Un Papa americano a Parigi, per la prima volta dopo oltre quarant'anni. Papa Leone XIV ha iniziato il 25 settembre 2026 il suo viaggio apostolico in Francia, e uno dei momenti più attesi si è consumato ieri nella sede parigina dell'UNESCO: la prima visita di un Pontefice all'Organizzazione dal memorabile discorso di Giovanni Paolo II nel 1980. Un'occasione storica, che il Papa ha scelto per consegnare alla comunità internazionale una riflessione appassionata sulla cultura, sulla dignità umana e sul futuro dell'educazione nell'era dell'intelligenza artificiale.
La laicità non è un muro, ma una condizione di giustizia
La Francia è la nazione che più di ogni altra ha fatto della laicità un baluardo identitario. E proprio lì, accanto al presidente Emmanuel Macron, Leone XIV ha provato a disegnarne i confini più autentici: non un muro che espelle la religione dallo spazio pubblico, ma un assetto che garantisce giustizia e libertà per tutti. "La vera laicità non esclude la dimensione religiosa, ma sa al contrario trarne vantaggio come risorsa educativa", ha detto il Papa.
È un messaggio delicato e insieme deciso: la Chiesa non chiede privilegi, chiede di poter contribuire al bene comune, nella convinzione che la fede non sia un residuo privato da tollerare, ma una forza culturale e morale di cui la società ha bisogno.
La vita come fondamento di ogni diritto
Sul piano etico, il Papa non ha usato mezze misure. Con l'occhio rivolto anche al dibattito francese sul fine vita e al clima di riarmo che attraversa l'Europa, Leone XIV ha ribadito: "La tutela del diritto alla vita costituisce il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto umano".
Un principio che, nel discorso all'UNESCO, si è intrecciato con l'avvertimento sui rischi di una cultura corrotta, in cui la legge viene invocata quando serve e ignorata quando limita, e persino la giustizia rischia di diventare "una merce da comprare e vendere". Di fronte alle tecnologie che promettono di tutto tranne che senso, il Papa è stato netto: "L'intelligenza artificiale non può mai rispondere al senso dell'esistenza", e senza verità il linguaggio finisce per sottostare alla logica della violenza.
"La guerra non è inevitabile"
Nel suo arrivo all'Eliseo, Leone XIV ha scelto parole che suonano come uno schiaffo alla rassegnazione del nostro tempo: "La guerra non è inevitabile; Parigi promuova dialogo e diplomazia". È la coerenza con il messaggio per la Giornata mondiale della pace 2026, "Pace armata e disarmante", in cui il Papa invitava ad abbracciare "il sentiero disarmato della diplomazia, della mediazione e del diritto internazionale". In un'Europa che torna a parlare di spese militari e di deterrenza, la voce di Leone XIV insiste: prepararsi alla guerra non è la via della pace, ma la sua negazione.
Il segno inatteso: i francesi che tornano a battezzarsi
C'è infine un dato che ha sorpreso persino il Papa, e che rende questo viaggio simbolicamente ancor più significativo. In Francia, patria del laicismo militante, i battesimi di adulti stanno registrando una crescita esponenziale: dopo i 10.384 adulti battezzati nella Veglia pasquale 2025, numero raddoppiato in due anni, nel 2026 si è arrivati a 21.400 battesimi tra adulti e adolescenti, di cui circa 13.200 adulti. Un fenomeno che i vescovi francesi leggono come "un segno del Cielo", più che un fatto statistico.
È forse il suggello più eloquente del viaggio: una Chiesa che non pretende di recuperare posizioni di potere, ma che scopre — persino nella Francia laica — cuori che tornano a bussare. Come ha detto mons. Olivier de Germay, arcivescovo di Lione, "è il Signore che attira le persone a sé". Il Papa se ne dice positivamente sorpreso. E forse, per una volta, la sorpresa è la notizia.
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