lunedì 30 gennaio 2023

Quattro vescovi in marcia per dire no alla guerra


Tre vescovi del Veneto, insieme a un quarto di nazionalità argentina e che svolge il suo mandato in Mozambico, hanno guidato le circa 2 mila persone che ieri a Bassano del Grappa hanno dato vita alla marcia denominata “Terre di Pace”. Per dire ancora una volta no a ogni tipo di guerra e di violenza. A promuoverla sono state le Diocesi di Vicenza, di Treviso e di Padova, accomunate dalla voglia di riunire i propri membri sia laici che con ruoli specifici nella Chiesa, di tutte le età.

Dai bambini ai loro nonni, dai sacerdoti ai tanti papà e mamme che si sono mischiati tra cartelli e striscioni nel torpedone pacifico che ha invaso alcune vie bassanesi dal punto di ritrovo allestito in località Fellette fino all’area dei due palasport a Ca’ Dolfin, dove si è conclusa la riuscita manifestazione. Presenti i vescovi Claudio Cipolla (Diocesi di Padova), Michele Tomasi (Treviso) e Giuliano Brugnotto per Vicenza, fresco di nomina da poco più di due mesi, a cui si è aggiunto monsignor Claudio Dalla Zuanna, di Beira in Mozambico.

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Dino e Silvano Ruaro. Missionari vicentini nel Congo senza pace


Dino Ruaro, padre Dehoniano originario di Magrè, a Schio è arrivato nella Repubblica Democratica del Congo nel 1973. Dal 2007 si trova a Mambasa, dove con la sua parrocchia si occupa in particolare della popolazione carceraria. Ha visto con i suoi occhi le due guerre che hanno travolto l’est del Congo e le loro conseguenze. «Da allora continuo a sentire tanti discorsi, ma c’è molta propaganda da parte di chi cerca il proprio interesse in modo spudorato e diabolico – confessa il missionario -. Ho poca fiducia nella soluzione del conflitto, l’interesse è cieco e senza cuore».

A nord di Mambasa c’è Nduye, la missione dove è impegnato un altro Dehoniano, padre Silvano Ruaro, anche lui originario di Magrè e cugino di padre Dino. I due nei giorni scorsi si sono incrociati a Mambasa prima che Silvano tornasse a Nduye dopo essere stato a Kampala, in Uganda, e a Beni e Butembo. Lungo la strada tra queste due città a sud di Mambasa lo scorso ottobre è stata uccisa in un attacco una suora medico. Il suo corpo è stato dato alle fiamme. «Mi sono fermato nel villaggio per pregare, hanno eretto un piccolo capitello in suo ricordo – racconta padre Silvano -. La strada tra Mambasa e Beni è sempre a rischio. Non c’è una linea del fronte, gli attacchi avvengono inaspettatamente, a macchia di leopardo. Uno di questi, il 16 gennaio, è avvenuto contro la chiesa pentecostale di Kasindi, al confine con l’Uganda. «Ero stato nel villaggio il giorno prima dell’attentato – racconta il missionario -. Purtroppo queste cose sono diventate il nostro pane quotidiano. La moglie di un catechista che collabora con me è stata rapita e portata nella foresta. E quando succede, nessuno torna». 

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sabato 28 gennaio 2023

Servizio Civile Universale, un anno davvero speciale!

Caritas Diocesana Vicentina, Città Solidale società cooperativa sociale e Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII propongono un incontro pubblico per illustrare le opportunità, per i giovani dai 18 ai 28 anni, di impegnarsi in queste tre realtà nell’ambito del nuovo bando per il Servizio Civile Universale. Sono 20 i posti a supporto di persone fragili, disabili, senza fissa dimora o in condizioni di disagio.
I progetti saranno illustrati il 1° febbraio alle 17.30 presso la Casa della Pace, in via Porto Godi 2 a Vicenza. Partecipazione libera, con iscrizione consigliata tramite form: www.tinyurl.com/bando2022SCU

venerdì 27 gennaio 2023

Dio si nascose ad Auschwitz in un rosario fatto di pane

Franciszka Studzińska era una studentessa universitaria di Cracovia, era anche una pianista. Fu arrestata nel 1942 perché trasporava e consegnava documenti di nascosto al regime nazista. Arrivò ad Auschwitz il 1 dicembre del 1942 e morì lì il 4 aprile del 1943. Il suo nome fa parte del gruppo di vittime che i nazisti uccisero non per motivi razziali (non era ebrea) ma perché si opposero al regime. Tutto qui. Questo è ciò che si sa di lei, oltre al fatto che fabbricò quel rosario di pane. Resta anche la foto che le fecero nel campo di concentramento, corredata del numero 26283.

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martedì 24 gennaio 2023

I cristiani che rischiano per la loro fede, nel mondo sono 360 milioni

L’ultimo rapporto di Porte aperte/Open doors, organizzazione che, da tre decenni, monitora la situazione dei battezzati nel mondo.

L’anno appena trascorso è stato il peggiore per i fedeli. Il numero assoluto di quanti soffrono gravi forme di discriminazione e abusi non è cambiato: 360 milioni ovvero un cristiano su sette. A crescere, però, è il punteggio degli indicatori nei cinquanta Paesi a rischio. Al primo posto nella World watch list 2023, c’è, di nuovo, la Corea del Nord, a causa della “legge contro il pensiero reazionario” che ha portato a un aumento degli arresti e delle chiusure di chiese. Pyongyang, nel precedente studio, era stata sostituita dall’Afghanistan.

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domenica 22 gennaio 2023

In Ucraina condannato obiettore di coscienza

La giustizia ucraina non perdona e spedisce in carcere gli obiettori di coscienza che rifiutano la chiamata alle armi. Nonostante le loro convinzioni religiose. La Corte d’Appello di Ivano-Frankivsk ha respinto il ricorso presentato da Vitaly Alekseienko, il cristiano evangelicale della regione di Donetsk già giudicato colpevole in prima istanza, nel settembre scorso, del reato di «elusione del servizio militare durante la mobilitazione». I giudici l’hanno condannato in via definitiva a un anno, stabilendo un precedente che varrà anche per gli altri circa 5mila ucraini che hanno chiesto di svolgere un servizio civile alternativo.
Alekseienko, 46 anni, ha rifiutato la mobilitazione militare per motivi religiosi ed è il primo obiettore ucraino condannato in via definitiva dall’inizio dell’invasione russa. «Credo in Gesù Cristo e nel suo comandamento di resistere al male senza violenza e di essere operatore di pace, come ci ha insegnato nel Discorso della montagna», aveva spiegato, dicendosi disponibile a prestare un servizio alternativo come prevedeva la normativa ucraina prima dell’introduzione della legge marziale.

Ma ciò non è bastato per far cambiare idea ai giudici e a poco è servito anche il risalto mediatico che la vicenda ha assunto in questi mesi, grazie alla campagna di solidarietà lanciata dalle reti antimilitariste e nonviolente internazionali, che hanno reiterato gli appelli per chiedere la revoca della condanna. «Purtroppo il caso di Alekseienko non è isolato ma è solo il primo in cui la giustizia ucraina ha deciso di utilizzare il pugno di ferro. Si hanno notizie di almeno altri quattro precedenti casi penali in cui agli obiettori di coscienza è stata concessa la sospensione della pena detentiva e la libertà vigilata», ha spiegato Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento italiano.

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sabato 21 gennaio 2023

La tigre lascia spazio al coniglio

Salutando la Tigre, il 22 gennaio 2023 entriamo nell'Anno del Coniglio.
Milioni di famiglie in tutto il mondo e in molte città d'Italia comprese Napoli, Milano, Trento e Padova, stanno preparando i festeggiamenti per uno dei più grandi festival dell'anno.
Il momento più importante è la parata con la danza del drago e la danza del leone che simboleggiano l’arrivo della buona sorte e la cacciata degli spiriti malvagi.
La “Festa di primavera” ha una lunga storia, che risale alle cerimonie di sacrificio agli dei e agli antenati organizzate alla fine ed all’inizio di ogni anno lunare sin dai tempi delle Dinastie Yin e Shang, più di 4000 anni fa.

La leggenda del mostro Nian
Ci sono innumerevoli racconti popolari legati al capodanno lunare, ma il mito di "Nian" si distingue come il più iconico e divertente.

La leggenda narra che Nian fosse una feroce bestia sottomarina con denti aguzzi e corna. Ogni capodanno lunare, strisciava sulla terraferma e attaccava un villaggio vicino.

In una di queste occasioni, mentre gli abitanti del villaggio si precipitavano a nascondersi, un misterioso vecchio si presentò e insistette per restare nel villaggio nonostante fosse stato avvertito di un destino imminente.

Con sorpresa degli abitanti del villaggio, il vecchio e il villaggio sopravvissero completamente illesi.

L'uomo ha affermato di aver spaventato Nian appendendo striscioni rossi sulla porta, accendendo petardi e indossando abiti rossi.

È così che indossare il colore infuocato - anche gli indumenti intimi - ed appendere striscioni rossi con frasi di buon auspicio, facendo scoppiare petardi o fuochi d'artificio sono diventate tradizioni del capodanno lunare, in uso ancora oggi.