sabato 29 novembre 2025

A Nicea: “Superiamo lo scandalo delle divisioni e alimentiamo l’unità”

Memoria di Nicea e fede comune
La scelta di pregare insieme proprio a Nicea richiama il Concilio del 325, da cui nacque il Credo che ancora oggi unisce la grande maggioranza dei cristiani nella stessa professione di fede trinitaria e cristologica. La proclamazione del Credo niceno-costantinopolitano, recitato insieme e persino senza il Filioque, mostra che il punto di partenza del cammino verso l’unità è una fede condivisa in Cristo, più profonda delle divisioni storiche. 

Gesti simbolici di riconciliazione
La celebrazione sul sito della basilica sommersa di San Neofito, riemersa dopo secoli, diventa un segno eloquente: dalle rovine della storia e dalle ferite del passato può riemergere una Chiesa più riconciliata. Il cammino fianco a fianco di Papa Leone XIV e del patriarca Bartolomeo, come “Pietro e Andrea” che avanzano insieme, rende visibile il desiderio di superare secoli di separazione tra Oriente e Occidente.

Dal conflitto alla croce come vera vittoria
Nel suo intervento, Bartolomeo ricorda che “Nicea” significa “vittoria”, ma per i cristiani la vera vittoria non è dominio o supremazia, bensì la croce di Cristo, segno di amore che vince il peccato e la divisione. In questo senso, l’evento non celebra un trionfo di una Chiesa sull’altra, ma la vittoria della fede che libera dalla logica di contrapposizione e apre alla comunione. 

Cammino ecumenico verso la piena comunione
Papa Leone XIV collega il 1700° anniversario alla domanda decisiva: chi è Gesù Cristo per le donne e gli uomini di oggi, e per i cristiani stessi. Proprio l’adesione comune alla fede in Cristo vero Dio e vero uomo è indicata come fondamento del cammino verso la “piena comunione”, che richiede ascolto della Parola di Dio, docilità allo Spirito Santo, amore reciproco e dialogo teologico serio. 
Superare lo scandalo delle divisioni
Il Papa parla esplicitamente di “scandalo delle divisioni” tra cristiani e invita ad alimentare un desiderio concreto di unità, legato alla preghiera di Gesù “che tutti siano una cosa sola”. 
Più le Chiese si lasciano riconciliare, più la loro testimonianza diventa credibile davanti a un’umanità ferita da guerre e violenze, che ha bisogno di un Vangelo di pace, fraternità universale e rifiuto di ogni uso religioso della violenza, del fondamentalismo e del fanatismo.

Un’unica preghiera in molte lingue
La recita comune del Credo, le invocazioni elevate da diversi capi di Chiese, il Padre Nostro sussurrato insieme e le benedizioni in varie lingue esprimono un’unità già reale, seppur non ancora pienamente realizzata. 
Il fatto che le differenze liturgiche e linguistiche non vengano cancellate ma armonizzate in una sola preghiera indica un modello di unità come comunione nella diversità, non come uniformità. 

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