A sorpresa l'Italia supera la media Ocse in tutte e tre le materie del test PISA 2025. Per la prima volta il nostro punteggio medio si coloca significativamente sopra quello degli altri Paesi industrializzati . Ma leggiamo i numeri con calma per capire la portata dei dati emersi.
Cosa è successo nel 2025
PISA 2025 è stata la rilevazione più grande di sempre: 760.000 studenti in 91 Paesi. L'ambito principale di indagine erano le scienze, con lettura e matematica come ambiti secondari.
I risultati italiani:
Matematica: Italia 468; Media Ocse 463; Italia 2022 471 = -3
Lettura: Italia 474; Media Ocse 461; Italia 2022 482 = –8
Scienze: Italia 483; Media Ocse 482; Italia 2022 477 = +6
Fonte: elaborazione su dati OCSE PISA 2025
Il punto chiave: i nostri punteggi sono scesi leggermente, ma la media Ocse è crollata. In matematica la media Ocse ha perso 22 punti dal 2015 (l'equivalente di più di un anno di apprendimento), in lettura 28 punti. Mediamente i risultati degli studenti italiani calano molto meno, e per questo "guadagniamo" posizioni. Non è che stiamo correndo più forte: è che gli altri stanno inciampando. Anzi, si direbbe che stiamo cadendo più lentamente degli altri — che, in un certo senso, è comunque un merito.
Il sorpasso: chi stiamo superando (e di quanto)
In matematica — la materia che più preoccupa i governi, perché è il motore dell'economia digitale — la classifica parla chiaro:
Italia. 468. –3
Germania. 464 –11
Svezia 464 –18
Stati Uniti. 463 –2
Francia 458 –16
Spagna 457 –16
L'Italia era 30ª in matematica nel 2022; nel 2025 sale al 24º posto tra i Paesi Ocse. Per la prima volta nella storia di PISA superiamo — anche se di poco — Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia, e perfino la Finlandia (469 contro i nostri 468 in matematica... ok, la Finlandia ci batte ancora di 1 punto, ma in lettura i finlandesi sono sprofondati a 474 mentre noi restiamo a 474 — un pareggio inaspettato con l'ex campionessa assoluta dei test).
La crisi degli altri: i punti critici dei "grandi" sistemi
Ecco la parte più interessante del quadro: perché i nostri vicini stanno andando così male?
Germania. È il crollo più discusso d'Europa. Berlino ha perso 11 punti in matematica e 15 in lettura rispetto al 2022. I punti critici del sistema tedesco sono noti da anni: carenza strutturale di insegnanti (migliaia di cattedre scoperte, supplenti non specializzati), digitalizzazione arrivata in ritardo e fatta male (i famosi computer di cartone del periodo Covid), e un sistema scolastico selettivo precoce (l'orientamento a 10 anni verso Hauptschule, Realschule o Gymnasium) che ha fatto aumentare i divari sociali. La Germania era la "locomotiva educativa" del 2000-2012; oggi si interroga apertamente sul suo modello.
Francia. Sprofonda a 458 in matematica e ha perso 18 punti in lettura. Il problema francese è antico: una quota enorme di studenti sotto il livello base e una forte correlazione tra rendimento e origine sociale, aggravata dalla ghettizzazione scolastica delle banlieue. Le riforme si susseguono (bac ripristinato dopo il fiasco del controllo continuo, riforma del collège), ma la fiducia di genitori e insegnanti nel sistema è ai minimi storici.
Spagna. Peggiore risultato storico in tutte e tre le discipline . La Spagna convive da decenni con la dispersione scolastica (abbandono precoce), che pur essendo scesa rispetto agli anni della crisi del 2008 resta tra le più alte d'Europa, e con un sistema molto decentrato dove le Comunità autonome gestiscono l'istruzione con risultati molto eterogenei.
Svezia. Il caso più eclatante. Dagli anni Duemila, quando il suo modello "progressista" era studiato da tutto il mondo, la Svezia ha perso decine di punti in modo quasi ininterrotto. Carenza di insegnanti certificati, riforme continuate e ribaltate, e una scelta curricolare che ha deprioritizzato le basi rispetto alle competenze "trasversali". Anche in scienze, ex suo fiore all'occhiello, oggi è solo appena sopra la media.
Stati Uniti. I dati PISA confermano quelli già visti nei test nazionali (NAEP): il calo è soprattutto un effetto Covid mai recuperato, concentrato tra gli studenti più poveri, con divisioni enormi tra scuole distrettuali pubbliche, charter schools e scuole private.
E noi? I nostri punti critici (che restano tali)
Attenzione: "meglio della media" non significa "a posto così". Ecco le ombre del quadro italiano:
1. Il divario Nord-Sud non è scomparso. La rilevazione 2025 attesta solo una sua riduzione . I dati INVALSI nazionali raccontano che in regioni come Calabria, Sicilia, Campania e Sardegna più della metà dei ragazzi di seconda superiore ha competenze insufficienti in lettura, e in matematica la situazione è peggiore .
2. L'origine sociale conta. Anche se l'Italia è in linea con la media Ocse (circa il 13-15% della variabilità dei punteggi dipende dal background familiare), chi parte svantaggiato parte svantaggiato.
3. Il divario di genere resta: le ragazze vincono in lettura (+19 punti nel 2022), i ragazzi in matematica (+21) .
4. Il livello base non è abbastanza. Avere "almeno il livello 2" è il minimo sindacale: vuol dire saper applicare conoscenze basilari. La quota di chi non raggiunge nemmeno quello resta altissima — ricordate che un quindicenne su cinque nell'area Ocse è un "low performer" in tutte e tre le materie, quota salita dal 16% del 2022 .
5. I nostri 468 punti in matematica sono comunque 35 punti sotto la media del 2003. Il punteggio assoluto non migliora da vent'anni. Miglioriamo *relativamente*, non assolutamente.
La domanda: perché gli altri calano?
Ecco la mia tesi, dopo aver letto i dati: i Paesi che stanno peggio sono quelli che hanno subito tre shock sovrapposti: la selezione sociale precoce (Germania), la frammentazione e la dispersione (Spagna), la crisi degli insegnanti (Svezia, Germania, e purtroppo anche noi), e la gestione disastrosa del Covid (USA in testa). L'Italia, con tutti i suoi difetti — scuola unitaria fino a 14 anni, divari territoriali giganteschi, stipendi docenti bassi — ha un sistema più resistente di quanto ci raccontassimo. La scuola pubblica italiana, quella che ci lamentiamo ogni giorno, ha tenuto.
Che cosa ne facciamo di questi numeri?
Tre cose.
Primo: smettere di pensare che la scuola italiana sia "la peggiore d'Europa" — i dati dicono il contrario, e il pregiudizio ci ha portato per anni a sottovalutare un sistema che invece ha dei punti di forza reali (la classe docente stabile, la scuola dell'obbligo unitaria, la resistenza territoriale degli istituti).
Secondo: i nostri punti deboli — Sud, disuguaglianza sociale, dispersione — sono problemi politici e di risorse, non di studenti.
Terzo: il mondo sta scendendo, ma Singapore, Estonia, Giappone e Corea sono ancora 40-90 punti sopra di noi. Il verso della classifica in cui guardare non è quello dei Paesi che inciampano, ma quello dei Paesi che corrono.
Fonti: OCSE PISA 2025
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