giovedì 26 marzo 2026

Si insedia la nuova arcivescova di Canterbury

Sarah Mullally è stata insediata come prima donna arcivescovo di Canterbury, un passaggio storico per la Comunione anglicana e un segno ecumenico di grande rilievo.

Un evento storico
Per la prima volta in 1.400 anni di storia, la sede di Canterbury è affidata a una donna: Sarah Mullally è il 106° arcivescovo di Canterbury e la prima a rompere una tradizione secolare che, dai tempi di sant’Agostino inviato da Roma nel 597, aveva visto solo uomini in questo ruolo. Il suo insediamento, avvenuto il 25 marzo 2026 nella cattedrale di Canterbury, segna un cambio di passo simbolico e sostanziale nella leadership della Chiesa d’Inghilterra e dell’intera Comunione anglicana. Non è solo una novità interna: l’evento parla alle Chiese cristiane di tutto il mondo, che osservano come le comunità anglicane interpretano oggi il tema del ministero e della corresponsabilità tra uomini e donne.

Il profilo di Sarah Mullally
Prima di diventare pastora, Sarah Mullally è stata infermiera e poi capoinfermiera a livello nazionale nel servizio sanitario britannico, un percorso che segna profondamente il suo stile pastorale, attento alle fragilità e alla cura. Nelle sue prime parole a Canterbury ha parlato di un mondo attraversato da “profonda incertezza globale”, indicando proprio negli atti di gentilezza, di amore e di vicinanza concreta la via cristiana alla guarigione personale e sociale. La sua nomina arriva dopo le dimissioni di Justin Welby e in un contesto di tensioni interne alla Comunione anglicana sui temi delle donne nel ministero e delle persone LGBTQ+, che rendono il suo compito ancora più esigente.

Dimensione ecumenica
La scelta di una donna alla guida di Canterbury si colloca dentro un cammino ecumenico ormai sessantennale tra cattolici e anglicani, fatto di dialoghi teologici e, soprattutto, di rapporti personali tra i pastori delle due Chiese.
Nella lettera di augurio inviata alla vescova Mullally, il responsabile vaticano per l’unità dei cristiani ha sottolineato come il nuovo ministero sia chiamato a essere un servizio di comunione e di unità, pur riconoscendo che la stessa ordinazione delle donne resta uno dei punti sensibili nel confronto teologico tra Roma e Canterbury. Proprio per questo l’insediamento della nuova arcivescova rappresenta, agli occhi delle altre Chiese, un banco di prova: riuscire a tenere insieme fedeltà alla propria tradizione, apertura alle donne e volontà sincera di camminare verso l’unità visibile.

Le parole del Papa Leone
Papa Leone ha voluto inviare un messaggio di saluto e di incoraggiamento alla nuova arcivescova e all’intera Comunione anglicana. Il Pontefice ha espresso gratitudine per il cammino comune compiuto da cattolici e anglicani, invitando a leggere l’insediamento di Sarah Mullally non come una minaccia ma come un’occasione per rinnovare la reciproca stima, intensificare la preghiera e cercare insieme vie concrete di testimonianza condivisa del Vangelo nel continente europeo secolarizzato. Nelle sue parole è emersa una duplice sottolineatura: da un lato il rispetto per le scelte interne della Chiesa d’Inghilterra, dall’altro il richiamo a non perdere di vista la meta dell’unità, che domanda pazienza, ascolto reciproco e una carità capace di andare oltre le differenze su ministero e disciplina.

Uno sguardo per la vita della Chiesa
L’insediamento della prima arcivescovo donna a Canterbury interpella tutte le Chiese sul ruolo delle donne, sul modo di esercitare l’autorità e sul linguaggio con cui si annuncia il Vangelo in un tempo segnato da crisi, guerre e sfiducia. La storia personale di Sarah Mullally, fatta di cura dei malati e di responsabilità pubblica, offre un’immagine di guida ecclesiale meno centrata sul potere e più sulla prossimità, che può parlare tanto ai fedeli anglicani quanto ai cattolici. In questa prospettiva, le parole di papa Leone rilanciano il desiderio di un ecumenismo concreto: non solo documenti e dichiarazioni, ma gesti e volti che, come in questa giornata a Canterbury, ricordano al mondo che i cristiani, pur divisi, sono chiamati a raccontare insieme la buona notizia del Vangelo.

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