venerdì 28 novembre 2025

Ripartiamo dall'economia che dà vita

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Papa Leone XIV ha rivolto un messaggio toccante ai giovani riuniti al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo per l'incontro globale di The Economy of Francesco (28-30 novembre 2025). Rivolgendosi a loro come a chi è più vicino alle "cose nuove" che decidono il futuro dell'umanità, il Pontefice ha lodato il loro cammino ispirato al Vangelo di San Francesco d'Assisi, che trasforma il lavoro e l'economia in vie per una vita abbondante.

Un omaggio a Papa Francesco e un invito al coraggio
Il Papa ha ricordato con gratitudine Papa Francesco, morto nel giorno della Pasqua, citando le sue parole: "In mezzo a voi possa nascere un nuovo modo di stare insieme e di fare economia che non produca scarti ma benessere materiale e spirituale". Ha incoraggiato i giovani a custodirne l'eredità, uscendo dall'indifferenza per accogliere il Regno di Dio attraverso nuovi modi di amare il bene comune, riaccendendo sogni con preghiera, studio e lavoro condiviso.​

"Restarting the Economy": dalla periferia al bene comune
Il tema dell'incontro, "Restarting the Economy", è stato al centro del messaggio: un'economia che riparte libera dalle ingiustanze, restaura i feriti e crea dignità per tutti. Leone XIV ha ripreso il suo discorso ai Movimenti popolari, proponendo uno sguardo sulle "cose nuove" dalla periferia, come il lebbroso di Francesco. Ha citato il "principio di piccolezza" del teologo Ghislain Lafont: il motore della storia è la povertà, non la potenza, e il cambiamento nasce dagli elementi deboli.​

Sfide al sistema e radici nella Bibbia
I giovani sono chiamati a denunciare un sistema che accresce disuguaglianze e ignora i deboli, accogliendo i sogni di Dio per un'avventura di pace. Il Papa li esorta a nutrire lo spirito con i Vangeli, fonte di "economia divina", per essere veri imprenditori e economisti. "Andate avanti insieme!", conclude con la sua Benedizione, dal Vaticano il 26 novembre 2025.

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martedì 25 novembre 2025

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

La violenza contro le donne rimane un dramma profondo in Italia. Secondo i dati Istat del 2025, il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno una volta nella vita violenze fisiche o sessuali, coinvolgendo circa 6,4 milioni di vittime. Nei primi dieci mesi del 2025 sono state 85 le donne uccise, un dato che resta preoccupante nonostante una leggera diminuzione rispetto all’anno precedente.​

Il presidente Sergio Mattarella, nel suo discorso per questa giornata, ha sottolineato che la violenza contro le donne è un fenomeno radicato in disuguaglianze e stereotipi di genere. Ha invitato a non giustificare mai questi comportamenti e a rafforzare la cultura del rispetto e dell’uguaglianza, soprattutto intervenendo nelle famiglie e nelle scuole per educare a relazioni basate sulla dignità reciproca.​

In Italia è in discussione un Disegno di Legge che introduce la clausola del consenso informato della donna in materia di violenza e tutela, assicurando che ogni decisione legata alla propria persona e al proprio corpo venga presa liberamente e con piena consapevolezza, senza pressioni o coercizioni.​

Papa Francesco, nel suo messaggio per questa giornata, ha definito la violenza sulle donne una "gramigna velenosa" che va estirpata dalle radici culturali e mentali della società. Ha espresso solidarietà alle donne vittime di abusi e ha chiamato tutti ad un impegno urgente e coraggioso per combattere questa piaga sociale, promuovendo relazioni giuste, basate sul rispetto e la dignità.​

Per le donne che vivono situazioni di sofferenza o minaccia, è fondamentale sapere che esistono reti di supporto gratuite e accessibili in tutta Italia, tra cui i Centri Antiviolenza, che offrono ascolto, assistenza psicologica e legale, e accoglienza in case rifugio. Le forze dell’ordine sono preparate a intervenire nei casi di violenza domestica. In ogni momento, è possibile chiamare il numero verde 1522 per ricevere aiuto immediato e informazioni sui servizi più vicini.​

Violenza contro le donne 2025

sabato 22 novembre 2025

Il dono di una strada per costruire comunità

L’81ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, tenutasi ad Assisi dal 17 al 20 novembre 2025, ha rappresentato un punto di svolta per la Chiesa italiana, chiamata a confrontarsi con le sfide della modernità e della sinodalità. In uno scenario suggestivo, ricco di memoria spirituale e impegno sociale, oltre 220 rappresentanti tra vescovi, religiosi e laici si sono riuniti sotto la guida del Cardinale Presidente Matteo Zuppi, con la presenza del Papa Leone XIV, per tracciare nuove prospettive pastorali e riaffermare il ruolo della Chiesa quale “lievito” di pace e speranza nel cuore di un mondo segnato da crisi e trasformazioni.

1. Sinodalità, collegialità e rinnovamento pastorale
I vescovi, in sintonia con papa Leone XIV, hanno ribadito che la sinodalità è la forma ordinaria della vita della Chiesa, segno di comunione e corresponsabilità. È stato accolto il Documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza”, che conclude la fase 2021-2025 del Cammino sinodale, e sono stati sciolti gli organismi sinodali precedenti per avviare una nuova fase operativa.  
Tra le priorità: 
- rinnovare la dimensione missionaria, 
- sostenere il protagonismo dei laici, 
- favorire comunità accoglienti e vivaci, 
- non temere il cambiamento,
- custodire la comunione tra le diocesi.  

2. Pace e educazione
Due testi approvati segnano questa sezione:  
- “Educare ad una pace disarmata e disarmante”, che propone un percorso per formare coscienze orientate alla pace, al disarmo e alla democrazia, secondo il metodo “vedere-giudicare-agire”.  
- “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, che valorizza i 40 anni dell’Intesa CEI–MIUR sull’IRC, rilanciando tale disciplina come strumento di dialogo culturale e di convivenza.  
Si riconosce la sua piena appartenenza alle finalità della scuola e il suo essere luogo accogliente, aperto a tutti, a prescindere dalle personali scelte di fede, e dunque palestra di conoscenza e comprensione reciproca, per una convivenza fraterna e costruttiva

L’appello dei vescovi è a far sì che ogni comunità diventi “casa della pace” e luogo educativo per la fraternità.  

3. Tutela dei minori e delle persone vulnerabili
Prosegue con decisione l’impegno per la prevenzione e il contrasto degli abusi. È stato ricordato il cammino di collaborazione con la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha generato una rete nazionale, regionale e diocesana di ascolto e formazione. I vescovi hanno ribadito l’assoluta necessità di trasparenza, responsabilità e rispetto per le vittime, con una cultura ecclesiale di vigilanza e protezione.  

4. Carità come cuore della missione
La carità è stata definita nucleo ardente della vita ecclesiale e segno del Vangelo vissuto. Essa richiede professionalità, formazione e creatività pastorale, per rispondere alle nuove povertà e solitudini. È stato sottolineato che la carità non è filantropia, ma nasce da preghiera ed Eucaristia, sfociando in impegno sociale e politico.
La Caritas deve restare ponte di comunione e laboratorio di sinodalità, mentre il servizio civile va riscoperto come strumento di pace.

5. Riforma interna e comunicazione ecclesiale
Il Consiglio Episcopale Permanente ha approvato ad experimentum (dal gennaio 2026) una riforma della Segreteria Generale fondata su tre principi: sinodalità, missionarietà e diaconia, con due nuove aree pastorali (“Annuncio e celebrazione della fede” e “Testimonianza della vita cristiana”).
Sono stati inoltre presentati dati sulla Giornata per la Carità del Papa e sul contributo dei media cattolici (Avvenire, Tv2000, Sir, FISC) al servizio dell’evangelizzazione e dell’informazione di qualità.

venerdì 21 novembre 2025

Nigeria, oltre duecento studenti rapiti in una scuola cattolica

Nella notte tra giovedì e venerdì, la Nigeria è sprofondata ancora una volta nell’incubo. Un commando armato ha fatto irruzione alla St. Mary School di Papiri, nello Stato del Niger, portando via più di duecento studenti e membri del personale. Una scena che, purtroppo, si ripete con angosciante regolarità: nel mirino, ancora una scuola, ancora dei bambini.Secondo la diocesi di Kontagora, gli assalitori – arrivati su decine di auto e motociclette – hanno invaso il complesso scolastico fra le due e le tre del mattino, seminando il panico e lasciando a terra un uomo della sicurezza, gravemente ferito. Dopo il blitz, il gruppo si è dileguato nelle aree forestali circostanti, dove operano bande armate dedite ai sequestri a scopo di riscatto.Il bilancio, per ora, è incerto: alcune fonti parlano di 52 studenti, altre di oltre 200 persone rapite. Ma il dato è chiaro: la violenza si sta diffondendo in modo incontrollato. Solo negli ultimi giorni si contano altri attacchi in diverse regioni del Paese: 25 studentesse musulmane rapite in Kebbi, 64 civili prelevati dalle loro case in Zamfara, e l’assalto a una chiesa pentecostale nello Stato di Kwara, con due fedeli uccisi e 38 sequestrati.Dietro questi eventi non si intravede soltanto il fanatismo religioso, ma anche una forma di criminalità organizzata che sfrutta il caos per ottenere denaro. In molte zone rurali della Nigeria, le scuole e i luoghi di culto rappresentano obiettivi vulnerabili, facili prede per bande armate che operano al confine tra jihadismo e opportunismo economico.La portata della crisi è enorme: secondo il centro di ricerca Acled, dall’inizio del 2025 si sono registrati quasi duemila attacchi contro civili, con più di tremila vittime. Le autorità locali e l’esercito faticano a contenere una spirale che intreccia violenza settaria, corruzione, povertà e fragilità statali.Il presidente Bola Tinubu ha annullato la sua visita al vertice del G20 a Johannesburg per affrontare l’emergenza. Dall’Italia, la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno espresso condanna e solidarietà, chiedendo al governo nigeriano maggiore protezione per le comunità cristiane e per tutte le minoranze religiose vittime di persecuzioni e rapimenti.La Nigeria conta 230 milioni di abitanti e oltre 200 gruppi etnici: un mosaico fragile, in cui la convivenza tra nord musulmano e sud cristiano è continuamente messa alla prova. Mentre le famiglie dei bambini di Papiri attendono notizie, il mondo resta a guardare con crescente angoscia. Per molti, la domanda più dura è sempre la stessa: quanto ancora durerà questo silenzioso martirio?

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sabato 15 novembre 2025

Il cinema laboratorio di speranza e linguaggio universale

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Il 15 novembre 2025, nella suggestiva Sala Clementina, Papa Leone XIV ha accolto il mondo del cinema con parole cariche di stima, spiritualità e futuro. Il Pontefice ha ricordato la magia intrinseca di questa “arte giovane, sognatrice e un po’ irrequieta”, nata per tutti e capace di parlare a ciascuno. In 130 anni, il cinema è passato dal gioco di luci e ombre alla narrazione profonda dell’avventura umana, diventando palestra di emozioni e speranze.

Papa Leone ha sottolineato il ruolo del cinema come arte che aiuta a riscoprire la complessità della vita e invita lo spettatore a tornare in sé stesso, educando lo sguardo e la sensibilità. La sala cinematografica per lui è una soglia che si attraversa per “accendere lo sguardo dell’anima”, dove anche il dolore può trovare un senso.

Parole forti anche sul valore sociale dei cinema e dei teatri, “cuori pulsanti dei nostri territori” minacciati da crisi e cambiamenti tecnologici. Papa Leone invita istituzioni e artisti a non scoraggiarsi: difendere la lentezza, il silenzio, la differenza, senza piegarsi alle logiche degli algoritmi che ripetono ciò che “funziona”, perché il cinema autentico non consola soltanto, ma interpella e chiama per nome le grandi domande di senso.

Nel clima del Giubileo, il cinema diventa un pellegrinaggio dell’immaginazione, un viaggio che misura la strada in immagini, parole, emozioni e memorie condivise. I registi e gli artisti, “artigiani della speranza”, sono incoraggiati a raccogliere il mistero e la bellezza anche nelle pieghe del dolore e a essere testimoni di verità con coraggio, affrontando le ferite del mondo senza paura di indagare la fragilità umana.

Papa Leone ricorda che l’opera cinematografica è corale: ogni film nasce dalla collaborazione, dalla passione e dai talenti di tanti professionisti spesso invisibili al grande pubblico. Solo insieme, in spirito di fraternità e scambio, si costruisce “una casa per chi cerca senso, un linguaggio di pace”.

Il suo augurio: il cinema continui a stupire e a illuminare la speranza, testimoniando la bellezza che salva e il mistero di Dio anche negli angoli bui dell’esistenza, in un pellegrinaggio creativo che è, oggi più che mai, anche cammino spirituale.

«Che il vostro cinema resti sempre un luogo d’incontro, una casa per chi cerca senso, un linguaggio di pace… possiate essere artigiani della speranza» 

giovedì 13 novembre 2025

COP 30 in Brasile: la voce potente delle popolazioni tribali

 

Quest’anno la Conferenza ONU sul clima in Brasile ha segnato un vero spartiacque: mai prima d’ora la partecipazione delle popolazioni indigene è stata così numerosa e visibile! Oltre 3.000 rappresentanti da più di cento popoli hanno animato Belém, danzando, cantando, manifestando e portando nei corridoi della COP la forza della foresta, delle culture ancestrali e una richiesta chiara: ascoltate la nostra saggezza, proteggete la Terra che è la nostra casa comune.

Messaggi chiave delle tribù in prima linea:

 “La nostra terra non è in vendita” gridavano i Munduruku, mentre il grande capo Raoni Kaiapó ricordava: “Le foreste devono restare vive: senza ombra e aria non possiamo respirare!”.

Sônia Guajajara, ministra per i Popoli Indigeni, ha ribadito come la difesa dell’Amazzonia e della biodiversità sia una missione che riguarda tutti: “Le popolazioni indigene sono le prime a preservare la foresta. La giustizia climatica nasce dalla loro saggezza e resistenza”.

Txai Surui, giovane leader amazzonica, ha lanciato un appello: “Non vogliamo più promesse, ma cambiamenti concreti. Basta passi indietro: la COP in Amazzonia deve essere il momento in cui la voce dei guardiani della foresta diventa azione”.

Non sono mancati momenti di tensione, con proteste, sit-in e vere e proprie marce da parte degli indigeni, che hanno ottenuto finalmente spazi di dialogo con i leader internazionali – seppur non senza polemiche sull’effettiva inclusione nei negoziati ufficiali.

Perché questa partecipazione è storica?

Per la prima volta, oltre 1.000 indigeni hanno avuto accesso diretto ai negoziati ufficiali (zona blu) della COP. I loro messaggi sono diventati il volto della conferenza, chiedendo la fine dei combustibili fossili, l’implementazione reale degli impegni climatici e il rispetto dei diritti dei popoli originari. Le maracas, i canti e le danze tribali hanno reso la COP non solo un vertice politico, ma una festa di identità, memoria e richieste di giustizia climatica.

Le comunità tribali e indigene hanno dimostrato che difendere la Terra è difendere la vita e che la loro presenza non è folkloristica, ma fa la differenza tra promesse e cambiamenti veri. Il futuro del pianeta passa da chi lo vive, lo custodisce e lo difende ogni giorno, con la forza della tradizione e la voce della foresta.

Ascoltare gli indigeni è ascoltare il futuro. Il loro messaggio è chiarissimo: non possiamo mangiare i soldi, possiamo solo vivere se la Terra resta viva!

mercoledì 12 novembre 2025

Monasteri: luoghi di spiritualità sempre più solitari

C’è un’Italia silenziosa che si sta spegnendo: è quella dei monasteri. Luoghi di preghiera, di studio e di lavoro che per secoli hanno alimentato la civiltà europea, oggi lottano per sopravvivere tra crisi di vocazioni, spese insostenibili e edifici troppo grandi per comunità sempre più esigue.

Secondo il rapporto “Vincoli in rete” del Ministero della Cultura, in Italia ci sono 861 monasteri, ma la maggioranza rischia l’abbandono. Un’analisi dell’Università di Bologna stimava già nel 2019 che il 60% delle comunità monastiche femminili sarebbe scomparso entro dieci anni. I numeri più recenti dell’Annuario statistico della Chiesa confermano il trend: solo nel 2025 l’Europa ha perso oltre settemila religiose, e quelle rimaste hanno un’età media così alta da rendere difficile la gestione ordinaria dei conventi.

Il declino ha molte cause: l’individualismo crescente, la perdita di senso comunitario e di fiducia nella fede, l’isolamento culturale in cui talvolta i monasteri sono caduti. Tuttavia, la posta in gioco va ben oltre l’aspetto religioso. Come ricordano gli storici, i monasteri furono culle di arte, agricoltura, architettura e cultura. Nelle loro biblioteche si salvarono i testi classici, nei loro campi nacquero sistemi agricoli avanzati, nei loro chiostri si formarono artisti e scienziati. Attorno ai centri monastici sorsero città, ospedali, scuole e persino università.

Oggi, però, molti di quei luoghi vengono riconvertiti in hotel o location per matrimoni. La Certosa di Pavia, capolavoro rinascimentale, è ormai solo un sito turistico; altri monasteri vengono comprati da privati o trasformati in centri eventi. Papa Francesco già nel 2013 aveva denunciato questa deriva, auspicando che i monasteri vuoti diventassero “luoghi di solidarietà, non alberghi di lusso”. In altri paesi europei, invece, si sperimentano vie più creative: in Svizzera e nei Paesi Bassi alcuni complessi monastici ospitano biblioteche, campus universitari o residenze per giovani, mantenendo viva la loro vocazione di custodi della conoscenza e della comunità.

Non mancano progetti simili anche in Italia: a Sant’Angelo in Pontano, nelle Marche, e a Lucca, dove il monastero di Vicopelago sarà destinato all’housing sociale. Ma sono ancora eccezioni. Secondo la Carta del Rischio del Ministero della Cultura, oltre duemila edifici religiosi necessitano di urgenti interventi di conservazione.

Il rischio è che, con la scomparsa delle comunità monastiche, si estingua anche un modo di vivere e pensare l’uomo: quello che lega fede e lavoro, silenzio e studio, preghiera e bellezza. La povertà monastica non fu mai miseria, ma libertà da ciò che distrae dall’essenziale; il chiostro non era chiusura, ma apertura al mistero e al tempo. Recuperare questo spirito – anche in forme nuove, laiche o condivise – potrebbe rappresentare una risposta preziosa alla crisi spirituale e sociale del presente.

I monasteri sono ancora lì, con i loro cortili di pietra e le cupole sprofondate nel cielo. Chiedono di essere abitati non solo da chi rinuncia al mondo, ma da chi vuole continuare a cercare senso dentro di esso.

venerdì 7 novembre 2025

Domenica 9 novembre la Giornata del Ringraziamento

Si terrà domenica 9 novembre la 75ª Giornata Nazionale del Ringraziamento che quest’anno ha per tema “Giubileo, rigenerazione della terra e speranza per l’umanità”. 
In occasione di questo tradizionale appuntamento, la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro ha preparato un Messaggio che mette in relazione il riposo dell’uomo con quello della terra. Il Giubileo è la ripresa di un tempo sabbatico per vivere in pienezza le relazioni e rimanda al riposo della terra come gesto di fede, a testimoniare la provvidenziale presenza di Dio nella storia, e all’istanza di giustizia sociale, che non può condannare il povero alla schiavitù e allo sfruttamento. Il riposo della terra rappresenta un gesto di speranza contro le logiche usuraie. È un tempo ‘altro’, dedicato alle relazioni e al recupero del progetto di Dio sulle creature.

Un passo storico verso l’unità dei cristiani in Europa

Con “un passo storico verso l’unità dei Cristiani”, la versione aggiornata della Charta Œcumenica è stata presentata il 5 novembre a Roma nella Chiesa del martirio di San Paolo presso l’Abbazia delle Tre Fontane a Roma, dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e dalla Conferenza delle Chiese europee (Cec). Frutto di “un lungo e meticoloso processo di revisione iniziato nel 2022”, “questo documento congiunto – scrivono i due organismi europei in un comunicato – segna una tappa fondamentale nel cammino ecumenico delle Chiese europee, rinnovando il loro impegno a camminare insieme nel dialogo, nella comprensione reciproca e nella testimonianza condivisa in risposta alle sfide del nostro tempo”. La Charta aggiornata è stata firmata dall’Arcivescovo Nikitas di Thyateira e Gran Bretagna, presidente del Cec, e da mons. Gintaras Grušas, Arcivescovo di Vilnius e presidente del Ccee. Insieme, hanno rinnovato “il loro impegno a costruire ponti tra le Chiese in Europa”.

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mercoledì 5 novembre 2025

Appello per la pace in Myammar

Il Myanmar, con una popolazione di circa 57 milioni di abitanti nel 2025, è un paese segnato da una profonda crisi politica e umanitaria conseguente al colpo di Stato militare del febbraio 2021. La crescita naturale della popolazione è ancora positiva, anche se negli ultimi anni la migrazione netta è negativa, con un esodo di persone che cerca rifugio altrove.

La crisi nasce dal rovesciamento del governo democraticamente eletto della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), guidata da Aung San Suu Kyi, con l'imposizione di una dura giunta militare (Tatmadaw) che ha giustificato il golpe con accuse di frodi elettorali, mai dimostrate. Da allora, il paese è scivolato in una guerra civile senza sosta, con scontri tra l'esercito e vari gruppi di resistenza armata, provocando almeno 1,5 milioni di sfollati interni e un numero crescente di rifugiati nei paesi vicini.

Negli ultimi mesi, la violenza si è intensificata, con battaglie decisive in zone strategiche come lo Shan e il Nord del paese. La situazione umanitaria è disperata: milioni di persone necessitano di assistenza, scuole, ospedali e infrastrutture sono distrutti, la sicurezza è precaria e la popolazione soffre per fame, malattie e repressione.

In questo contesto, il Papa Leone XIV ha lanciato un accorato appello per un cessate il fuoco immediato e un dialogo inclusivo che ponga fine alle ostilità. La sua vicinanza spirituale è rivolta alle vittime della guerra, agli sfollati e a tutti coloro che subiscono la violenza e la precarietà. Già nel 2017, Papa Francesco aveva visitato il Myanmar, esprimendo solidarietà soprattutto alla minoranza Rohingya, vittima di pulizia etnica.

La Chiesa cattolica in Myanmar, presente soprattutto nelle zone del nord a maggioranza cristiana come il Kachin, svolge un ruolo fondamentale nell’aiuto umanitario. Le comunità cattoliche, insieme a quelle battiste, sono tra i principali fornitori di supporto alle persone sfollate internamente, offrendo rifugi sicuri, assistenza medica e servizi di base laddove lo Stato non arriva. Grazie alla loro posizione di neutralità e alla fiducia guadagnata in decenni di presenza, la Chiesa riesce a operare anche nelle aree controllate da forze ribelli, senza distinzione religiosa o etnica.

Infine, la rete ecclesiale si impegna anche nei paesi limitrofi, aiutando i profughi provenienti dal Myanmar con programmi di accoglienza e assistenza, lavorando in sinergia con organizzazioni internazionali e ONG per alleviare la sofferenza di chi è costretto a fuggire dalla dittatura militare.

sabato 1 novembre 2025

Giubileo degli educatori: Disegnare nuove mappe di speranza

Durante il Giubileo del mondo educativo svolto in questi giorni a Roma, Papa Leone XIV ha voluto richiamare tutti gli educatori al cuore umano dell’insegnamento, proprio mentre la trasformazione tecnologica avanza rapidamente anche nel campo dell’istruzione. Nella sua lettera apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza”, pubblicata nella Basilica di San Pietro, il Pontefice ha scritto: “Il progresso tecnologico fa parte del piano di Dio per la creazione, ma nessun algoritmo potrà sostituire ciò che rende umana l’educazione: poesia, ironia, amore, arte, immaginazione, la gioia della scoperta e perfino l’educazione all’errore come occasione di crescita”.

Educazione, tecnologia e nuove responsabilità
Papa Leone XIV sottolinea come l’intelligenza artificiale e gli ambienti digitali siano strumenti preziosi, ma che devono essere governati con criteri di etica pubblica, partecipazione e orientati sempre alla tutela della dignità umana. La tecnologia, nel suo pensiero, deve arricchire e non impoverire le relazioni, la creatività e la capacità di ascolto degli educatori. L’insegnamento rimane una “missione di custodia del cuore e dello sguardo”, capace di costruire fiducia e comunità attraverso la presenza, l’empatia, la passione e la responsabilità condivisa.

Centralità della persona e alleanza educativa
Il Papa ricorda che educare non è solo trasmettere competenze digitali, ma promuovere la “trama stessa dell’evangelizzazione”, mettendo la persona — con la sua storia e vocazione — al centro di ogni processo formativo. Viene ribadito il ruolo fondamentale della famiglia come “prima scuola di umanità”, così come il compito delle scuole e università di favorire una cittadinanza responsabile e critica, senza mai sostituire l’umanità con il solo tecnicismo.

Uno sguardo per il futuro
Il Giubileo degli educatori 2025 invita a riflettere sulle sfide del nostro tempo con creatività pastorale, rinnovando la formazione dei docenti anche sul piano digitale, ma evitando tecnofobia e efficientismo senza anima[7][3]. Il mondo educativo è chiamato, secondo Papa Leone XIV, a essere fucina di speranza, luogo dove fede e ragione dialogano, e in cui trovare “sapienze che nascano dalla vita dei popoli”.

Leggi La lettera 

venerdì 31 ottobre 2025

IL GIORNO DEI MORTI

di Andrea Camilleri 

"Nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti. 
Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina...
Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca...Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo...
I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele e altre delizie come viscotti regina...
A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». 
Poi, lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. 
Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.".

giovedì 30 ottobre 2025

Global Peace Index 2025: più conflitti, meno pace nel mondo

Secondo l’ultimo rapporto dell’Institute for Economics and Peace, il numero di decessi per conflitti è ai massimi da 25 anni, mentre ben 106 paesi hanno aumentato la loro militarizzazione dal 2023, invertendo la tendenza degli ultimi decenni. La capacità di risolvere i conflitti è oggi al livello più basso degli ultimi cinquant’anni.

Il Global Peace Index valuta 163 paesi – pari al 99,7% della popolazione mondiale – con 23 indicatori tra sicurezza sociale, entità dei conflitti e grado di militarizzazione. La ricerca non si limita ai numeri: analizza le crisi attuali, i rischi geopolitici, l’impatto economico della violenza e il ruolo della pace a livello globale.

Dallo studio emerge una crescente frammentazione geopolitica, con peggioramento dei rapporti tra Stati confinanti: dal 2008, 59 paesi sono diventati meno collaborativi con i vicini. Si registra anche una significativa riduzione delle interazioni globali in campo economico, commerciale, diplomatico e militare. Dal 2022, ogni Stato con armi nucleari ha mantenuto o aumentato il proprio arsenale. La rivalità tra grandi potenze alimenta una corsa agli armamenti high-tech, dai droni AI ai sistemi anti-spaziali.

Nella classifica, l’Islanda si conferma lo Stato più pacifico al mondo per il diciassettesimo anno consecutivo, seguita da Irlanda e Nuova Zelanda. In fondo troviamo Sudan, Ucraina, Russia, Congo, Yemen, Afghanistan e Siria.

L’Italia è al 33esimo posto (in salita di una posizione), ma viene citata perché tra i maggiori esportatori di armi pro-capite al mondo insieme ad altri paesi occidentali.

Emerge che il mondo è oggi meno pacifico, con più conflitti e divisioni, militarizzazione crescente e difficoltà a risolvere le crisi.

Leggi il documento 



mercoledì 29 ottobre 2025

Nostra Aetate, sessant'anni di cammino per il dialogo

Nostra Aetate, promulgata il 28 ottobre 1965, rimane dopo sessant’anni una pietra miliare nel cammino del dialogo tra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane, ispirando una nuova stagione di fraternità universale, rispetto e apertura tra popoli e credenti.

L’ispirazione: una svolta conciliare
Il documento nasce nel contesto di grande fermento e rinnovamento del Concilio Vaticano II, ispirato dalla volontà di costruire ponti di pace con il mondo e con le altre religioni[3][5]. Originariamente pensato per il rapporto con l’ebraismo, Nostra Aetate allarga l’orizzonte a tutte le tradizioni religiose, incarnando la visione che “tutti gli uomini costituiscono una sola comunità” e che la ricerca di Dio attraversa ogni cultura e storia umana.

I contenuti principali: accoglienza, rispetto, fraternità
Nostra Aetate si distingue per cinque punti fondamentali:
- Riconoscimento universale del senso religioso insito nella vita di ogni uomo.
- Stima profonda per le genti dell’islam e riferimento esplicito agli elementi spirituali comuni.
- Riaffermazione del vincolo unico che lega cristianesimo ed ebraismo, superando antiche diffidenze e promuovendo la collaborazione.
- Apertura verso le religioni orientali (induismo, buddismo) e altre tradizioni, valorizzando “quanto è vero e santo” in ciascuna.
- Proclamazione del principio di fratellanza universale e dell’amore come fondamento di ogni relazione umana e religiosa.

Questa apertura non elimina le differenze, ma le considera fonte di arricchimento, chiamando tutte le religioni a camminare nell’armonia e nella pace.

Le conseguenze: sessant’anni di dialogo concreto
La promulgazione della Nostra Aetate ha avviato grandi cambiamenti:
- Favorisce la collaborazione tra le religioni e la costruzione di iniziative comuni per la pace e la giustizia[2][4][6].
- Alimenta la cultura dell’incontro e il superamento di ogni discriminazione e persecuzione religiosa.
- Ha ispirato eventi, studi, progetti educativi e incontri interreligiosi in tutto il mondo, coinvolgendo leader di Ebraismo, Islam, Induismo e molte altre tradizioni.
- Ha posto le basi teologiche e pratiche per la cura reciproca dello spirito religioso condiviso da tutta l’umanità, favorendo la crescita di reti di amicizia e solidarietà.

Sessant’anni dopo, Nostra Aetate conserva intatta la sua profezia di fraternità e dialogo, rinnovando l’impegno religioso, sociale e morale a “camminare insieme nella speranza” in un mondo che ha ancora bisogno di ponti, ascolto e rispetto reciproco.

lunedì 27 ottobre 2025

Marsiglia, stop del giudice al sindaco sul film Sacré-Cœur

Il tribunale di Marsiglia ha bloccato il tentativo del sindaco Benoît Payan di vietare la proiezione del film “Sacré-Cœur” nella sala municipale, ripristinandone la diffusione e aprendo un dibattito nazionale sul rapporto tra laicità e libertà di espressione religiosa.

Il soggetto e le intenzioni del film
“Sacré-Cœur” è un docu-film ideato dai registi Steven e Sabrina Gunnell che racconta la storia e l’attualità della devozione al Sacro Cuore di Gesù, focalizzandosi sulle apparizioni seicentesche alla mistica francese Santa Margherita Maria Alacoque. Il film intreccia ricostruzioni storiche, testimonianze di fedeli e pellegrinaggi ai santuari, evidenziando il ruolo spirituale e sociale di questa tradizione cristiana. La coppia di registi, credenti, narra un percorso personale di conversione e desidera restituire l’amore ricevuto, dando voce al valore universale dell’incontro col Sacro Cuore.

Il divieto di pubblicità e le motivazioni
Nonostante l’ampia distribuzione nelle sale francesi, la campagna pubblicitaria del film è stata vietata da MediaTransports, ente che gestisce gli spazi pubblicitari nei trasporti pubblici parigini e sulle ferrovie. La motivazione ufficiale è il carattere “confessionale e proselitistico” del film, considerato incompatibile con la neutralità imposta dalla laïcité alle istituzioni pubbliche. La scelta ha indignato registi e distributori, che segnalano una disparità: negli stessi spazi appaiono horror o pellicole provocatorie con simbologie religiose, mentre una narrazione positiva sulla fede cristiana viene censurata.

Voci a sostegno e contrarie
A sostenere il film e criticare il provvedimento sono numerosi commentatori cattolici e promotori della libertà di espressione religiosa, che vedono nella decisione una forma di selezione ideologica contraria al vero pluralismo. Secondo loro, la laicità dovrebbe garantire il diritto di parola per tutti, credenti e non credenti. D’altro canto, i fautori della censura ribadiscono l’importanza di mantenere la neutralità confessionale negli spazi pubblici e sottolineano il rischio di “proselitismo” implicito nel film.

Il caso Marsiglia attorno a “Sacré-Cœur” rilancia in Francia il dibattito sul confine tra laicità e censura, mettendo in evidenza le tensioni ancora vive tra fede e spazio pubblico.

domenica 26 ottobre 2025

Sinodo 2025: una Chiesa che si rinnova nel metodo e nel cuore

Sabato 25 ottobre 2025 si è conclusa a Roma la terza e ultima Assemblea del Cammino sinodale della Chiesa italiana, con l’approvazione quasi unanime (oltre il 95% dei voti favorevoli su più di 800 delegati) del documento finale “Lievito di pace e di speranza”.  
È l’atto che chiude quattro anni di ascolto, discernimento e confronto, e che apre una nuova stagione per la Chiesa in Italia.

Un percorso di quattro anni
Il Cammino sinodale era stato inaugurato nel 2021 come risposta all’invito di Papa Francesco a rendere la Chiesa più partecipativa e missionaria.  
Dopo una prima fase di ascolto nelle diocesi, in cui comunità e gruppi locali hanno espresso desideri, ferite e speranze, si sono susseguite tre grandi assemblee nazionali:  
- la prima, nel novembre 2023, per fissare principi e criteri di rinnovamento;  
- la seconda, nell’aprile 2025, segnata da accese discussioni e rinvii sulla bozza del testo;  
- la terza, appena conclusa, dove il consenso è finalmente arrivato dopo mesi di dialoghi, mediazioni e oltre 300 emendamenti integrati nel testo definitivo.

Il presidente della CEI, cardinale Matteo Zuppi, ha parlato di un cammino «che ha superato la logica del “si è sempre fatto così”» e che «aiuta la Chiesa a proteggersi dal protagonismo individuale e a camminare insieme con responsabilità e passione».

La rivoluzione del metodo
La vera innovazione non è solo nei contenuti, ma nel modo di lavorare.  
Per la prima volta, il metodo della “conversazione nello Spirito” — fondato sull’ascolto reciproco, il silenzio orante e la parola condivisa — ha modellato l’intero processo decisionale.  
Ogni partecipante, laico o consacrato, ha avuto spazio per esprimersi, non per convincere o vincere, ma per discernere insieme ciò che lo Spirito suggerisce alla comunità.  
In molti contesti locali, la possibilità di prendere la parola ha rappresentato un’esperienza inedita di libertà, corresponsabilità e fraternità.

Le novità nei contenuti
Le 124 proposte approvate delineano una Chiesa più sinodale e inclusiva. 
Tra i punti più significativi:  
- maggiore valorizzazione dei ministeri laicali e della collaborazione tra laici e clero;  
- attenzione rinnovata a giovani, donne e persone ai margini della vita ecclesiale;  
- impegno per la trasparenza, la giustizia sociale e la cura del creato;  
- apertura pastorale verso le situazioni affettive complesse e le persone omoaffettive e transgender, nel segno dell’inclusione e dell’accompagnamento spirituale.

Il documento invita inoltre le diocesi a trasformare lo spirito sinodale in prassi concreta, rendendo ogni Chiesa locale un luogo di partecipazione e comunione.

Un messaggio al Papa
Alla fine dei lavori, l’assemblea ha inviato un messaggio a Papa Leone XIV, ringraziandolo per aver sostenuto il percorso:  
«Crediamo che la bellezza dell’annuncio del Vangelo sia quella di essere incarnata nelle nostre vite e condivisa con gli uomini e le donne di oggi».  

Un futuro che inizia ora
Il Cammino sinodale non si chiude, dunque, ma cambia forma.  
Il documento “Lievito di pace e di speranza” non è un punto d’arrivo, ma una base su cui ricostruire una Chiesa che vuole essere di tutti e per tutti.  
Una Chiesa che — come ha detto il cardinale Zuppi — ha imparato che l’ascolto non è una perdita di tempo, ma il modo più evangelico di camminare insieme.

Leggi da Avvenire 

sabato 25 ottobre 2025

Dal grido delle periferie al sogno di una nuova umanità

Il 23 ottobre 2025, nell’Aula Paolo VI, Papa Leone XIV ha pronunciato uno dei discorsi più significativi del suo giovane pontificato, rivolgendosi ai rappresentanti dei movimenti popolari giunti da tutto il mondo. Le sue parole hanno tracciato una visione chiara e coraggiosa: il rinnovamento sociale non può nascere dal potere o dal profitto, ma dal basso, dal dolore e dalla speranza delle periferie del mondo.  

Tre diritti sacri: terra, casa e lavoro
Richiamando la storica enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, il Papa ha ripreso le tre parole chiave che riassumono la lotta dei movimenti popolari: terra, casa e lavoro. Non come semplici rivendicazioni economiche, ma come diritti sacri, fondamenta di una vita dignitosa per ogni persona. «Ci sto, sono con voi!» — ha detto con forza, a simboleggiare la presenza concreta della Chiesa accanto agli esclusi.  

I poveri come “poeti sociali”
Papa Leone XIV ha voluto restituire ai poveri la loro voce, definendoli “poeti sociali”: uomini e donne capaci di trasformare la sofferenza in speranza, la mancanza in proposta. Nel suo discorso, ha denunciato l’illusione di un progresso dominato da intelligenza artificiale, innovazioni digitali e ricchezza concentrata, ricordando che «l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale».  

Tecnologia e giustizia globale
In un passaggio cruciale, il Pontefice ha invitato a riflettere sull’uso delle tecnologie: strumenti che possono servire il bene comune o accrescere le disuguaglianze. Ha chiesto che le “novità” della nostra epoca — dall’intelligenza artificiale alla robotica — non restino nelle mani delle élite, ma diventino risorse condivise a beneficio di tutti.  

Un invito a “camminare insieme”
Concludendo, Papa Leone XIV ha affidato ai movimenti popolari una missione profetica: essere motore di una nuova cultura sociale fondata su fraternità, giustizia e pace. Li ha incoraggiati a perseverare nella lotta, a coltivare speranza e creatività, e ha invocato la protezione di Maria Santissima. «Andate avanti nel cammino, con gioia e speranza» — ha detto, prima di recitare il Padre Nostro in spagnolo, in segno di comunione universale.  

Un pontificato nel segno della solidarietà
Questo discorso segna una continuità con la linea tracciata da Papa Francesco, ma anche l’apertura di una nuova stagione: una Chiesa profetica, vicina ai popoli e alle loro lotte, capace di coniugare fede e giustizia sociale. Nelle parole di Leone XIV vibra un messaggio chiaro: il Vangelo si vive costruendo una società più umana, dove nessuno venga scartato.


venerdì 24 ottobre 2025

Ottant’anni di ONU: tra sogni fondativi e sfide del presente


Nel celebrare l’80° anniversario della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, il 24 ottobre 1945, riaffiora la consapevolezza che l’ONU rappresenta uno dei più ambiziosi progetti politici e morali della storia contemporanea. La sua nascita seguì la devastazione della seconda guerra mondiale e l’inadeguatezza della Società delle Nazioni: i popoli sentivano il bisogno urgente di un’istituzione capace di garantire la pace, la cooperazione e la tutela universale dei diritti fondamentali.

Le radici e gli ideali

L’ONU nacque per “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”, come si legge nella Carta delle Nazioni Unite, approvata a San Francisco il 26 giugno 1945 e ratificata il 24 ottobre dello stesso anno. L’obiettivo era quello di costruire un equilibrio mondiale fondato sul diritto, sulla giustizia e sul rispetto della dignità umana. Quella visione rimane ancora oggi il punto di riferimento etico per la diplomazia internazionale.

Le migliori espressioni universali

Nel corso degli anni, i momenti più luminosi dell’ONU si sono tradotti in atti concreti e globali:
- la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, autentica pietra miliare per la libertà dei popoli;
- le missioni di pace dei Caschi Blu, che in tante aree del mondo hanno impedito o fermato conflitti devastanti;
- l’impegno delle agenzie specializzate (OMS, UNICEF, UNESCO, FAO) nella lotta contro fame, analfabetismo e malattie.

Con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e poi gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030, l’ONU ha orientato un linguaggio globale di progresso ambientale e sociale.

Successi e limiti nella storia recente

Tra i successi vanno ricordati i processi di pace in Namibia, El Salvador, Timor Est e Mozambico, oltre al ruolo di mediazione in alcune crisi internazionali. Tuttavia, le difficoltà non sono mancate: dal genocidio in Ruanda all’impotenza davanti alle guerre civili e ai conflitti attuali, come in Siria e Ucraina.

Il Consiglio di Sicurezza, pur fulcro decisionale, resta paralizzato dal diritto di veto dei membri permanenti, limitando così la capacità dell’ONU di agire tempestivamente nei conflitti armati o nelle emergenze umanitarie.

Le sfide dell’epoca attuale

Oggi, a ottant’anni dalla sua fondazione, l’ONU si trova in un contesto geopolitico frammentato, segnato da potenze che spesso preferiscono agire unilateralmente. Il multilateralismo — uno dei suoi cardini — appare indebolito di fronte alle nuove rivalità globali e alla crisi di fiducia verso le istituzioni sovranazionali.

Eppure la sua missione originaria rimane attuale: costruire ponti di pace, promuovere diritti e solidarietà. Rinnovare le Nazioni Unite non significa solo riformarle strutturalmente, ma restituire forza morale e politica a un’idea nata dalla speranza: che la pace, pur fragile, resti il destino comune dell’umanità.

Leggi da UniPd

giovedì 23 ottobre 2025

Storica preghiera in Vaticano con Carlo e Camilla e Papa Leone XIV

Questa mattina, nella suggestiva cornice della Cappella Sistina, si è tenuta una preghiera ecumenica storica presieduta da Papa Leone XIV alla quale hanno partecipato Re Carlo III e la Regina Camilla. L'evento, atteso con grande interesse, rappresenta un momento simbolico di unità tra Chiesa cattolica e le altre tradizioni cristiane. 

La preghiera, organizzata dal Dicastero per la promozione dell'unità dei cristiani, ha sottolineato temi di grande importanza quali la cura del Creato e la riconciliazione tra le diverse confessioni cristiane. La liturgia si è svolta in inglese e latino, con la partecipazione anche di figure rappresentative della Chiesa d'Inghilterra, come l'arcivescovo di York Stephen Cottrell, e autorità religiose della Scozia. 

Questo incontro di preghiera è stato preparato per sottolineare non solo l'importanza del dialogo ecumenico e dell'unità cristiana, ma anche per riflettere sulla responsabilità morale e spirituale condivisa in un momento storico delicato per l'umanità e l'ambiente. La preghiera segna così un gesto di grande valore simbolico, sottolineato anche dalla presenza di Carlo e Camilla che rappresentano un ponte tra culture e confessioni religiose diverse.

Un momento che rimarrà nella storia per la sua dimensione di apertura e di speranza di superamento delle divisioni, celebrato nel luogo più emblematico della fede cattolica, la Cappella Sistina, con Papa Leone XIV in prima linea nel promuovere la compassione e la riconciliazione tra i cristiani.

lunedì 20 ottobre 2025

Teheran dedica una stazione della metropolitana alla Vergine Maria

A Teheran, capitale dell'Iran, è stata inaugurata una stazione della metropolitana con un nome speciale: "Maryam-e Moghaddas" (Santa Maria). La notizia ha fatto il giro del mondo perché in un paese a maggioranza musulmana, dare il nome della Vergine Maria a un luogo pubblico così importante è un gesto significativo.

I numeri del progetto
La costruzione è iniziata nel 2015 e non è stata facile: la stazione si trova a 34 metri di profondità, ha una superficie di 11.000 metri quadrati e per realizzarla sono stati scavati oltre 100.000 metri cubi di terra. Si trova vicino alla chiesa armena di San Sarkis, nel cuore della capitale.

Cosa rende speciale questa stazione?
Oltre al nome, la stazione presenta grandi bassorilievi raffiguranti Gesù e Maria, con un'illuminazione che ricrea l'atmosfera di una chiesa. La comunità armena (la principale minoranza cristiana dell'Iran) ha donato una statua di 2,5 metri che rappresenta Maria con Gesù bambino. Gli elementi decorativi mescolano simbolismo cristiano, riferimenti al Corano e alla poesia persiana.

Due interpretazioni diverse
Come spiega il cardinale Dominique Mathieu, arcivescovo di Teheran, ci sono due modi di vedere questa decisione:
I critici pensano sia solo propaganda, considerando le difficoltà che le minoranze religiose affrontano in Iran
I sostenitori lo vedono come un segno di rispetto verso la comunità armena e di convivenza tra religioni.

Il messaggio del cardinale
L'arcivescovo esprime un augurio poetico: che i passeggeri che attraversano questa stazione possano percepire "uno sguardo pieno di amore" attraverso le immagini di Gesù e Maria, uno sguardo che ci ricorda che siamo tutti "fratelli e sorelle di una casa comune".

Perché è importante?
Questa storia ci mostra quanto possano essere complessi i rapporti tra religioni diverse. Un gesto che per alcuni rappresenta apertura e dialogo, per altri è solo facciata. Quello che è certo è che milioni di persone ogni giorno passeranno da quella stazione, vedranno quelle immagini e, forse, si interrogheranno su cosa significhi davvero vivere insieme nella diversità.

domenica 19 ottobre 2025

Missionari di speranza tra le genti

«Missionari di speranza tra le genti». Questo è il tema scelto dal Papa per la XCIX Giornata Missionaria Mondiale, che si celebra il 19 ottobre 2025, nel cuore dell’Anno Giubilare della Speranza. Nel suo messaggio, il Pontefice richiama tutti i battezzati alla vocazione fondamentale della Chiesa: essere testimoni e costruttori di speranza, in un mondo attraversato da guerre, divisioni e crisi ambientali.  

Rievocando la Bolla Spes non confundit, il Papa invita i cristiani a lasciarsi rigenerare «in Cristo risorto per una speranza viva» (1Pt 1,3-4), e ad affrontare con coraggio “le ombre oscure del tempo presente”, tra disuguaglianze sociali e perdita di fiducia nell’uomo. È un appello a una nuova stagione evangelizzatrice, animata dallo Spirito e da un autentico zelo missionario.

Le missioni nel mondo oggi
Secondo l’ultimo Rapporto dell’Agenzia Fides (ottobre 2025), la Chiesa cattolica conta oggi 1 miliardo e 405 milioni di fedeli, pari al 17,8% della popolazione mondiale, con un leggero aumento rispetto all’anno precedente. Crescono soprattutto le comunità cattoliche in Africa (+8,3 milioni) e America (+5,6 milioni), mentre l’Europa registra una sorprendente ripresa di 740 mila nuovi fedeli.  

Il numero dei missionari laici ha raggiunto 444.606 unità, con aumenti significativi in America e Asia, segno di un crescente protagonismo dei laici nella vita missionaria. In crescita anche i catechisti, saliti a 2,86 milioni nel mondo, soprattutto in Asia e America. Tuttavia, si registra un calo di religiosi e seminaristi, specialmente in Europa e in Asia orientale, segnale di un bisogno rinnovato di vocazioni e formazione spirituale.  

Un invito a rianimare la speranza
La Giornata Missionaria Mondiale 2025 si presenta come un tempo propizio per ravvivare nelle comunità il dono della fede e la gioia dell’annuncio. Come ricorda il Messaggio papale, “essere missionari di speranza” significa testimoniare, con la vita e con la parola, che Dio non è assente dal mondo, ma continua ad agire attraverso chi confida in Lui e si apre all’amore universale.  

In questo spirito, ogni cristiano è chiamato a farsi “luce nei luoghi oscuri”, a servire con dedizione, e a costruire fraternità là dove prevale l’indifferenza. È il volto profetico di una Chiesa che spera, che non si arrende al pessimismo ma risponde, come i missionari di ogni tempo, con il coraggio del Vangelo.

giovedì 16 ottobre 2025

Messaggio di papa Leone alle Reti dei Popoli Originari

Nel suo recente messaggio giubilare, papa Leone XIV — nato negli Stati Uniti e cresciuto in Perù — ha ripreso il cammino avviato da papa Francesco nel denunciare le ombre del colonialismo in America. Dopo cinque secoli, la Chiesa riconosce che la cosiddetta evangelizzazione del continente portò sì frutti culturali e spirituali, ma anche profonde ferite: la distruzione di popoli e culture indigene in nome di una presunta superiorità.

Leone XIV invita oggi a un tempo di perdono e riconciliazione, riconoscendo il male commesso quando la fede si confuse con la conquista. 
Come già fece Francesco, respinge ogni giustificazione religiosa del dominio coloniale e ricorda figure coraggiose come Bartolomé de las Casas, che difesero i diritti degli indigeni.Con sobrietà, il Papa ribadisce che la Chiesa ha ormai rifiutato la “Dottrina della Scoperta”, con cui un tempo si giustificavano le occupazioni europee. Il suo appello ai giovani e ai credenti è chiaro: solo affrontando il passato e chiedendo perdono possiamo costruire un futuro fondato sulla giustizia e sul rispetto di ogni popolo.

martedì 14 ottobre 2025

Aforisma di Gandhi sempre attuale

«L’uomo si distrugge con la politica senza princìpi, col piacere senza coscienza, con la ricchezza senza lavoro, con la conoscenza senza carattere, con gli affari senza moralità, con la scienza senza umanità, con la fede senza sacrifici».

Origine della citazione
Questa citazione deriva dai cosiddetti "Sette peccati sociali" enunciati da Gandhi, che rappresentano le principali cause della distruzione morale e sociale di una comunità secondo il suo pensiero. L’elenco, originariamente pubblicato nel 1925 sul giornale Young India, è così composto:
- Politica senza principi
- Ricchezza senza lavoro
- Piacere/divertimento senza coscienza
- Conoscenza senza carattere
- Affari senza moralità
- Scienza senza umanità
- Religione senza sacrificio.

Circolazione e contesto
La citazione, diffusa anche in italiano in vari articoli, siti di citazioni e profili social, viene spesso collegata agli insegnamenti etici di Gandhi e talvolta accostata a precetti evangelici come il Discorso della Montagna. Alcune fonti riportano che la sua ispirazione deriva anche dalle riflessioni del nipote Arun Gandhi, che ha contribuito alla divulgazione dei principali aforismi del Mahatma.

In inglese, la formulazione originale è “Politics without principle, Wealth without work, Pleasure without conscience, Knowledge without character, Commerce without morality, Science without humanity, Worship without sacrifice”.

lunedì 13 ottobre 2025

Peace 2025

Oggi è stato firmato a Sharm el-Sheikh uno storico accordo di pace tra Israele e Hamas, promosso e siglato dal presidente Donald Trump con la mediazione degli Stati Uniti, Egitto, Qatar e Turchia. L'accordo ha portato alla liberazione di tutti i venti ostaggi israeliani ancora in vita detenuti da Hamas, in cambio del rilascio di quasi duemila prigionieri palestinesi da parte di Israele, segnando la fine di oltre due anni di guerra nella Striscia di Gaza.

Contenuto e portata dell'accordo
L'intesa prevede il cessate il fuoco immediato, la liberazione di ostaggi e prigionieri, il parziale ritiro delle truppe israeliane da Gaza e l'apertura di punti di accesso agli aiuti umanitari.
L'accordo è stato salutato con entusiasmo durante la cerimonia ufficiale e Trump ha parlato apertamente di “giorno storico” e “alba di un nuovo Medio Oriente”, dichiarando che “le preghiere di milioni di persone sono state esaudite”.

Reazioni e consenso globale
Sia l'ONU che l'Unione Europea hanno accolto favorevolmente la svolta, sperando possa aprire alla soluzione definitiva a due Stati e alla stabilizzazione della regione.
Messaggi di plauso sono giunti dal presidente francese, dal premier britannico e dai leader di Russia e Cina; anche molte autorità religiose e rappresentanze della società civile hanno espresso sollievo e speranza.
Tuttavia, non sono mancate voci scettiche: alcuni analisti, gruppi per i diritti umani e una parte dell’opinione pubblica regionale temono che la stabilità possa essere precaria, viste le continue tensioni endemiche e la memoria di eventi precedenti.

Durabilità e prospettive future
L'accordo sancisce la fine ufficiale della guerra, ma la situazione resta fragile: molti osservatori sottolineano la necessità di consolidare la tregua e di avviare negoziati più ampi per risolvere nodi strutturali come il futuro di Gaza, il controllo territoriale e le garanzie di sicurezza reciproca.
Amnesty International e altre organizzazioni umanitarie mettono in guardia dalla tentazione di considerare già garantita una pace duratura: “Molti controlleranno che non si tratti solo di un breve sollievo”.

La Chiesa cattolica ha accolto l’accordo con sollievo e speranza, definendolo un passo realistico e necessario, ma sottolineando che si tratta solo di una prima tappa su una strada molto lunga verso la pace autentica. Papa Leone XIV ha apprezzato il piano di Trump, esprimendo vicinanza alle vittime e rinnovando gli appelli alla preghiera per il cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi, chiedendo una soluzione diplomatica rispettosa del diritto internazionale umanitario.
Il Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ha definito l’accordo “una buona notizia”, ma con cautela: “Non è la fine del conflitto, ma un nuovo inizio. La pace nasce solo dalla giustizia e dal riconoscimento reciproco”.
Caritas Gerusalemme ha espresso gratitudine e speranza, sottolineando la volontà di aiutare i feriti e le vittime e preparare la ricostruzione spirituale della Terra Santa.

Leader ebraici e musulmani
Diverse autorità religiose ebraiche e musulmane hanno manifestato approvazione per la fine immediata delle ostilità e l’apertura dei corridoi umanitari, pur con molte riserve sulla effettiva tenuta e sul futuro del riconoscimento reciproco.
La preoccupazione principale rimane la fragilità della situazione, l’enorme sofferenza umana e la necessità che sia davvero solo l’inizio verso una convivenza basata su sicurezza, libertà e pari dignità.

domenica 12 ottobre 2025

Marcia Perugiassisi per la pace e la fraternità

 

La Marcia PerugiAssisi da 64 anni segna una lunga storia d’impegno per la pace e i diritti umani. Una storia fatta di centinaia di migliaia di donne e uomini di tante generazioni e di ogni età. 

Il titolo di quest'anno è "Immagine all the people", immagina tutte le persone vivere insieme in pace e fraternità. In un mondo devastato dall’individualismo, dall’egoismo e dall’indifferenza che uccide e lascia uccidere, mentre lo scontro di interessi alimenta spietate guerre di ogni genere, mentre guerre sanguinose si accaniscono ferocemente contro bambini, donne, malati e anziani, in un mondo intriso di violenza, pieno di muri e confini, mentre si accelera un’incontrollata corsa al riarmo, di fronte ai segni sempre più marcati della “terza guerra mondiale”, noi vogliamo reagire con “un nuovo sogno di fraternità e amicizia sociale”.

Al mondo dell’inevitabile, della guerra inevitabile, della corsa al riarmo inevitabile, dello scontro inevitabile, della competizione inevitabile, delle disuguaglianze inevitabili, dello sfruttamento inevitabile noi rispondiamo con la fraternità e l’amicizia sociale.

Dal Sito 

E’ una marcia PerugiAssisi “che non si vedeva dal 2001 quando ci fu pochi giorni dopo l’invasione dell’Afghanistan seguita all’attacco alle Torri gemelle” quella di oggi. A dirlo è Flavio Lotti, da sempre organizzatore dell’evento, interpellato dall’ANSA. “E’ un fiume di gente, 14 chilometri ininterrotti da Perugia ad Assisi” ha aggiunto. “Tutti quelli che amano la pace non possono che essere felici di questa partecipazione” ha sottolineato Lotti.


Parolin: «Sia fatta giustizia per tutti i popoli»

“Continuiamo a ritenere che quella dei due Stati per due popoli sia la formula che può aiutare a risolvere i problemi e i rapporti tra ebrei e palestinesi ed è perfettamente in linea con quando noi abbiamo sempre chiesto”: lo ha affermato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, parlando ad Assisi dove ha per presieduto la celebrazione eucaristica in occasione della memoria liturgica di San Carlo Acutis.

sabato 11 ottobre 2025

Papa Leone XIV, appello ai potenti: "Abbiate l'audacia del disarmo"

Leone XIV è tornato a rilanciare il suo appello alla "pace disarmata e disarmante" nell'omelia alla veglia di preghiera che ha guidato in piazza San Pietro. Lo ha fatto citando la richiesta del Vangelo di Giovanni: "Metti via la spada".
"È una parola rivolta ai potenti del mondo", ha spiegato. "Abbiate l'audacia del disarmo!". Ma è anche, ha aggiunto, "una parola rivolta a ciascuno di noi, perché da disarmare è prima di tutto il cuore. Se non c'è pace in noi, non daremo pace".
Riprendendo le parole di Gesù ai discepoli - "I grandi del mondo si costruiscono imperi con il potere e il denaro, ma voi non fate così'" - il Papa ha proposto una conversione dello sguardo: "Guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non dall'alto dei potenti".

Le parole di papa Leone 

venerdì 10 ottobre 2025

10 ottobre – Giornata mondiale contro la pena di morte

Oggi, 10 ottobre, il calendario ci ricorda la Giornata mondiale contro la pena di morte, un momento di riflessione e di impegno civile su uno dei temi più controversi e urgenti della nostra epoca.

Quest’anno, il significato di questa ricorrenza è particolarmente drammatico. Gli ultimi dati provenienti dall’Iran mostrano una realtà sconvolgente: nei primi nove mesi del 2025 sono già state eseguite oltre 1.000 condanne a morte, il numero più alto registrato nel Paese negli ultimi quindici anni, superando persino le 972 esecuzioni di tutto il 2024.  
Molte di queste sentenze arrivano al termine di processi gravemente iniqui, dove confessioni estorte con la tortura vengono comunque accettate come prove e gli imputati non hanno accesso a una difesa legale adeguata. Negli ultimi mesi, le autorità iraniane sembrano aver intensificato l’uso della pena capitale non solo come sanzione penale, ma anche come strumento politico per consolidare il potere e reprimere ogni forma di dissenso.

Il fenomeno, però, non riguarda solo l’Iran. Insieme a Arabia Saudita e Iraq, il Paese si conferma tra quelli che più ricorrono a questa pratica. Secondo un recente rapporto globale, nel 2024 sono state registrate almeno 1.518 esecuzioni in 15 Paesi, il dato più alto dal 2015, con un aumento del 32% rispetto all’anno precedente.  
E questo senza contare le migliaia di esecuzioni che si ritiene avvengano ogni anno in Cina, sulle quali il governo mantiene un rigido segreto di Stato.

Eppure, accanto a questa crescita allarmante, esiste anche un segnale di speranza. Alla fine del 2024, 145 Paesi avevano abolito la pena di morte per legge o nella pratica, di cui 113 totalmente. La direzione della storia sembra chiara: la pena capitale sta diventando sempre più inaccettabile agli occhi del mondo intero.

Ma il cammino verso un’abolizione universale richiede ancora impegno quotidiano, azione e consapevolezza. Le voci contrarie alla pena di morte devono farsi più forti, affinché nessuno Stato possa continuare a giustificare una punizione crudele, inumana e degradante come strumento politico o di giustizia.

Oggi, in questa giornata simbolica, l’appello è semplice e diretto: schieriamoci dalla parte dei diritti umani, diciamo NO alla pena di morte. Per chi crede nella giustizia vera, il rispetto della vita è il primo passo verso un mondo più giusto.  

Fonte: Amnesty International 

Maria Corina Machado, premio Nobel per la pace

La vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2025 è María Corina Machado, attivista, ingegnera e leader dell’opposizione venezuelana, nota per il suo coraggioso impegno politico nella lotta non violenta per la democrazia e i diritti umani in Venezuela.

Breve biografia e impegno
María Corina Machado, 56 anni, è una figura centrale nella scena politica venezuelana, dove da anni si batte contro il regime di Nicolás Maduro, promuovendo la difesa delle libertà civili e dei diritti fondamentali. Soprannominata la “signora d’acciaio”, Machado ha guidato numerose iniziative di protesta pacifica e si è distinta per la sua fermezza nel richiedere libere elezioni, trasparenza e rispetto della volontà popolare, anche a costo dell’ineleggibilità politica e di numerose minacce.

Situazione attuale del Venezuela
Il regime di Nicolás Maduro controlla il Paese con metodi autoritari, avendo vinto nel 2024 un terzo mandato presidenziale considerato fraudolento e privo di legittimità da gran parte della comunità internazionale. Le opposizioni restano divise e fortemente represse: oltre 1.600 persone sono attualmente detenute per motivi politici e minor dissenso. La repressione si manifesta con arresti arbitrari, sparizioni forzate, persecuzioni di attivisti e chiusura sistematica degli spazi di partecipazione civile.

Diritti delle minoranze e società civile
Le comunità indigene e altre minoranze sono particolarmente esposte a violenze, abusi e discriminazioni da parte di gruppi armati e forze statali, con episodi di persecuzione che possono configurarsi come crimini contro l’umanità. Leggi restrittive come la “Ley ONG” mettono a rischio la sopravvivenza delle organizzazioni umanitarie e dei difensori dei diritti umani. Attivisti e operatori umanitari, soprattutto chi collabora con organismi internazionali, sono bersaglio privilegiato del governo, con frequenti minacce, arresti e “scomparse” temporanee per intimidirli.
Il caso emblematico di Alberto Trentini, cooperante italiano arrestato nel novembre 2024, testimonia il clima di arbitrio nel sistema giudiziario venezuelano. Trentini è detenuto da oltre trecento giorni, senza un’accusa formale né alcun processo in corso, in condizioni di isolamento con limitatissimi contatti con avvocati, familiari e autorità consolari. La società civile italiana e internazionale ha espresso forte preoccupazione, segnalando la violazione dei diritti fondamentali e promuovendo azioni e petizioni per la sua liberazione.

Postura internazionale e geopolitica
Maduro intensifica le relazioni con Russia, Iran e Cina, cercando di costruire un blocco alternativo all’ordine occidentale e alle pressioni provenienti dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, che mantengono e rafforzano le sanzioni contro funzionari del regime. La politica estera venezuelana si caratterizza per la retorica contro l’“imperialismo”, il sostegno pubblico ad altri regimi autoritari e la denuncia dei meccanismi di ingerenza delle istituzioni internazionali sui diritti umani.

Libertà religiose
Per quanto riguarda le libertà religiose, il Venezuela mantiene formalmente la libertà di culto, ma la libertà reale è limitata dal contesto repressivo e dal controllo statale. Chiese e associazioni religiose spesso subiscono pressioni se espongono posizioni critiche verso il governo o solidarizzano con l’opposizione; il rischio di intromissioni, censura e intimidazioni rimane elevato, in particolare per le realtà che si espongono nella difesa dei diritti umani e della dignità della persona.

giovedì 9 ottobre 2025

"Dilexi te" di Papa Leone XIV: l'amore per i poveri

Il 4 ottobre 2025, giorno della memoria liturgica di San Francesco d’Assisi, Papa Leone XIV ha firmato la sua prima esortazione apostolica, *Dilexi te* ("Ti ho amato" - Apocalisse 3,9), pubblicata ufficialmente il 9 ottobre. Questo testo si focalizza sull’amore verso i poveri, tema centrale della missione della Chiesa, e prende in eredità un progetto cominciato da Papa Francesco negli ultimi mesi della sua vita.

Contenuti principali
L’esortazione si sviluppa in 121 paragrafi suddivisi in cinque capitoli: alcune parole indispensabili; Dio sceglie i poveri; una Chiesa per i poveri; una storia che continua; una sfida permanente. 
Il testo pone l’amore di Cristo verso i poveri come il cuore della fede cristiana, ricordando che Gesù si identifica soprattutto con i più piccoli e i più bisognosi della società. Sono richiamate tematiche come la cura dei malati, la lotta alle schiavitù, la difesa delle donne vittime di violenza, il diritto all’istruzione, l’accompagnamento ai migranti, e l'elemosina vista non come paternalismo ma come giustizia ristabilita.

Papa Leone XIV si rifà molto al magistero di Papa Francesco, ma anche a figure come Sant’Agostino, San Lorenzo e San Francesco d’Assisi, presentando i poveri come una "presenza sacramentale del Signore" da amare e servire. L'esortazione denuncia le radici sociali dei mali, come l’iniquità economica e la falsa meritocrazia, e propone una Chiesa che nasce dal Vangelo e si rinnova nel tempo proprio attraverso la carità concreta verso i poveri.

Continuità e discontinuità con il papato di Papa Francesco
L’esortazione rappresenta un chiaro atto di continuità rispetto al magistero del Papa Francesco, che nel suo pontificato ha posto al centro il principio dell’opzione preferenziale per i poveri, esplorato nell’enciclica *Dilexit nos* sull’amore divino e umano del Cuore di Cristo. Papa Leone XIV ha scelto di riprendere e completare il progetto incompiuto del suo predecessore, scrivendo nel testo che è "felice di farlo mio" e consolidando un forte nesso tra l’amore di Cristo e la chiamata a farsi prossimi ai poveri.

La discontinuità, più che nei contenuti, può essere nel tono e nelle aggiunte di riflessione più teologica, con un richiamo più marcato a figure storiche e una sapiente integrazione della dottrina sociale della Chiesa, senza però allontanarsi dal segno profetico e pratico di Papa Francesco.

Testo completo dell'Esortazione Apostolica "Dilexi Te": https://ewtn.it/2025/10/09/testo-completo-esortazione-apostolica-dilext-te-di-papa-leone-xiv/

mercoledì 8 ottobre 2025

Una tregua per respirare

Tra dolore e incredulità, si fa largo un raggio di ottimismo giovanile. 
Layan Abu Gharqoud ha 13 anni e oggi ha voluto festeggiare. «Oggi sono felice, malgrado tutto. Durante la guerra sono rimasta ferita, ma grazie a Dio mi sono ripresa. Oggi sembra quasi un giorno di festa. Ho indossato il mio abito tradizionale palestinese e con le amiche andrò a ballare la dabke, una danza popolare, per festeggiare il giorno in cui la morte finalmente si allontana».
A un livello diverso, Abdullah Shershara, 36 anni, consulente legale e analista politico di Gaza, ha detto che la calma attuale non segna la fine del conflitto. «La guerra non è finita. È entrata soltanto in una fase nuova. Una fase più razionalizzata, ma non per questo meno pericolosa. Netanyahu si è spinto troppo oltre e ha agito contro gli interessi di Israele stesso. Era indispensabile frenarlo. A partire da oggi, possiamo dire che la fase della fame e degli sfollamenti si avvicina alla fine, e stiamo assistendo a un cambiamento della natura del conflitto: si ritornerà alla forma tradizionale dal 1948, al controllo sulle risorse, alla restrizione della sovranità e all’espansione delle colonie».
Centinaia di migliaia di sfollati, sradicati dalle loro case tra il maggio 2025 e adesso, continuano ad aspettare in rifugi precari e in tende da campo che il loro futuro si faccia più chiaro. Dopo mesi di sfollamenti continui, prostrazione e perdite, molti dicono di sperare semplicemente in qualche forma di stabilità, e che la fragile calma di oggi non segni la fine della guerra, ma l’inizio di una pace attesa da tempo. 
MAJD AL-ASSAR
CAMPI DI AL-NUSEIRAT E AL-BUREIJ, GAZA
Traduzione di Anna Bissanti
La Stampa


La pace é resa possibile dagli Stati Uniti che hanno posto il veto sei volte alle mozioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che chiedevano un cessate il fuoco immediato ed incondizionato nella Striscia di Gaza dal 2023 al settembre 2025. 
L’ultimo veto statunitense è avvenuto nel settembre 2025, bloccando una risoluzione che aveva raccolto il favore di tutti gli altri 14 membri del Consiglio, motivato dal mancato riconoscimento del diritto di Israele a difendersi e dall’assenza di una esplicita condanna di Hamas nel testo.
Gli USA hanno ripetutamente giustificato il veto sostenendo che una richiesta di cessate il fuoco senza condizioni avrebbe legittimato Hamas e non sarebbe stata collegata al rilascio degli ostaggi.
I veti hanno provocato crescenti critiche internazionali, con molti Stati membri e organizzazioni che hanno denunciato il peggioramento della crisi umanitaria a Gaza.

Sintesi:
- Febbraio 2024 
Motivazione: Mancato legame con rilascio ostaggi  
14 su 15 favorevoli
- Giugno 2024
Motivazione: Non condanna esplicita di Hamas Maggioranza favorevole
- Novembre 2024
Motivazione: Cessate il fuoco non incondizionato 
14 su 15 favorevoli
- Giugno 2025  
Motivazione: Mancato riconoscimento diritto difesa Israele
Maggioranza favorevole
- Settembre 2025, 2 voite
Motivazione: Mancanza condanna di Hamas                  
Tutti favorevoli tranne USA

sabato 4 ottobre 2025

Sarà Sarah Mullally il 106° Arcivescovo di Canterbury: la prima volta per una donna

La Chiesa anglicana ha raggiunto un traguardo senza precedenti nella sua lunga storia: per la prima volta una donna è stata eletta arcivescovo di Canterbury. Si tratta di Sarah Elizabeth Mullally, 63 anni, attuale vescova di Londra, che succede a Justin Welby come primate della Chiesa d’Inghilterra e capo simbolico della Comunione anglicana mondiale. L’annuncio ufficiale è del 3 ottobre 2025, e l’insediamento è previsto nella storica Cattedrale di Canterbury a marzo 2026.

L’arcivescovo di Canterbury rappresenta da sempre la massima autorità spirituale della Chiesa anglicana, un ruolo nato nel 597 con il monaco Agostino di Canterbury, inviato da papa Gregorio Magno per fondare la Chiesa in Inghilterra. Storicamente, l’arcivescovo è primus inter pares (primo tra pari) tra i primati anglicani di tutto il mondo, ha importanti funzioni liturgiche nazionali come l’incoronazione dei sovrani britannici, e guida spiritualmente milioni di fedeli in oltre 165 paesi. Dal XVI secolo, con lo Scisma anglicano e l’Atto di Supremazia di Enrico VIII, l’arcivescovo guida una Chiesa nazionale indipendente da Roma, con il sovrano inglese come governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra.

Il percorso verso la presenza femminile nelle alte cariche della Chiesa anglicana ha radici relativamente recenti. Fu solo nel 1994 che la Chiesa anglicana ordinò le prime donne sacerdotesse, mentre nel 2015 Sarah Mullally stessa divenne la prima donna vescovo di Londra, rompendo un altro storica barriera. La sua nomina a arcivescovo di Canterbury segna quindi un momento epocale in cui una leadership tradizionalmente maschile si apre con decisione alla piena inclusione delle donne anche ai livelli più alti.

La carriera di Mullally è inoltre esemplare per la sua vita prima del sacerdozio: è stata un’infermiera oncologica e capo infermiera del governo inglese, ruolo nel quale ha incarnato la sua visione del lavoro sanitario come riflesso dell’amore divino. La sua elezione arriva in un momento delicato per la Chiesa d’Inghilterra, impegnata a superare divisioni interne e scandali, rappresentando una svolta di speranza per un cammino rinnovato.

Questa scelta storica non tocca solo la Chiesa inglese: la Comunione anglicana, con milioni di fedeli nel mondo, osserva con attenzione questa svolta che può aprire la strada a una crescente valorizzazione del ruolo femminile anche in altre realtà cristiane tradizionali.

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