La campagna "Un’altra difesa è possibile" raggiunge lo storico traguardo delle firme necessarie per portare al Senato la proposta di legge di iniziativa popolare. Un'alternativa concreta al riarmo che ridefinisce il concetto di sicurezza e protezione della Patria.
In un’epoca dominata dal ritorno dei conflitti globali e dalla costante crescita della spesa militare, dall’Italia arriva un segnale in controtendenza che dà forma e sostanza all'articolo 11 e all'articolo 52 della nostra Costituzione. La proposta di legge di iniziativa popolare intitolata «Un’altra difesa è possibile» ha ufficialmente abbattuto la soglia delle 50.000 firme necessarie per l’incardinamento in Parlamento.
Promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, CNESC (Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile) e Sbilanciamoci!, la campagna ha vissuto un'accelerazione decisiva nei giorni conclusivi prima del deposito a Palazzo Madama, dimostrando una forte risposta popolare nonostante il ridotto spazio mediatico dedicato all'iniziativa.
Che cos'è la Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta?
L'obiettivo primario della proposta di legge è l'istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L'idea fondamentale, ribadita da Mao Valpiana (presidente del Movimento Nonviolento e coordinatore della campagna), non è quella di smantellare ciò che esiste, ma di offrire un'aggiunta complementare e costruttiva. La proposta si basa anche sulla storica sentenza della Corte Costituzionale del 1985, che ha riconosciuto la pari dignità delle forme civili di difesa della Patria rispetto a quelle militari.
L'architettura del nuovo Dipartimento si fonda su quattro pilastri operativi:
- Potenziamento del Servizio Civile Universale: Riconosciuto stabilmente come istituto di difesa civile e liberato dalla logica di semplice misura occupazionale o giovanile.
- Istituzione dei Corpi Civili di Pace: Contingenti formati e addestrati di professionisti ed esperti capaci di intervenire nelle aree di crisi prima dell'escalation militare o di operare a fianco delle popolazioni colpite nei teatri di tensione.
- Rafforzamento della Protezione Civile: Valorizzata come presidio di tutela del territorio di fronte alle devastazioni ambientali e ai cambiamenti climatici.
- Istituto di Ricerca per la Pace e il Disarmo: Un centro di supporto scientifico e formativo dedicato all'analisi e allo sviluppo di strategie nonviolente.
Come verrebbe finanziato il nuovo Dipartimento?
La proposta risponde anche alla questione delle risorse finanziarie senza pesare ulteriormente sulle casse pubbliche. I promotori chiedono un riequilibrio della spesa del comparto Difesa: invece di concentrare il 100% dei fondi sugli armamenti, si propone di destinarne una quota certa alle istituzioni di pace.
A questo si affiancano due strumenti chiave:
- Un Fondo nazionale pluriennale per la difesa civile.
- L'introduzione del 6 per mille dell'Irpef, che permetterà ai cittadini di scegliere direttamente di destinare una quota delle proprie imposte alla difesa non armata e alla prevenzione dei conflitti.
Le voci dei promotori e la trasversalità del sostegno
L'iniziativa ha unito una vasta rete di organizzazioni del Terzo Settore, Ong, enti locali, parrocchie e rappresentanti del mondo cattolico e civile.
Pierangelo Milesi (ACLI): «Migliaia di cittadine e cittadini chiedono alla politica di investire nella prevenzione dei conflitti, nella mediazione e nella protezione nonviolenta delle comunità. Il Parlamento ora ascolti e discuta con responsabilità.»
Laura Milani (CNESC): «La pdl dà una casa istituzionale a tutte le esperienze che già esistono e le coordina sotto una visione unitaria.»
Alfio Nicotra (Rete Italiana Pace e Disarmo): «I Corpi civili di pace interagiscono direttamente con le vittime e le società civili. Non devono essere un elemento decorativo, ma parte integrante della politica estera del Paese.»
Giulio Marcon (Sbilanciamoci!): «Non è la pace a essere un’utopia, ma la guerra a essere una distopia.»
Negli ultimi giorni la campagna ha raccolto anche il sostegno di importanti personalità ecclesiastiche, come mons. Giovanni Ricchiuti (Pax Christi) e don Luigi Ciotti (Libera), oltre all'adesione di diversi leader politici dell'opposizione.
I prossimi passi: dalla piazza alle Commissioni del Senato
Il deposito formale delle firme a Palazzo Madama aprirà una nuova fase. La legge sarà affidata alle commissioni Affari costituzionali, Esteri e Difesa.
Come sottolineato da Francesco Vignarca (Rete Italiana Pace e Disarmo), il raggiungimento delle 50.000 firme è solo il punto di partenza: si aprirà ora la fase del pressuring politico sui gruppi parlamentari per richiedere la rapida calendarizzazione del testo, lo svolgimento di audizioni e il proseguimento della sensibilizzazione sui territori.
Come contribuire
Anche se la soglia legale delle 50.000 firme è stata superata, la raccolta prosegue fino alla scadenza del 18 settembre. È possibile sottoscrivere la proposta sia tramite i banchetti territoriali che online, utilizzando la propria identità digitale (SPID o CIE) sul portale ufficiale del Ministero della Giustizia. Ogni firma in più rappresenterà un segnale di forza politica al momento dell'avvio del dibattito parlamentare.