La teologia della prosperità è una corrente del cristianesimo evangelicale che collega in modo diretto fede, obbedienza religiosa e donazioni alla Chiesa con ricchezza materiale, successo e salute fisica; Paula White è una delle sue esponenti più note e ha portato questo messaggio fino ai vertici del governo degli Stati Uniti tramite il suo ruolo accanto a Donald Trump come consigliera spirituale e responsabile degli uffici per la “Faith and Opportunity Initiative”.
Che cos’è la teologia della prosperità
È una dottrina diffusa in ambienti pentecostali e carismatici, spesso legata alle megachurch e al televangelismo, che sostiene che la volontà ordinaria di Dio per il credente sia benessere economico e salute.
Interpreta la Bibbia quasi come un “contratto”: se la persona mostra fede (preghiera, confessioni positive, obbedienza) e dà generosamente alla chiesa o al ministero, Dio “risponde” con prosperità finanziaria, guarigione e successo personale.
Le tecniche tipiche sono il “positive confession” (dichiarare a voce promesse di benedizione, evitando parole negative) e il “seed-faith” (offerte di denaro viste come “semi” che garantiranno un ritorno moltiplicato).
Molte chiese storiche e teologi protestanti e cattolici criticano questa visione come riduttiva, perché trasforma la fede in un meccanismo quasi magico e tende a leggere povertà e malattia come segni di scarsa fede, con evidenti problemi etici e pastorali.
Chi è Paula White
Paula White (oggi Paula White‑Cain) è una predicatrice e televangelista carismatica statunitense, pastora di megachurch e nota predicatrice della teologia della prosperità.
Ha costruito la propria carriera dagli anni 2000 con ministeri televisivi, conferenze e libri centrati su promesse di avanzamento finanziario, successo personale e “rottura delle maledizioni” attraverso fede e donazioni.
Il suo stile unisce retorica motivazionale (realizzazione personale, empowerment) con linguaggio carismatico (visione, battaglia spirituale, miracoli) dentro il paradigma della prosperità.
Rapporti con il governo americano
Paula White è stata per anni “spiritual advisor” personale di Donald Trump, che la notò in TV circa vent’anni fa mentre predicava il vangelo della prosperità, e iniziò a consultarla ben prima della sua candidatura presidenziale.
Durante la prima amministrazione Trump è stata figura chiave nel consiglio evangelico informale della Casa Bianca, partecipando a eventi ufficiali, preghiere pubbliche e momenti simbolici come la cerimonia per il trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme.
Nel 2019 è stata nominata formalmente a capo della “Faith and Opportunity Initiative”, struttura interna collegata all’Office of Public Liaison e al Domestic Policy Council, con il compito di fungere da punto di contatto con leader religiosi e raccogliere le loro istanze rispetto alle politiche federali.
Con questa posizione, la teologia della prosperità ha raggiunto un livello inedito di visibilità politica, perché una sua esponente di punta ha avuto accesso diretto al presidente e all’apparato politico, organizzando incontri con migliaia di pastori e leader evangelici alla Casa Bianca.
Effetti e critiche nel rapporto fede–politica
Il legame tra White, il mondo della prosperità e la Casa Bianca ha contribuito a consolidare un blocco evangelicale pro‑Trump, sensibile a temi come Israele, aborto, diritti LGBTQ+ e libertà religiosa, presentati come ambiti in cui la “benedizione” o la “maledizione” di Dio sull’America dipenderebbero dalle scelte politiche.
Studiosi e organizzazioni per la separazione tra Chiesa e Stato hanno criticato il suo ruolo, sia per l’assenza di esperienza nel dialogo interreligioso, sia per l’uso di una teologia contestata come base di legittimazione religiosa di politiche pubbliche e nomine giudiziarie.
Nel dibattito americano, il caso Paula White viene spesso citato come esempio di come certo evangelicalismo prosperità‑oriented possa fondersi con un’agenda politica nazionalista, trasformando il successo politico e nazionale in “prova” della benedizione divina e intrecciando fede, potere e identità nazionale.
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