto questo? Come è potuto accadere a Giulia? Ci sono tante responsabilità, ma quella educativa ci coinvolge tutti: famiglie, scuola, società civile, mondo dell’informazione. 

Mi rivolgo per primo agli uomini, perché noi per primi dovremmo dimostrare di essere agenti di cambiamento contro la violenza di genere. Parliamo agli altri maschi che conosciamo, sfidando la cultura che tende a minimizzare la violenza da parte di uomini apparentemente normali. Dovremmo essere attivamente coinvolti, sfidando la diffusione di responsabilità, ascoltando le donne, e non girando la testa di fronte ai segnali di violenza anche i più lievi. La nostra azione personale è cruciale per rompere il ciclo e creare una cultura di responsabilità e supporto

A chi è genitore come me, parlo con il cuore: insegniamo ai nostri figli il valore del sacrificio e dell’impegno e aiutiamoli anche ad accettare le sconfitte. Creiamo nelle nostre famiglie quel clima che favorisce un dialogo sereno perché diventi possibile educare i nostri figli al rispetto della sacralità di ogni persona, ad una sessualità libera da ogni possesso e all’amore vero che cerca solo il bene dell’altro. 

Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ci connette in modi straordinari, ma spesso, purtroppo, ci isola e ci priva del contatto umano reale. È essenziale che i giovani imparino a comunicare autenticamente, a guardare negli occhi degli altri, ad aprirsi all’esperienza di chi è più anziano di loro. La mancanza di connessione umana autentica può portare a incomprensioni e a decisioni tragiche. Abbiamo bisogno di ritrovare la capacità di ascoltare e di essere ascoltati, di comunicare realmente con empatia e rispetto.

La scuola ha un ruolo fondamentale nella formazione dei nostri figli. Dobbiamo investire in programmi educativi che insegnino il rispetto reciproco, l’importanza delle relazioni sane e la capacità di gestire i conflitti in modo costruttivo per imparare ad affrontare le difficoltà senza ricorrere alla violenza. La prevenzione della violenza di genere inizia nelle famiglie, ma continua nelle aule scolastiche, e dobbiamo assicurarci che le scuole siano luoghi sicuri e inclusivi per tutti. Anche i media giocano un ruolo cruciale da svolgere in modo responsabile. 

La diffusione di notizie distorte e sensazionalistiche non solo alimenta un’atmosfera morbosa, dando spazio a sciacalli e complottisti, ma può anche contribuire a perpetuare comportamenti violenti. Chiamarsi fuori, cercare giustificazioni, difendere il patriarcato quando qualcuno ha la forza e la disperazione per chiamarlo col suo nome, trasformare le vittime in bersagli solo perché dicono qualcosa con cui magari non siamo d’accordo, non aiuta ad abbattere le barriere. Perché da questo tipo di violenza che è solo apparentemente personale e insensata si esce soltanto sentendoci tutti coinvolti. Anche quando sarebbe facile sentirsi assolti.

Alle istituzioni politiche chiedo di mettere da parte le differenze ideologiche per affrontare unitariamente il flagello della violenza di genere. Abbiamo bisogno di leggi e programmi educativi mirati a prevenire la violenza, a proteggere le vittime e a garantire che i colpevoli siano chiamati a rispondere delle loro azioni. Le forze dell’ordine devono essere dotate delle risorse necessarie per combattere attivamente questa piaga e degli strumenti per riconoscere il pericolo. 

Ma in questo momento di dolore e tristezza, dobbiamo trovare la forza di reagire, di trasformare questa tragedia in una spinta per il cambiamento. La vita di Giulia, la mia Giulia, ci è stata sottratta in modo crudele, ma la sua morte, può anzi deve essere il punto di svolta per porre fine alla terribile piaga della violenza sulle donne.

Grazie a tutti per essere qui oggi: che la memoria di Giulia ci ispiri a lavorare insieme per creare un mondo in cui nessuno debba mai temere per la propria vita. Vi voglio leggere una poesia di Gibran che credo possa dare una reale rappresentazione di come bisognerebbe imparare a vivere: 

“Il vero amore non è ne fisico ne romantico.
Il vero amore è l’accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà.
Le persone più felici non sono necessariamente coloro che hanno il meglio di tutto,
ma coloro che traggono il meglio da ciò che hanno.
La vita non è una questione di come sopravvivere alla tempesta,
ma di come danzare nella pioggia…” .
[...]
 

Gino Cecchettin è il padre di Giulia, vittima del femminicidio di Vigonovo (Ve).
Il suo intervento ai funerali della figlia

 

martedì 5 dicembre 2023

Giornata mondiale del volontariato. In Italia i volontari sono oltre 6 milioni

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Si celebra il 5 dicembre, per la 34ma volta dalla sua istituzione, la Giornata mondiale del volontariato (International Volunteer Day), nata per volontà delle Nazioni Unite nel 1985 col fine dichiarato di riconoscere il lavoro di chi opera nel settore. Titolo del 2019 è Volontariato per un futuro inclusivo, quanto mai appropriato per l'Italia se si pensa agli attacchi, spesso durissimi, cui quotidianamente è sottoposto il volontariato. La scelta è legata al decimo dei 17 obiettivi fissati dall’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile: “Ridurre le disuguaglianze all’interno e fra le nazioni”. Perché, come ha scritto lo United Nations Volunteers, agenzia che per l'Onu si occupa dell'organizzazione della manifestazione globale, “il volontariato fornisce alle persone, in particolare a quelle più frequentemente escluse, opportunità che hanno impatto concreto sulle loro vite e svolge un ruolo costruttivo nelle comunità attraverso la messa a disposizione gratuita di tempo e capacità”.

Sostenere il Terzo Settore diventa quindi motore necessario per spingere il mondo nella direzione dell'equità. E, malgrado sovranismi e affini, in Italia la macchina della solidarietà, che nel mondo conta su oltre un miliardo di persone, spinge sull'acceleratore in maniera importante. Secondo le ultime rilevazioni ufficiali dell'Istat, sono oltre 6 milioni e mezzo gli italiani impegnati a vario titolo nel circuito del volontariato (il 12% dell'intera popolazione nazionale). Un settore che contribuisce, e non poco, anche a tirar su la depressa curva occupazionale del presente italiano se è vero, come è vero, che occupa 844mila 775 persone.
A livello di produzione economica, parliamo, spalmato su un totale di 350mila istituzioni no profit, di un fatturato che si aggira intorno ai 64 miliardi. Fatturato che, se da un lato viene messo a rischio dai continui tagli a livello centrale, dall'altro viene accresciuto dai cittadini attraverso un 5X1000 in costante progressione: nel 2018 sono stati devoluti alle associazioni no profit 509 milioni di euro.

Italiani "sonnambuli ed ansiosi" secondo il Censis

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I sonnambuli: ciechi dinanzi ai presagi. Alcuni processi economici e sociali largamente prevedibili nei loro effetti sembrano rimossi dall’agenda collettiva del Paese, o sono comunque sottovalutati. Benché il loro impatto sarà dirompente per la tenuta del sistema, l’insipienza di fronte ai cupi presagi si traduce in una colpevole irresolutezza. La società italiana sembra affetta da sonnambulismo, precipitata in un sonno profondo del calcolo raziocinante che servirebbe per affrontare dinamiche strutturali dagli esiti funesti. Nel 2050 l’Italia avrà perso complessivamente 4,5 milioni di residenti (come se le due più grandi città, Roma e Milano insieme, scomparissero). La flessione demografica sarà il risultato di una diminuzione di 9,1 milioni di persone con meno di 65 anni (in particolare, -3,7 milioni con meno di 35 anni) e di un contestuale aumento di 4,6 milioni di persone con 65 anni e oltre (in particolare, +1,6 milioni con 85 anni e oltre). Si stimano quasi 8 milioni di persone in età attiva in meno nel 2050: una scarsità di lavoratori che avrà un impatto inevitabile sul sistema produttivo e sulla nostra capacità di generare valore. Ma il sonnambulismo non è imputabile solo alle classi dirigenti: è un fenomeno diffuso nella «maggioranza silenziosa» degli italiani. Resi più fragili dal disarmo identitario e politico, al punto che il 56,0% (il 61,4% tra i giovani) è convinto di contare poco nella società. Feriti da un profondo senso di impotenza, se il 60,8% (il 65,3% tra i giovani) prova una grande insicurezza a causa dei tanti rischi inattesi. Delusi dalla globalizzazione, che per il 69,3% ha portato all’Italia più danni che benefici. E rassegnati, se l’80,1% (l’84,1% tra i giovani) è convinto che l’Italia sia irrimediabilmente in declino.

Leggi tutto da Censis

lunedì 4 dicembre 2023

Felice per il meritato successo di Paola Cortellesi

Girato con uno splendido bianco e nero, il film “C’è ancora domani” si muove su un binario neorealista, ricorrendo qua e là a suggestioni brillanti e raccordi musicali (con sequenze quasi da musical). Uno sguardo incisivo e acuto sulla società italiana nell’immediato dopoguerra, erosa da povertà, macerie (anche morali) e da un ingombrante maschilismo che non lasciava spazio alle donne, sia umili che borghesi. Con il personaggio di Delia la Cortellesi sembra recuperare quello di Antonietta interpretata da Sophia Loren in “Una giornata particolare” (1977): una donna schiacciata da un marito, da una famiglia, abituati a sottometterla, a trattarla come irrilevante o invisibile. Il film di Scola era ambientato al tempo del fascismo, quello della Cortellesi sulle macerie, in un Paese in cerca di una nuova identità, ma la condizione della donna non sembra affatto diversa. A ben vedere, in “Una giornata particolare” Antonietta provava a cambiare ma poi rimaneva imbrigliata nella sua prigione domestica, la Delia di “C’è ancora domani” fa di tutto per garantire a se stessa e alla figlia Marcella – simbolo dell’Italia di domani, delle nuove generazioni – un orizzonte di possibilità e di libertà. “C’è ancora domani” è un esordio alla regia riuscito, splendido e commovente. Un’opera stratificata, dolente ma anche illuminata dalla leggerezza della risata. La Cortellesi rimane fedele ai suoi codici interpretativi di matrice sociale, al suo desiderio di raccontare figure di donne che rompono barriere e tabù. Il copione gira sicuro e agile, forte anche di personaggi e interpretazioni efficaci; a imprimere ulteriore pathos e compattezza le musiche di Lele Marchitelli e brani noti come “La sera dei miracoli” di Lucio Dalla e “A bocca chiusa” di Daniele Silvestri.

Da CRVF

domenica 3 dicembre 2023

3 dicembre 2023, Giornata internazionale delle persone con disabilità

 

Si celebra il 3 dicembre di ogni anno la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 per promuovere la consapevolezza e la comprensione delle questioni legate alle persone con disabilità e per mobilitare il supporto per la loro dignità, i loro diritti e il loro benessere.

L’obiettivo principale della giornata è sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di inclusione e accessibilità per le persone con disabilità in tutti gli aspetti della vita sociale, economica, politica e culturale. La giornata offre anche l’opportunità di celebrare i successi e i contributi delle persone con disabilità nella società e l’occasione per riflettere sulla necessità di una società più inclusiva e per sostenere azioni concrete volte a migliorare la vita delle persone con disabilità.

Un miliardo i disabili al mondo

Più di un miliardo al mondo (su 8 miliardi di persone), ossia circa il 15% della popolazione mondiale, vive con qualche forma di disabilità e l’80% vive nei paesi in via di sviluppo.

In Italia, le persone che, a causa di problemi di salute, soffrono di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali sono circa 3 milioni e 100 mila, il 5,2% della popolazione. Gli anziani sono i più colpiti: quasi 1 milione e mezzo di ultrasettantacinquenni si trovano in condizione di disabilità e 990.000 di essi sono donne. Ne segue che le persone con limitazioni gravi hanno un’età media molto più elevata di quella del resto della popolazione: 67,5 contro 39,3 anni.

Il 26,9% di queste vive sola, il 26,2% con il coniuge, il 17,3% con il coniuge e i figli, il 7,4% con i figli e senza coniuge, circa il 10% con uno o entrambi i genitori, il restante 12% circa vive in altre tipologie di nucleo familiare. Le persone con disabilità che vivono con genitori anziani sono particolarmente vulnerabili, poiché rischiano di vivere molti anni da sole, senza supporto familiare; questo rischio è, peraltro piuttosto diffuso perché un numero elevato di disabili sopravvive a tutti i componenti della famiglia (genitori e fratelli), anche prima di raggiungere i 65 anni.

Da Adkronos

sabato 2 dicembre 2023

No ai nazionalismi, serve una conversione ecologica multilaterale

La via d’uscita alla crisi climatica è “la via dell’insieme, il multilateralismo”. Ne è convinto il Papa, che nel discorso preparato per la Cop28 di Dubai e letto dal cardinale segretario di Stato, Pietro ParoIin, fa notare che “il mondo sta diventando così multipolare e allo stesso tempo così complesso che è necessario un quadro diverso per una cooperazione efficace”: “Non basta pensare agli equilibri di potere. Si tratta di stabilire regole universali ed efficienti”, la proposta sulla scorta della Laudate Deum. “È preoccupante che il riscaldamento del pianeta si accompagni a un generale raffreddamento del multilateralismo, a una crescente sfiducia nella comunità internazionale, a una perdita della comune coscienza di essere una famiglia di nazioni”, il grido d’allarme del Papa, che cita il discorso di Giovanni Paolo II all’Onu del 1995: “È essenziale ricostruire la fiducia, fondamento del multilateralismo. Ciò vale per la cura del creato così come per la pace: sono le tematiche più urgenti e sono collegate”.

La Laudato si’ è chiara al riguardo:

«La cura per la natura è parte di uno stile di vita che implica capacità di vivere insieme e di comunione. Gesù ci ha ricordato che abbiamo Dio come nostro Padre comune e che questo ci rende fratelli. L’amore fraterno può solo essere gratuito, non può mai essere un compenso per ciò che un altro realizza, né un anticipo per quanto speriamo che faccia. Per questo è possibile amare i nemici. Questa stessa gratuità ci porta ad amare e accettare il vento, il sole o le nubi, benché non si sottomettano al nostro controllo. Per questo possiamo parlare di una fraternità universale». (LS 228).

Relazioni “giuste”, in grado cioè di generare vita, saranno quelle che innanzitutto cambiano il paradigma economico-finanziario talmente insostenibile e ingiusto da portare Papa Francesco a definirlo «un economia che uccide» (Evangelii gaudium, 53). Per limitare e fermare i cambiamenti climatici, l’inquinamento, la devastazione degli ecosistemi e la perdita di biodiversità, abbiamo bisogno di un modello di sviluppo ed economico-finanziario diverso.

 

Inizia l'avvento: tra attenzione e attesa!

 Una bella riflessione su due parole difficili nella nostra epoca di distrazione e impazienza.



venerdì 1 dicembre 2023

Le comunità religiose, palestre di socialità

I migranti sono un vettore di cambiamento sociale e culturale delle società che, volenti o nolenti, li accolgono. Non cambiano gli aspetti fondamentali, come la lingua, il calendario, l’architettura istituzionale, le norme costituzionali, ma si sviluppano fenomeni inediti, talvolta inattesi, soprattutto in ambito urbano. L’esempio di Londra è particolarmente significativo: un tempo era la città più secolarizzata del Regno Unito, mentre oggi è la più religiosa, punteggiata di chiese, sale di preghiera, moschee, templi, soprattutto nelle sue vaste periferie popolari. Il pluralismo religioso è uno dei principali apporti socioculturali dell’immigrazione, e in un Paese quasi monoreligioso come il nostro questo è un aspetto particolarmente rilevante.

Valutare le dimensioni della presenza di religioni minoritarie non è agevole, giacché si tratta di entrare nell’ambito delle convinzioni personali e delle pratiche religiose effettive. Si può fare una stima per l’Italia sulla base dei Paesi di provenienza dei migranti, da cui si delinea una mappa in cui spiccano nell’ordine i musulmani (1.700.000), i cristiani ortodossi (1.500.000), i protestanti di varie denominazioni (oltre 200mila), gli induisti (160mila), i buddhisti (120mila), i sikh (90mila) (IDOS 2020). A questi vanno aggiunti circa 900mila immigrati cattolici, che occupano una posizione per vari aspetti intermedia tra la tradizione religiosa storicamente prevalente nel nostro Paese e i nuovi culti introdotti dagli immigrati. Una ricerca appena pubblicata (Ambrosini, Molli e Naso 2022), promossa dal Centro studi Confronti e dalla Fondazione Lelio e Lisli Basso, approfondisce questo composito panorama con riferimento alla Lombardia, la regione che accoglie il maggior numero d’immigrati e di comunità religiose di origine straniera. Ne riprendiamo qui alcuni spunti.

Da Aggiornamenti sociali

giovedì 30 novembre 2023

Cinque domande che agitano la Chiesa

https://www.ibs.it/images/9788892243064_0_536_0_75.jpgDieci anni di pontificato di Papa Francesco hanno proiettato la Chiesa in avanti, in uscita verso le periferie geografiche ed esistenziali, un ospedale da campo pronto ad accogliere le domande di tutti. Ma le risposte agitano la comunità cristiana e i vertici delle istituzioni. 

Questo volume si misura con cinque interrogativi urgenti che toccano sia chi nella Chiesa vive e alla vita della Chiesa collabora, sia chi ancora preferisce sostare sul margine, magari a causa di un’incomprensione antica e mai sanata: 

1. A dispetto delle buone intenzioni, la Chiesa parla solo ad alcuni e non a tutti? 

2. In Europa e Nord America la pratica religiosa cala vistosamente, mentre in America Latina e Africa è insidiata dalle nuove Chiese pentecostali. Chi si fa carico di questa emergenza? 

3. L’apertura ai laici e alle donne è reale o solo di facciata? 

4. L’inizio e la fine della vita, la cura della vecchiaia, le nuove frontiere della medicina, la questione del gender: la Chiesa è in grado di rispondere ai nuovi interrogativi posti dal progresso e dalla scienza? 

5. Che fine faranno le riforme intraprese da Papa Francesco? 

Sono domande che ipotecano il futuro della Chiesa. Il silenzio sarebbe la risposta peggiore. 

Ed. San Paolo

sabato 25 novembre 2023

Violenza sulle donne, Mattarella: «Una sconfitta per tutta la società»

venerdì 24 novembre 2023

Un pensiero di Vito Mancuso sull'uso della forza dell'uomo sulle donne

L’altra sera, invitato da mia figlia, ho partecipato con lei e il suo ragazzo alla manifestazione contro la violenza sulle donne organizzata a Bologna da “Non Una di Meno”. C’erano diverse migliaia di persone, per lo più giovani, in maggioranza donne, ma anche noi uomini non eravamo pochi, ho persino intravisto alcuni signori definibili, come me, “di una certa età”.
Al di sopra dei tintinnii di chiavi svettavano gli slogan, gridati con forza e passione dalle giovani donne. Il più ripetuto era il seguente: “Lo stupratore / non è malato, / è figlio sano / del patriarcato” …
Il patriarcato. Mentre sentivo ripetere centinaia di volte questa parola, per tutti in quella piazza il nemico numero uno, non potevo fare a meno di pensare alla nostra civiltà. Tutto sbagliato? Anche il termine “patria”? E che dire poi della nostra religione? “Padre nostro che sei nei cieli”. “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. “Papa” significa padre, e a Venezia e in altre antiche città il capo della chiesa si chiama “patriarca”. 
Se poi si apre la Bibbia è un vero e proprio imperversare del patriarcato, a partire ovviamente dai patriarchi biblici Abramo, Isacco, Giacobbe...[...]
Non che nelle altre religioni le cose siano molto diverse, visto che l’invocazione alla divinità sotto il nome di Padre è un fenomeno primordiale, riscontrabile pressoché ovunque [...]
Ma qual è la lezione da trarre dalla prevalenza del patriarcato in tutte le importanti civiltà del pianeta? La risposta, a mio avviso, è la seguente: l’adorazione della forza. Il patriarcato cioè rimanda, ben più che al maschilismo, al prevalere universale della forza. In quanto fisicamente più forte, il maschio è il sommo sacerdote di questa primitiva struttura archetipica la cui logica fondamentale è la forza.
Se un maschio alza le mani contro una donna lo fa perché vuole che lei gli sia sottomessa, e probabilmente cerca di riscattare così i casi in cui a essere sottomesso deve essere lui, nell'ambito lavorativo, o tra gli amici o in altre cento situazioni.



martedì 21 novembre 2023

Un minuto per Giulia


Un minuto di silenzio, un minuto di rumore...

Oggi la scuola si è fermata a riflettere su una morte che ha colpito tutti.
La vittima 105 di quest'anno, e in poco tempo già si sono aggiunte altre due donne a questo triste elenco.
Però questa morte non è stata come tutte le altre. Ha toccato il cuore di tutti, e non solo in Veneto, tanto da spingere i politici a pensare di introdurre una nuova materia a scuola: educazione all'affettività, educazione alle relazioni, educazione al rispetto di genere.

Eppure qualcuno oggi, durante il minuto di silenzio ha riso, qualcuno ha compiuto atti goliardici o si è prodigato in messaggi di cattivo gusto sui social e sui giornali, manifestando una immaturità palese, una incapacità di tematizzare o di argomentare di fronte ad un fatto così tragico che mette a nudo le nostre fragilità e mancanze.

Davvero viviamo ancora in una società patriarcale? È questo il problema? O non piuttosto che siamo in una fase di transizione in cui uomini e donne devono trovare un nuovo modo di convivere, di gestire i conflitti, di accettare la frustrazione di una relazione che finisce, di comprendere i propri errori e impegnarsi per cambiare i propri atteggiamenti e le proprie aspettative.

Nessuno può controllare gli spostamenti di un'altra persona, nè decidere se altri possano fare un viaggio, uscire con qualcuno, fissare i propri obiettivi (il momento della propria laurea). Questo in nessun modo è amore e non è una relazione. Questo deve essere chiaro per genitori, figli, per maschi e femmine. 

Nessuno è autorizzato ad usare violenza fisica o verbale, nessuno può squalificare l'altro allo scopo di umiliarlo e controllarlo, nessuno può stordire una persona con alcol o droghe per abusare di lei, o approfittare di qualcuno che è in stato di debolezza per giustificare comportamenti abusivi.

Perchè è tanto difficile capire questo?
Facciamo un momento di silenzio per sradicare dalla nostra vita tutti questi pensieri e comportamenti storti. Nessuno di noi ha un diritto sulla vita degli altri.
Se una relazione non ha futuro, trova la forza di trovare un'altra strada; non dimostrare la tua inconsistenza distruggendo il futuro degli altri.

lunedì 20 novembre 2023

L’1% più ricco del pianeta emette CO2 quanto 5 miliardi di persone

Le persone, le aziende e i paesi più ricchi e potenti stanno distruggendo il mondo con il loro enorme carico di emissioni di CO2, mentre le persone che vivono in povertà continuano a sperimentare sulla propria pelle gli effetti devastanti della crisi climatica.

Così potremmo sintetizzare i risultati dell’ultima analisi condotta dall’ong Oxfam e dallo Stockholm environment institute (Sei), diffuso a ridosso dell’inizio della prossima Cop28 a Dubai. In realtà non c’è bisogno di sintesi, dato che i numeri parlano da soli: nel 2019, l’1 per cento più ricco, in termini di reddito, della popolazione mondiale è stato responsabile di una quota di emissioni di CO2 pari a quella prodotta da 5 miliardi di persone, ossia il 66 per cento della popolazione globale, due terzi dell’umanità. È un livello di disuguaglianza incredibile e mai raggiunto prima.

Questo significa che ogni anno, le emissioni dei super-ricchi annullano gli sforzi equivalenti all’impiego di quasi un milione di turbine eoliche per ridurre le emissioni di CO2. Nel 2030, le emissioni di CO2 dell’1 per cento più ricco saranno addirittura 22 volte superiori rispetto a quanto previsto dall’Accordo di Parigi di contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi.

Leggi su Lifegate

domenica 19 novembre 2023

Cristiani e buddisti, sette azioni condivise per guarire un'umanità e una terra ferite

In un momento in cui sia la famiglia umana che laterra vivono le conseguenze, sia positive che negative, delle sfide globali e del rapido cambiamento in atto, non si deve “cedere alla disperazione”, poiché “in mezzo alle nubi scure, coloro che sono profondamente radicati nelle rispettive tradizioni religiose e disposti a lavorare insieme a tutti possano portare un raggio di speranza a un'umanità disperata”. È l’indicazione contenuta nella Dichiarazione finale pubblicata al termine del VII Colloquio buddista-cristiano, tenutosi a Bangkok, in Thailandia, dal 13 al 16 novembre, organizzato dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso assieme a diverse università e istituzioni buddiste thailandesi e alla conferenza episcopale del Paese e al quale hanno preso parte circa centocinquanta buddisti e cristiani provenienti da Cambogia, Hong Kong, India, Giappone, Malesia, Mongolia, Myanmar, Singapore, Sri Lanka, Corea del Sud, Thailandia, Taiwan, Regno Unito e Santa Sede, oltre a un rappresentante della Federazione delle Conferenze episcopali dell'Asia.

Karuṇā e Agape
Karuṇā e Agape in dialogo per la guarigione di una umanità e di una terra ferite, questo il titolo del Colloquio, laddove per Karuṇā si intende compassione. 

sabato 18 novembre 2023

Il 19 novembre la settima edizione della Giornata Mondiale dei Poveri

Viviamo un momento storico che non favorisce l’attenzione verso i più poveri. Il volume del richiamo al benessere si alza sempre di più, mentre si mette il silenziatore alle voci di chi vive nella povertà. Si tende a trascurare tutto ciò che non rientra nei modelli di vita destinati soprattutto alle generazioni più giovani, che sono le più fragili davanti al cambiamento culturale in corso. Si mette tra parentesi ciò che è spiacevole e provoca sofferenza, mentre si esaltano le qualità fisiche come se fossero la meta principale da raggiungere. La realtà virtuale prende il sopravvento sulla vita reale e avviene sempre più facilmente che si confondano i due mondi. I poveri diventano immagini che possono commuovere per qualche istante, ma quando si incontrano in carne e ossa per la strada allora subentrano il fastidio e l’emarginazione. La fretta, quotidiana compagna di vita, impedisce di fermarsi, di soccorrere e prendersi cura dell’altro. La parabola del buon samaritano (cfr Lc 10,25-37) non è un racconto del passato, interpella il presente di ognuno di noi. 

Nel 60° anniversario dell’Enciclica Pacem in terris, è urgente riprendere le parole di Papa Giovanni XXIII quando scriveva: «Ogni essere umano ha il diritto all’esistenza, all’integrità fisica, ai mezzi indispensabili e sufficienti per un dignitoso tenore di vita, specialmente per quanto riguarda l’alimentazione, il vestiario, l’abitazione, il riposo, le cure mediche, i servizi sociali necessari; e ha quindi il diritto alla sicurezza in caso di malattia, di invalidità, di vedovanza, di vecchiaia, di disoccupazione, e in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà» (n. 6).

domenica 12 novembre 2023

Festa della luce

Diwali 2023: Il Diwali, noto anche come Dewali, Divali o Deepavali, è una festa socio-culturale. Il termine deriva dalle parole sanscrite dīpa, "lampada, luce, lanterna, candela, ciò che brilla, risplende, illumina o conosce" e āvali, "fila, intervallo, linea continua, serie". È collegata a vari eventi religiosi, divinità e personaggi, ma è popolarmente celebrata come il ritorno di Rama al suo regno di Ayodhya dopo 14 anni di esilio. È anche ampiamente associato a Lakshmi, la dea della prosperità e a Ganesha, il dio della saggezza e della rimozione degli ostacoli.

Il Diwali, la festa di cinque giorni nata nel subcontinente indiano, è conosciuta come Jain Diwali, Bandi Chhor Diwas, Tihar, Sowanti, Sohrai, Bandna ecc. in diversi Paesi e religioni. Tuttavia, il significato della celebrazione è simile a prescindere dai nomi: "vittoria della luce sulle tenebre, del bene sul male e della conoscenza sull'ignoranza".

Secondo il calendario antico, il Diwali si celebra ogni anno il giorno Amavasya o il quindicesimo giorno del mese di Kartik. Quest'anno la festa delle luci cade domenica 12 novembre 2023.

giovedì 9 novembre 2023

Tempio Haeinsa a Daegu

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante il suo viaggio di Stato in Corea del Sud, ha visitato il Tempio Haeinsa a Daegu, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
Uno dei tre templi-gioiello buddisti del Paese, situato all’interno delle foreste del Parco Nazionale Gayasan, ospita il Tripitaka Koreana, una delle raccolte più complete al mondo di testi buddisti e un tesoro nazionale coreano. Il presidente ha ammirato la preziosa collezione di oltre 81mila tavolette in legno con le scritture buddhiste.
Sono più pericolose le lontananze politiche rispetto a quelle geografiche: “I nostri due paesi sono distanti ma le distanze, in questo mondo sempre più piccolo perché sempre più interconnesso, sono quasi un dettaglio. Sono molto maggiori e pericolose le distanze politiche e culturali, le contrapposizioni. Tra Italia e Corea non c’è questo problema, c’è una condizione di reciproca apertura, di dialogo e di collaborazione che è fondamentale nel nostro procedere insieme”.

Il messaggio del Papa contro la violenza sulle donne

“Ringrazio i promotori dell’iniziativa “Un’onda lunga contro la violenza maschile sulle donne”, che permette di riflettere su un tema di grande attualità. Infatti, la violenza sulle donne è una velenosa gramigna che affligge la nostra società e che va eliminata dalle radici. E queste radici sono culturali e mentali, crescono nel terreno del pregiudizio, del possesso, dell’ingiustizia”. Si apre così il messaggio di Papa Francesco, andato in onda nel Gr1 delle 8.00, in occasione della giornata dedicata da Radio 1 alla lotta contro la violenza sulle donne, in associazione con il centro antiviolenza/casa di accoglienza Cadmi di Milano, il primo a operare in Italia fin dal 1986.
“In troppi luoghi e troppe situazioni – prosegue Papa Francesco - le donne sono messe in secondo piano, sono considerate “inferiori”, come oggetti: e se una persona è ridotta a una cosa, allora non ne se ne vede più la dignità, la si considera solo una proprietà di cui si può disporre in tutto, fino addirittura a sopprimerla.

sabato 28 ottobre 2023

Un'installazione per ricordare di "Non uccidere"


Non uccidere, come il quinto comandamento.
Non uccidere come il principio della società civile.
Non uccidere, che vuol dire anche "salvare" il prossimo.

È con una grande installazione commissionata ai Maestri Emilio Isgrò e Mario Botta e inaugurata alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che il Maxxi- Museo nazionale della arti del XXI secolo celebra i 75 anni dall'emanazione della Costituzione italiana.
Un progetto imponente, composto da un monumentale bassorilievo in pietra del Sinai di Mario Isgrò articolato, in undici elementi, e da una spettacolare architettura in cedro del Libano progettata dall'architetto Mario Botta e collocata nella grande piazza del Museo, per riflettere sul tema dei princìpi di convivenza sociale alla base di tutte le carte costituzionali. 

Da Ansa

giovedì 26 ottobre 2023

Uno sciopero per l'uguaglianza

 

Martedì 24 ottobre l’Islanda si è bloccata per un imponente sciopero, che ha coinvolto tutte le categorie di lavoratori, anzi, di lavoratrici. Si sono fermate decine di migliaia di donne, insieme alle persone cosiddette “non binarie”, per chiedere di migliorare la condizione salariale e sociale femminile, e la Prima Ministra Katrín Jakobsdóttir si è unita alle proteste. Non si sono fermate solo sul posto di lavoro, ma hanno lasciato agli uomini anche tutto l’impegno domestico che ricade sulle loro spalle e che tendiamo a dare troppo per scontato. Un po’ come accadde nell’ormai lontano 1975, quando la quasi totalità delle donne si astenne dalle attività lavorative e casalinghe: «quello sciopero, noto come Kvennafrídagurinn, “il giorno libero delle donne”, è considerato un momento fondamentale per i progressi fatti dall’Islanda sulla parità di genere». Da quel momento, infatti, il paese è diventato un faro in Europa e nel mondo da questo punto di vista, tanto che il World Economic Forum (ci spiega Il Foglio) lo colloca al primo posto della classifica che misura la parità di genere nel mondo, nonostante tutto. Fu l’Islanda, nel 2010, ad eleggere la prima premier al mondo dichiaratamente omosessuale, Johanna Sigurdardottir, dopo mesi di proteste contro una violenta crisi economica, secondo lei determinata da un «eccesso di testosterone». Lei si pose come alternativa, dichiarando che «c’è un modo femminile di stare sul mercato come nella politica, lontano dalle avventure».

Se si considera l'economia nel suo complesso, in Europa le lavoratrici guadagnano il 12,7% in meno ai lavoratori. Questo è un dato che varia sensibilmente all'interno dei paesi dell'unione. I valori più alti si registrano in Estonia (20,5%), Austria (18,8%) e Germania (17,6%). I più bassi in Slovenia (3,8%), Romania (3,6%) e Lussemburgo (-0,2%). In questo scenario, l'Italia si colloca al quintultimo posto con un valore del 5%, circa 8 punti percentuali in meno rispetto alla media dell'Europa.

mercoledì 25 ottobre 2023

Preghiera per la pace in Terra Santa

In occasione della Giornata di preghiera indetta da Papa Francesco il 27 ottobre, la Comunità di Sant'Egidio promuove a Vicenza, nella Chiesa di San Lorenzo, una preghiera per la pace in Terra Santa, in cui affidare al Signore la nostra implorazione perché cessi la guerra e la violenza e si apra un percorso di riconciliazione e di pace.

martedì 24 ottobre 2023

Suicidio assistito o malati assistiti?

Sul tema del suicidio assistito, i Vescovi e la Commissione regionale per la Pastorale della Salute della Conferenza Episcopale Triveneto hanno sottoscritto una nota congiunta resa nota oggi, martedì 24 ottobre. “Il suicidio assistito, come ogni forma di eutanasia, si rivela – si legge nel documento – una scorciatoia: il malato è indotto a percepirsi come un peso a causa della sua malattia e la collettività finisce per giustificare il disinvestimento e il disimpegno nell’accompagnare il malato terminale. Primo compito della comunità civile e del sistema sanitario è assistere e curare, non anticipare la morte. La deriva a cui ci si espone, in un contesto fortemente tecnologizzato, è dimenticarsi che lo sforzo terapeutico non può avere come unico obiettivo il superamento della malattia quanto, piuttosto, il prendersi cura della persona malata”: 

Nel testo vengono esplicitati interrogativi che accomunano tutti – credenti e non credenti – di fronte al mistero della vita, del dolore, della sofferenza e della fase terminale dell’esistenza fisica. E sono citate anche altre questioni di preminente attualità – dalla guerra al dramma delle migrazioni, dalle morti sul lavoro ai femminicidi – che sollecitano cura e attenzione per la vita dell’uomo in ogni sua fase.

La vulnerabilità emerge come una cifra insita nell’essere umano e, in una logica di ecologia integrale, in ogni essere vivente. La persona si legge come “essere del bisogno”: un bisogno che si concretizza nel pianto del neonato, nella fragilità dell’adolescente, nello smarrimento dell’adulto, nella solitudine dell’anziano, nella sofferenza del malato, nell’ultimo respiro di chi muore. Tale cifra attraversa ogni fase dell’esistenza umana”. Per questo “è essenziale porre l’accento sul tema della dignità della persona malata e sul dovere inderogabile di cura che grava su ogni persona ed in particolare su chi opera nel settore socio-sanitario chiamando in causa l’etica, la scienza medica e la deontologia professionale.

Da Diocesi di Trento
Leggi il documento integrale

sabato 21 ottobre 2023

Nick Vujicic fonda una banca Prolife

«Sono stato espulso da una banca, mi hanno congelato le carte di credito senza preavviso. Poi mi hanno mandato una lettera in cui dicevano che come cliente ero stato valutato e non volevano avere niente a che fare con me». Così Nick Vujicic in una intervista del 2021 su EpochTV. Dopo essere caduto anche lui nella tela del debanking, ovvero l’impossibilità di accedere al conto corrente a causa del proprio orientamento ideologico (nel suo caso è bastato l’aver sostenuto la causa pro vita), Vujicic, nel 2018, ha iniziato a esplorare l’idea di far nascere una banca. Se è vero che ciò che una volta era prerogativa delle dittature ora è appannaggio anche delle democrazie, ancora a nessuno era venuto in mente di rispondere all’offensiva illiberale finanziaria con un’operazione tanto forte e azzardata. Non è un caso che l’idea di un Istituto di credito tutto nuovo, libero e di matrice cristiana sia venuto in mente proprio a Nick Vujicic.
«GRATO DI AVERE UNO SCOPO»

Australiano, classe 1982, nato senza braccia e gambe a causa di una rara malattia genetica, con i suoi incontri pubblici Vujicic è riuscito a motivare milioni di persone in tutto il mondo. La partecipazione al cortometraggio Il circo della farfalla gli valsero un premio come miglior attore e l’aumento esponenziale della sua notorietà. Tenacia e riconoscenza sono i due pilastri che gli hanno permesso una vita assolutamente piena (è sposato e ha quattro figli). «Spesso», racconta Vujicic nelle sue testimonianze, «le persone mi chiedono come riesco a essere felice nonostante non abbia né braccia né gambe. La risposta rapida è che ho una scelta. Posso essere arrabbiato per non avere arti, oppure posso essere grato di avere uno scopo. Ho scelto la gratitudine». E l’ultimo scopo del predicatore evangelico sembra essere proprio quello di liberare la finanza dall’occhio del Grande Fratello e finanziare progetti cristiani con l’ausilio dei correntisti che accetteranno la sfida. La notizia di questi giorni è che dopo quattro anni di pianificazione, ProlifeBank (questo il nome della banca) aprirà nella primavera del 2024. Pur avendo una sede a Dallas, in Texas, sarà una banca online. «Ciò significa», si legge nel sito della banca, «che ovunque tu sia nella nazione, puoi far parte di ProLifeBank!».

Leggi da Il timone

giovedì 19 ottobre 2023

A 100 ANNI DA DON LORENZO MILANI

Giovedì 19 ottobre dalle 17 alle 19 l’istituto Einaudi di Bassano ospiterà un evento che ha la finalità di commemorare la memoria e l’eredità di don Lorenzo Milani e la sua innovativa didattica, rivoluzionaria per i suoi tempi. Una didattica centrata sull’amore che lui nutriva per i suoi ragazzi, improntata al motto I CARE “mi stai a cuore”. Oggi la realtà di don Milani, nato cento anni fa, sembra confinata nel mito. Ci può ancora dire qualcosa? L’incontro cercherà di rispondere a questa domanda, intrecciando il passato di don Milani con il futuro delle nostre scuole sempre più digitalizzate e informatizzate: sanno ancora educare?
L’incontro è organizzato dall’ufficio diocesano per la scuola con la collaborazione dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici e dell’Istituto Einaudi. L’invito è aperto a tutti gli insegnanti e vedrà la presenza del vescovo Giuliano.

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mercoledì 18 ottobre 2023

Leopardi rivive nella rete

Tutti i manoscritti di Giacomo Leopardi sono online. Dai "Canti" allo "Zibaldone", passando per le opere in prosa, i discorsi, i saggi, le prefazioni, ma anche i volgarizzamenti e le traduzioni, persino i frammenti, gli abbozzi, le tracce autobiografiche, gli elenchi di letture, i disegni letterari e infine l'epistolario: tutto il corpus autografo del poeta, scrittore e filosofo di Recanati è stato digitalizzato e pubblicato sul web. Studiosi, studenti e semplici appassionati e perché no, anche curiosi possono accedere al laboratorio della scrittura di Leopardi, tra versioni diverse, cancellazioni, correzioni.
Si tratta dell'inestimabile patrimonio del fondo Fondo "Carte Leopardi" della Biblioteca Nazionale 'Vittorio Emanuele III' di Napoli, di cui l'istituzione partenopea ha concluso in questi giorni il lavoro di digitalizzazione, riversamento e pubblicazione. Sono state prodotte 15.202 immagini tra opere rilegate e carte sciolte: un'operazione complessa effettuata con la collaborazione della società Inarte ed in parte sostenuta dal finanziamento dell'8 per mille.

lunedì 16 ottobre 2023

Canberra: il no vince al referendum ma non nelle comunità aborigene

https://www.lospecialegiornale.it/wp-content/uploads/2023/09/australia_indigeni_marcia_afp.jpeg 

L’Australia ha respinto a stragrande maggioranza il progetto proposto dal governo di dare più voce agli aborigeni australiani: al referendum che si è tenuto sabato 14 ottobre, tutti e sei gli Stati del Paese hanno fatto prevalere il “no” con percentuali dal 60% al 40%, dopo una campagna molto tesa e dibattuta.

La proposta prevedeva la modifica della Costituzione per fare in modo che anche gli indigeni fossero citati nel documento. Ma, più importante, prevedeva anche la creazione di un organo consultivo che avrebbe dovuto chiamarsi “The Voice”, la cui istituzione era stata avanzata per la prima volta nel 2017 dall’Uluru Statement from the Heart, un documento firmato dai leader indigeni che definiva una tabella di marcia per la riconciliazione con il governo australiano.

Gli aborigeni e gli abitanti delle isole dello Stretto di Torres - il 3,8% di una popolazione di 26 milioni - abitano l'Australia da almeno 65mila anni ma, oltre a non essere menzionati nella Costituzione, rappresentano le fasce più svantaggiate della nazione. La città di Alice Springs, che sorge ai margini dell’entroterra desertico australiano all'interno del Terriorio del Nord, all’inizio dell’anno era stata al centro di una campagna mediatica a causa dell’aumento della criminalità, della violenza e del consumo di alcol tra le popolazioni indigene, una conseguenza, secondo diversi politici e attivisti locali, di decenni di “abbandono cronico e sistemico” di coloro che risiedono nelle aree marginalizzate.

Leggi da AsiaNews

domenica 15 ottobre 2023

La pace è un bene estremamente prezioso quanto fragile

Martedì 17 ottobre 2023 giornata di preghiera e digiuno per la pace

La pace è un bene estremamente prezioso quanto fragile, del cui valore non sempre siamo consapevoli fino a quando vediamo immagini e notizie come quelle di questi giorni”, afferma don Giampaolo Marta, vicario generale della diocesi di Vicenza. “E’ necessario continuare a pregare per la pace e aderiamo volentieri alla scelta dei Vescovi italiani” conclude il Vicario episcopale.

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha promosso infatti una Giornata nazionale di digiuno, preghiera e astinenza per la pace e la riconciliazione per martedì 17 ottobre, in comunione con i cristiani di Terra Santa, secondo le indicazioni del Patriarca di Gerusalemme, Card. Pierbattista Pizzaballa, che ha dichiarato: «Non possiamo lasciare che la morte e i suoi pungiglioni (1Cor 15,55) siano la sola parola da udire. Per questo sentiamo il bisogno di pregare, di rivolgere il nostro cuore a Dio Padre. Solo così potremo attingere la forza e la serenità di vivere questo tempo, rivolgendoci a Lui, nella preghiera di intercessione, di implorazione, e anche di grido».

Mons. Giuliano Brugnotto, vescovo di Vicenza, aveva già chiesto ai cristiani della diocesi e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà di vivere una giornata di preghiera per la pace lo scorso mercoledì 11 ottobre in occasione della ricorrenza liturgica di san Giovanni XXIII, autore dell’Enciclica Pacem in Terris.

Accogliendo dunque la proposta della CEI, anche la diocesi di Vicenza vivrà martedì 17 ottobre la giornata di preghiera e digiuno per invocare il dono della pace, in particolare in Terra Santa.

Don Giampaolo Marta conclude ricordando che: “In chi crede, oggi più che mai sono le parole del salmo 122 a sorreggere la preghiera e la speranza per tornare a vivere nella pace: Domandate pace per Gerusalemme: sia pace a coloro che ti amano, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi. Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “Su di te sia pace!”.

 

sabato 14 ottobre 2023

Dizionario di dottrina sociale della Chiesa

 LE COSE NUOVE DEL XXI SECOLO

Il Dizionario di dottrina sociale della Chiesa. Le cose nuove del XXI secolo è una rivista trimestrale on line curata dal Centro di Ateneo di dottrina sociale della Chiesa ed edita da Vita e Pensiero, la casa editrice della Università Cattolica del Sacro Cuore. La rivista nasce come espressione di un più ampio progetto del Centro di Ateneo che comprende anche la realizzazione di un portale ad accesso libero (https://www.dizionariodottrinasociale.it) dove saranno rese progressivamente disponibili tutte le voci del nuovo Dizionario.

La rivista trimestrale on line – di cui questo è il primo numero – raccoglie in un unico fascicolo le voci del Dizionario che verranno pubblicate periodicamente sul sito. Contestualmente alla loro pubblicazione, i fascicoli della rivista vengono resi disponibili on line nella sezione Percorsi del sito, da cui potranno essere visionati e scaricati gratuitamente.

giovedì 12 ottobre 2023

Messaggio del Patriarca di Gerusalemme

Gerusalemme, I l ottobre 2023 
"Perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace" (1 Cor. 14,33) 

Fratelli e sorelle carissimi, che il Signore davvero ci doni la sua pace! Il dolore e lo sgomento per quanto sta accadendo sono grandi. Ancora una volta ci ritroviamo nel mezzo di una crisi politica e militare. Siamo stati improvvisamente catapultati in un mare di violenza inaudita. L'odio, che purtroppo già sperimentiamo da troppo tempo, aumenterà ancora di più, e la spirale di violenza che ne consegue e creerà altra distruzione. Tutto sembra parlare di morte. Ma in questo momento di dolore e di sgomento, non vogliamo restare inermi. E non possiamo lasciare che la morte e i suoi pungiglioni (1Cor 15,55) siano la sola parola da udire. Per questo sentiamo il bisogno di pregare, di rivolgere il nostro cuore a Dio Padre. Solo così potremo attingere la forza e la serenità di vivere questo tempo, rivolgendoci a Lui, nella preghiera di intercessione, di implorazione, e anche di grido. A nome di tutti gli Ordinari di Terra Santa, invito tutte le parrocchie e comunità religiose ad una giornata di digiuno e di preghiera per la pace e la riconciliazione. Chiediamo che nel giorno di martedì, 17 ottobre, tutti facciano un giorno di digiuno e astinenza, e di preghiera. Si organizzino momenti di preghiera con adorazione eucaristica e con il rosario alla Vergine Santissima. Probabilmente in molte parti delle nostre diocesi le circostanze non permetteranno la riunione di grandi assemblee. Nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nelle famiglie, sarà comunque possibile organizzarsi per avere semplici e sobri momenti comuni di preghiera. E questo il modo in cui ci ritroviamo tutti riuniti, nonostante tutto, e incontraci nella preghiera corale, per consegnare a Dio Padre la nostra sete di pace, di giustizia e di riconciliazione. 

Assicurando il ricordo nella preghiera, +Pierbattis. Card. Pizzaballa Patriarca di Gerusalemme dei Latini Presidente AOCTS