domenica 30 ottobre 2022

La festa dei morti in Sicilia

RACCONTO DI ANDREA CAMILLERI 
« Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari.
Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.

Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.

I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciriddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.

Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire ».

(dai "Racconti quotidiani" di Andrea Camilleri)

sabato 22 ottobre 2022

Chi era Giovanni Paolo II

Un giorno per ricordare un uomo di Dio protagonista del '900.

Il Grido della Pace

Quest'anno l'incontro internazionale di Preghiera per la Pace delle religioni mondiali nello Spirito di Assisi, che ha come titolo "Il Grido della Pace" - Religioni e Culture in dialogo, si svolgerà a Roma da domenica 23 a martedì 25 ottobre
L'evento raccoglie le attese di pace di popoli e culture, in un tempo segnato dal tragico ritorno della guerra in Europa, che sta causando tante vittime e tanta distruzione. C'è bisogno di inviare un forte messaggio di speranza e di fiducia nel futuro. Il mondo globale ha urgentemente bisogno di un architettura di dialogo che protegga e affermi la pace, sempre ed in ogni contesto.
Oggi lo “spirito di Assisi”, che è spirito di dialogo e amicizia capace di coinvolgere leader religiosi, politici e gente comune nella costruzione della pace a ogni latitudine, appare sempre più necessario.

Su questo si confronteranno leader religiosi e rappresentanti dei popoli e delle culture di ogni parte del mondo nei tre giorni di convegno che si terrà al Centro Congressi La Nuvola, e si concluderà con la Preghiera per la Pace al Colosseo.

Nei prossimi giorni su questo sito sarà possibile trovare le informazioni dettagliate sullo svolgimento dell'Incontro e sulle modalità di partecipazione.

venerdì 7 ottobre 2022

Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

 


Dal 1914, nell’ultima domenica di settembre, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che quest’anno si celebra il 25 settembre: un’occasione per portare l’attenzione sulle persone vulnerabili in movimento. Per tale ricorrenza, i volontari impegnati nelle accoglienze di migranti e di rifugiati nel territorio diocesano, coordinati dall’Équipe diocesana Richiedenti Protezione Internazionale, propongono diverse iniziative di sensibilizzazione, aperte a tutta la comunità.

 Leggi il messaggio di Papa Francesco

martedì 4 ottobre 2022

Assisi, Mattarella accende la lampada sulla tomba di San Francesco

"Sono trascorsi ottocento anni dall'incontro tra Francesco d'Assisi e Malek al-Kamel.
Ed è la sincera volontà di dialogo ciò cui sono chiamati anzitutto i Paesi e le istituzioni, per garantire futuro all'umanità.
La pace è un diritto iscritto nelle coscienze e rappresenta l'aspirazione più profonda di ogni persona, appena alza lo sguardo oltre il proprio presente", ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando ad Assisi per le celebrazioni di san Francesco.
"Non ci arrendiamo alla logica di guerra - ha aggiunto -, che consuma la ragione e la vita delle persone e spinge a intollerabili crescendo di morti e devastazioni. Che sta rendendo il mondo più povero e rischia di avviarlo verso la distruzione. E allora la richiesta di abbandonare la prepotenza che ha scatenato la guerra. E allora il dialogo. Per interrompere questa spirale", ha detto Mattarella. 

 "La pace - ha proseguito il presidente - non è soltanto assenza di combattimenti bensì, ci ricorda san Francesco, è connaturata all'armonia con il Creato. Quando si consumano a dismisura le risorse, quando si depreda la natura, quando si creano disuguaglianze tra i popoli, quando si inaridisce il destino delle generazioni future, ci si allontana dalla pace. Dobbiamo riparare, restituire. E' la grande urgenza della nostra epoca. E non abbiamo altro tempo oltre questo. E' un compito che riguarda tutti noi, nessuno è irrilevante. E' un compito che va svolto insieme". 

Da ANSA

sabato 1 ottobre 2022

Le donne afghane protestano contro il "genocidio" di Hazara dopo l'attentato a Kabul

Dozzine di donne della comunità minoritaria afghana Hazara hanno protestato nella capitale sabato dopo che un attentato suicida il giorno prima aveva ucciso almeno 35 persone - per lo più giovani donne del loro gruppo etnico.

Un attentatore si è fatto esplodere venerdì in un'aula studio di Kabul mentre centinaia di studenti stavano facendo i test in preparazione per gli esami di ammissione all'università nella zona di Dasht-e-Barchi della città.

Il quartiere occidentale è un'enclave prevalentemente musulmana sciita e sede della comunità di minoranza Hazara, un gruppo storicamente oppresso che è stato preso di mira in alcuni degli attacchi più brutali dell'Afghanistan negli ultimi anni.

La polizia ha detto che almeno 20 persone sono state uccise, ma la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan ritiene che il numero sia più alto, con almeno 35 vittime e altri 82 feriti.

Sabato circa 50 donne hanno gridato: "Stop al genocidio di Hazara, non è un crimine essere sciiti", mentre marciavano davanti a un ospedale di Dasht-e-Barchi dove venivano curate diverse vittime dell'attacco.

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