martedì 1 settembre 2026

Addio a Enzo Bianchi: il monaco che ha insegnato a leggere la Bibbia e a dialogare

Oggi, 1° settembre 2026, è morto all’ospedale Molinette di Torino Enzo Bianchi, il fondatore della Comunità monastica di Bose. Aveva 83 anni.

La notizia è stata confermata nelle prime ore della mattina: Bianchi era ricoverato da alcuni giorni per un grave scompenso renale che lo aveva portato al coma metabolico.

Con la sua scomparsa se ne va una delle figure più importanti del cattolicesimo italiano contemporaneo: monaco laico, biblista, scrittore, fondatore di una comunità monastica ecumenica e voce libera nel dibattito pubblico sulla fede, sulla Chiesa e sul dialogo tra cristiani.

Chi era Enzo Bianchi
Enzo Bianchi nasce il 3 marzo 1943 a Castel Boglione, in provincia di Asti. Dopo il diploma in ragioneria, inizia gli studi di Economia all’Università di Torino, ma li interrompe per seguire una chiamata diversa.

Alla fine del 1965, a soli 22 anni, si trasferisce a Bose, una frazione abbandonata del comune di Magnano, sulla Serra di Ivrea (Biella), con l’idea di fondare una comunità monastica. 

L’8 dicembre 1965, giorno di chiusura del Concilio Vaticano II, nasce ufficialmente la Comunità monastica di Bose, che diventerà un’esperienza unica in Italia: una comunità mista, formata da uomini e donne di diverse Chiese cristiane (cattolici, protestanti, ortodossi), uniti dalla preghiera, dal lavoro e dallo studio.

Bianchi ne sarà il priore fino al 2017, quando lascia la guida della comunità. Nel 2020, dopo una visita apostolica, la Santa Sede dispone il suo allontanamento da Bose insieme ad altri membri.

Negli ultimi anni si era trasferito a Torino e aveva dato vita alla Fraternità della Madia ad Albiano d’Ivrea, proseguendo la sua attività di studio, scrittura e riflessione spirituale.

Un monaco “diverso”: biblista, scrittore, uomo di dialogo
Enzo Bianchi non è stato un monaco “chiuso” in convento, ma una figura aperta al mondo: ha scritto oltre cinquanta libri, molti dei quali tradotti in diverse lingue, e ha collaborato con quotidiani e riviste come La Stampa, la Repubblica, Avvenire, Famiglia Cristiana, La Croix e La Vie.

Nel 1983 fonda Edizioni Qiqajon, la casa editrice della comunità, specializzata in testi di spiritualità biblica, liturgica e monastica, contribuendo a far conoscere in Italia autori e temi spesso poco presenti nei circuiti editoriali tradizionali.

Tra i suoi libri più noti:
- Il pane di ieri (2009, Premio Cesare Pavese)  
- Fede e fiducia (2013)  
- Gesù e le donne (2016)  
- Cosa c’è di là (2022)  
- Fraternità (2024, con prefazione di Papa Francesco)  
- Rinascere (2024) 

Enzo Bianchi è stato:
- un monaco laico: non un prete, ma religioso a tutti gli effetti, testimone di una forma di vita cristiana alternativa e radicale;
- un biblista: ha insegnato a leggere la Bibbia non come un libro antico, ma come una parola viva che interroga la vita di ogni giorno.  
- un uomo di dialogo: ha creduto nell’ecumenismo concreto, cioè nel camminare insieme con cristiani di altre Chiese, oltre le divisioni storiche.  
- una voce pubblica: ha portato temi spirituali e biblici sui grandi media, senza aver paura di porre domande scomode alla Chiesa e alla società.

La sua vita offre spunti per riflettere su:
- il Concilio Vaticano II e il rinnovamento della Chiesa;  
- il significato del monachesimo oggi;
- il dialogo tra le religioni e tra i cristiani;
- il ruolo dei laici nella Chiesa cattolica;
- il rapporto tra fede, cultura e impegno nel mondo.

Una frase per ricordarlo
In uno dei suoi ultimi scritti, Bianchi ha raccontato che per lui “imparare a morire è stato il cammino dell’imparare a vivere".

Una frase che riassume il suo approccio alla fede: non fuga dal mondo, ma allenamento a vivere con profondità, libertà e responsabilità.

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