martedì 10 febbraio 2026

Giornata del Ricordo: il dolore dimenticato degli esuli giuliano-dalmati e istriani

Il 10 febbraio celebriamo la Giornata del Ricordo, istituita nel 2004 per commemorare le vittime delle foibe, le deportazioni e le sofferenze del popolo italiano in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Non si tratta solo di un atto di memoria storica, ma di un riconoscimento del dramma umano di decine di migliaia di italiani – civili, militari e religiosi – perseguitati dal regime del maresciallo Tito e dai suoi partigiani titini.

Tra il 1943 e il 1947, circa 20.000 italiani furono infoibati o eliminati in campi di concentramento come quelli di Goli Otok e Vis. Uomini e donne, spesso accusati di "fascismo" senza prove, venivano gettati vivi nelle voragini carsiche delle foibe, legati con filo spinato e talora seviziati barbaramente. Tra le vittime spiccano sacerdoti e religiosi: suore francescane crocifisse a rovescio, preti come don Francesco Bonifacio torturati e infoibati con il collo stretto da filo spinato, o don Giovanni Missio seviziato prima di essere precipitato in una foiba. Questa persecuzione religiosa colpì oltre 700 chierici italiani, simbolo di un odio ideologico che non risparmiava la fede.

Le popolazioni giuliano-dalmate e istriane subirono una pulizia etnica sistematica: case requisite, beni confiscati, famiglie spezzate. Circa 350.000 italiani furono costretti all'esilio, abbandonando tutto per rifugiarsi in Italia. Eppure, in patria, trovarono scarsa solidarietà. Gli esuli furono accolti con diffidenza, spesso bollati come "fascisti" dalla propaganda comunista dominante, emarginati nei campi profughi di Bologna, Cisterna o Padriciano. Mancò un abbraccio collettivo: la storiografia ufficiale oscurò questi eventi per decenni, preferendo il mito della Resistenza.

Oggi, ricordare non è revanscismo, ma giustizia. Onoriamo le vittime – come i 6.000-10.000 delle foibe, secondo stime storiche attendibili – per non ripetere gli orrori del totalitarismo. La solidarietà negata ieri deve diventare empatica memoria oggi. 

Fonti di riferimento: Istituto di Studi Istriani e Dalmati, Archivio storico della Memoria Giuliana e Dalmata, legge 92/2004.

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