mercoledì 11 febbraio 2026

Restare umani: il cuore della Giornata del Malato

La Giornata Mondiale del Malato ci riporta ogni anno davanti a una verità essenziale: la misura di una società si vede da come guarda e si prende cura dei suoi membri più fragili. Il messaggio della Conferenza Episcopale Italiana di quest’anno invita a riscoprire proprio questo sguardo — uno sguardo “umano”, capace di compassione, ascolto e prossimità.

In un tempo segnato da tecnologie sempre più sofisticate e da un ritmo di vita che tende a mettere da parte chi non tiene il passo, la tentazione è quella di anestetizzare la sofferenza, di renderla invisibile. Eppure è proprio lì, dove il dolore e la fragilità si fanno più evidenti, che si misura la nostra umanità. “Restare umani” – sottolineano i vescovi – significa non lasciarsi indurire, non ridurre la persona malata a un “caso clinico” o a un numero in un reparto, ma ricordare che in ogni volto sofferente abita un mistero di dignità e di vita.

Questo appello non riguarda solo chi opera nel mondo della sanità o della cura, ma ciascuno di noi. Restare umani è un impegno quotidiano: in famiglia, di fronte a un anziano solo; nella comunità, accanto a chi vive un dolore invisibile; nella professione, evitando di trasformare l’efficienza in indifferenza. La malattia, con la sua carica di limite, ci ricorda che non siamo autosufficienti. Nella fragilità possiamo riscoprire la solidarietà e la gratitudine, la capacità di prenderci a cuore gli uni degli altri.

In questa Giornata del Malato, il messaggio della Chiesa italiana ci invita dunque a non “perdere il senso dell’umanità”. È un’esortazione che vale per credenti e non credenti: restare umani significa custodire il valore inalienabile di ogni vita, riconoscere che la cura non è solo un gesto medico, ma un atto d’amore che restituisce dignità e speranza.

Nessun commento:

Posta un commento