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Natale Ortodosso 7 gennaio 2026
Oggi milioni di cristiani - dalla Russia alle terre d'Egitto - celebrano la nascita di Gesù. Non si tratta di un "secondo Natale", ma dello stesso evento salvifico vissuto attraverso una lente temporale e culturale diversa.
Perché oggi? La questione del Calendario
La domanda sorge spontanea: perché questa differenza di 13 giorni? Tutto risale al XVI secolo.
Calendario Gregoriano: Introdotto da Papa Gregorio XIII nel 1582 per correggere lievi errori astronomici. È quello che usiamo quotidianamente.
Calendario Giuliano: Le Chiese ortodosse (come quella russa, serba e georgiana) sono rimaste fedeli al calendario di Giulio Cesare.
Questa scelta non è solo burocratica, ma riflette il valore della Tradizione come custodia dell'identità spirituale.
La Russia: tra digiuno e "Sviatki"
In Russia, il Natale è il culmine di un cammino spirituale intenso:
- 40 giorni di digiuno senza carne o derivati animali, per purificare corpo e spirito.
- La vigilia (Sočel'nik): si attende la comparsa della "prima stella" in cielo (simbolo della stella di Betlemme) prima di consumare la cena.
- I 12 piatti: si portano in tavola dodici portate rigorosamente vegetariane, una per ogni Apostolo. Il piatto principale è la Kutya (grano, miele e noci), simbolo di speranza e resurrezione.
Dopo il 7 gennaio iniziano i Sviatki (i giorni santi), dove si intonano i kolyadki (canti natalizi) e ci si prepara al rito del bagno nelle acque gelide per l'Epifania.
Il Natale Copto: la terra che ospitò la Sacra Famiglia
In Egitto, i cristiani Copti (circa il 10% della popolazione) vivono un Natale profondamente legato alla storia dell'Esodo:
- 43 giorni di digiuno: un numero che richiama i giorni di Mosè sul monte Sinai.
- Il pane Qurban: durante la liturgia della vigilia, che dura fino a mezzanotte, si distribuisce questo pane speciale decorato con 12 fori (ancora una volta, il richiamo agli Apostoli).
- Agape e carità: il Natale è il momento dell'integrazione. Il Papa copto lancia messaggi di pace e si organizzano banchetti comunitari per i più poveri, unendo spesso in festa anche le famiglie musulmane in segno di cittadinanza responsabile.
Riflessione ecumenica
Al di là delle differenze di data, il Natale Ortodosso ci insegna la bellezza del pluralismo. Come ci ricordano spesso i documenti del dialogo interreligioso (si pensi alla dichiarazione Nostra Aetate), ciò che ci unisce è molto più forte di ciò che ci divide.
L'etica della condivisione, il valore del sacrificio (il digiuno) e l'attenzione ai poveri sono valori morali universali che attraversano ogni confine confessionale.
Natale Ortodosso a Venezia: un appello alla pace
Venezia ha ospitato una celebrazione ortodossa che ha riunito fedeli russi e ucraini in un gesto di comunione, lontano dalle tensioni del conflitto.
La liturgia nella comunità ortodossa locale, si è svolta alla parrocchia delle Sante Donne Mirofore presieduta da Nicolò Ghigi. Fedeli slavi si sono riuniti in preghiera condivisa, superando divisioni geopolitiche per celebrare la Natività. Venezia così è diventato spazio di dialogo interculturale, dove la tradizione orientale incontra il tessuto veneto.
L'evento richiama le radici storiche della Serenissima come crocevia di fedi e popoli, offrendo un simbolo di unità in un contesto multiculturale. In Veneto, occasioni come questa rafforzano il dialogo interreligioso, evidenziando la convivenza pacifica tra comunità diverse.
