Il 6 settembre 2026 l'AfD (Alternative für Deutschland) ha ottenuto una vittoria netta alle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt, fermandosi al 43,8% dei consensi — più del doppio rispetto a cinque anni fa — e mancando la maggioranza assoluta per soli tre seggi su 83. L'affluenza ha toccato il 77,8%, il dato più alto dalla riunificazione tedesca. Il partito guidato da Ulrich Siegmund non ha però i numeri per governare da solo, e la formazione del prossimo esecutivo regionale resta un rebus, dato che gli altri partiti mantengono il "cordone sanitario" verso l'estrema destra.
Un risultato che ha scosso non solo la politica tedesca ed europea, ma anche il mondo religioso del Paese.
L'appello delle Chiese: "Non resteremo in silenzio"
Il giorno dopo il voto, vescovi cattolici ed evangelici, insieme all'ACK (la principale piattaforma ecumenica tedesca), hanno diffuso un comunicato congiunto dai toni fermi. Al centro, un richiamo netto alla Costituzione: i vincitori delle elezioni sono stati esortati a rispettare senza riserve la Legge fondamentale e a tutelare la dignità di ogni persona, a prescindere da origine, religione, stile di vita o posizione sociale.
Le Chiese hanno promesso vigilanza: non distoglieranno lo sguardo né taceranno se la dignità umana verrà violata o lo Stato di diritto messo a rischio.
Il vescovo di Magdeburgo, mons. Gerhard Feige, il pastore Friedrich Kramer e il presidente della Chiesa evangelica regionale Karsten Georg Wolkenhauer hanno inoltre espresso timori concreti sulle ricadute annunciate dall'AfD su cultura e istruzione, volontariato, servizi sociali, organizzazioni caritative e sicurezza. Un passaggio della nota richiama la lunga storia di resilienza delle Chiese tedesche, sopravvissute a dittature e guerre, e ribadisce l'impegno a restare aperte a chi cerca protezione, guarigione e ascolto.
La lettura di don Dirk Birgener: un popolo che si sente abbandonato
Sul portale della Chiesa cattolica tedesca, don Dirk Birgener, presidente di Missio-Aachen, ha proposto una chiave di lettura più strutturale: una parte della popolazione percepisce come assenti lo Stato, i partiti tradizionali, i servizi pubblici essenziali e l'impegno civico. Una sensazione di abbandono che, secondo Birgener, pone alla Chiesa in Germania una domanda di fondo sul proprio ruolo in contesti simili.
Birgener riconosce che gli sforzi della diocesi di Magdeburgo — una campagna incentrata su carità, solidarietà e dignità umana — non sono bastati a fermare l'ascesa dell'AfD, anche per la posizione di minoranza che la Chiesa cattolica occupa nella Germania dell'Est. Nonostante questo, ha voluto riconoscere il lavoro di chi si è esposto durante la campagna, citando in particolare la guida offerta da mons. Feige.
Il monito più incisivo riguarda però il metodo: i processi decisi dall'alto rischiano di perdere di vista la realtà. Sono le persone sul campo, ha sottolineato Birgener, a sapere se le riforme funzionano davvero — un'indicazione che assume ancora più peso in una fase segnata da chiusure di chiese, tagli di bilancio e allontanamento dei fedeli.
Una sfida aperta
Al di là dell'esito immediato del voto, resta la domanda che le stesse Chiese si pongono: come riavvicinarsi a chi si sente escluso dalle istituzioni, prima che quel vuoto venga colmato da altre risposte. Una sfida che riguarda la Germania, ma che parla — non troppo velatamente — anche al resto d'Europa.
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