Il Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini è uno dei più rilevanti appuntamenti culturali italiani dell’estate: un luogo di incontri, dibattiti, mostre e testimonianze nel quale fede, società, politica, educazione, arte e attualità entrano in dialogo. L’edizione 2026, intitolata “L’amor che move il sole e l’altre stelle”, ha visto la partecipazione di papa Leone XIV, la seconda presenza personale di un Pontefice dopo Giovanni Paolo II.
Nato nell’ambiente di Comunione e Liberazione, il Meeting non è soltanto una manifestazione ecclesiale: si propone come spazio pubblico di confronto tra persone di convinzioni culturali e religiose differenti, attorno alle grandi domande sull’uomo e sul bene comune. La sua formula intreccia conferenze, percorsi espositivi, spettacoli, attività educative e incontri con protagonisti della vita civile e religiosa.
Un messaggio contro la prepotenza
Nel suo intervento, Leone XIV ha posto al centro la realtà delle guerre, delle ingiustizie e delle relazioni internazionali segnate dalla forza anziché dal diritto. Il richiamo a “smascherare i rapporti di potere e la prepotenza” invita a non considerare inevitabili l’oppressione, la violenza e l’indifferenza di fronte alla sofferenza altrui.
Il Papa collega la pace alla verità: non può essere una formula generica o un’utopia privata, ma deve tradursi in pratiche concrete di giustizia, mediazione e riconciliazione. Già nel messaggio rivolto al precedente Meeting aveva ricordato che, quando Stati e istituzioni internazionali non riescono a far prevalere diritto, dialogo e mediazione, comunità religiose e società civile sono chiamate a una responsabilità profetica.
La pace non è evasione
La chiave del suo pensiero è netta: la pace non coincide con l’assenza momentanea di conflitto, né con l’adattamento passivo ai rapporti di forza. Essa richiede la capacità di riconoscere le vittime, di difendere i più vulnerabili e di opporsi alla cultura che riduce le persone a strumenti di interesse, profitto o dominio.
In questa prospettiva, Leone XIV ha indicato il Regno di Dio come “Regno di pace” e ha denunciato l’“idolatria del profitto”, quando essa compromette giustizia, libertà di incontro, partecipazione al bene comune e pace. Il messaggio è anche sociale: una convivenza pacifica non si costruisce se l’economia, la politica o la comunicazione alimentano esclusione e paura.
Costruire dalle macerie
L’immagine proposta dal Meeting — “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi” — diventa un programma civile e spirituale. I “luoghi deserti” possono essere le terre devastate dalla guerra, ma anche i contesti quotidiani segnati da solitudine, sfiducia, disuguaglianze e fratture tra generazioni o culture.
Il Papa invita dunque a non fermarsi alla denuncia. Dalle macerie e dal “troppo dolore innocente” può nascere un futuro diverso, purché la speranza diventi impegno: educazione alla nonviolenza, mediazione dei conflitti, accoglienza e dialogo.
Comunità come case di pace
Uno dei passaggi più concreti riguarda le comunità cristiane e civili. Leone XIV chiede che diventino “case della pace”: luoghi nei quali si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, si pratica la giustizia e si custodisce il perdono.
Non è una proposta riservata alle grandi istituzioni. Significa, ad esempio, trasformare la paura dello straniero in occasione di incontro, affrontare i conflitti locali con strumenti di mediazione e formare le nuove generazioni a un linguaggio non violento. La pace, in altre parole, comincia nei rapporti vicini ma non può restare chiusa nel privato.
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