martedì 18 novembre 2025

Quando la fede diventa azione: le comunità cristiane in prima linea nella lotta al cambiamento climatico

Mentre la COP 30 riunisce leader politici e negoziatori in Brasile, il mondo sembra ancora in bilico tra promesse e rinvii. Le decisioni politiche tardano, le emissioni aumentano, e la crisi climatica continua a colpire con una violenza che non risparmia nessun continente. 
Eppure, in questo clima di incertezza, arriva un segnale forte e sorprendentemente concreto da parte delle comunità di fede: 62 istituzioni religiose di tutto il mondo hanno annunciato il disinvestimento dai combustibili fossili.

Si tratta di uno dei più grandi gesti collettivi di questo tipo compiuti finora, e rappresenta ben più di una scelta economica. È un atto morale e profetico, un modo con cui le comunità credenti affermano che la custodia del creato e la giustizia climatica appartengono al cuore della fede.

Le Chiese si muovono: dall’Italia al Canada, dall’Europa al Sud del mondo
Tra i protagonisti di questa iniziativa ci sono cinque diocesi cattoliche — quattro in Italia e una in Canada — insieme a ordini religiosi, banche etiche e reti di investitori cristiani di più Paesi europei. Il gesto della diocesi canadese di Gatineau segna una svolta storica: è la prima nel suo Paese ad abbandonare completamente i combustibili fossili, in un contesto dove l’industria dell’estrazione continua a espandersi.In Italia, il segnale è altrettanto chiaro. Il cardinale Augusto Paolo Lojudice, annunciando il disinvestimento per le diocesi di Siena, Colle Val d’Elsa, Montalcino, Montepulciano, Chiusi e Pienza, ha definito la decarbonizzazione “un atto di giustizia e di amore per i poveri”. Parole che si intrecciano con l’impegno di molti vescovi e comunità locali, come quella di Lucca, dove monsignor Paolo Giulietti collega il disinvestimento alla nascita di Comunità Energetiche Rinnovabili; o come Cremona, che ha già avviato sei comunità energetiche in collaborazione con Comuni, imprese e cittadini, unendo ecologia e partecipazione democratica.
Sono esempi che mostrano come la transizione ecologica non debba essere solo un tema tecnico o politico, ma una conversione comunitaria e spirituale, come più volte richiesto anche da Papa Francesco e da Papa Leone XIV nei loro appelli a una “conversione ecologica integrale”.

Un segnale di responsabilità 
Quando la fede diventa azione: le comunità cristiane in prima linea nella lotta al cambiamento climatico
Oltre ai cattolici, anche le Chiese protestanti tedesche, coordinate dal network Arbeitskreis Kirchlicher Investoren (AKI), hanno dato un esempio concreto: escludere dalle proprie politiche di investimento tutte le aziende che traggono oltre il 5% dei ricavi da carbone, petrolio o gas non convenzionali. Un modo per dire, come ha spiegato il presidente dell’AKI Jörg Mayer, che investire non significa “abdicare alle proprie responsabilità”, ma esercitarle secondo fede e giustizia.In Germania, Austria e Svizzera, anche i gesuiti annunciano la decisione di disinvestire sistematicamente dai combustibili fossili, destinando le proprie risorse solo a progetti sostenibili: “È un contributo concreto per un futuro degno di essere vissuto”, ha affermato il provinciale padre Thomas Hollweck SJ.Per Lorna Gold, direttrice del Movimento Laudato Si’, questo movimento religioso mondiale verso il disinvestimento è “un imperativo morale” in un tempo in cui i governi continuano a esitare: un modo per mostrare che la speranza non è un sentimento, ma una scelta concreta.

Oltre la COP 30: la fede come forza politica del cambiamento
È significativo che tutto questo accada mentre i negoziati della COP 30 rischiano di impantanarsi su compromessi al ribasso. Le comunità religiose, intanto, hanno scelto una via diversa: le People’s Determined Contributions (PDC), l’impegno diretto dei cittadini e delle istituzioni di fede per ridurre l’impatto climatico con azioni proprie, anche in assenza di direttive efficaci da parte dei governi.Con oltre 600 istituzioni religiose nel mondo già impegnate nel disinvestimento e nella creazione di alternative sostenibili, il messaggio che arriva dalla fede è chiaro: non servono solo partenariati tecnologici, ma una conversione etica collettiva. Per molti cristiani, salvare il clima significa riscoprire il senso della custodia, della sobrietà e della solidarietà globale.Come ha ricordato il Consiglio Mondiale delle Chiese, questo è un kairos, un tempo decisivo, in cui “le persone di fede devono verificare che le proprie risorse non finanzino ciò che distrugge il creato”. Una frase che riassume perfettamente il senso profondo di questi gesti: trasformare la fede in una forza concreta di rinnovamento del mondo.

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