venerdì 31 ottobre 2025

IL GIORNO DEI MORTI

di Andrea Camilleri 

"Nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti. 
Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina...
Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca...Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo...
I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele e altre delizie come viscotti regina...
A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». 
Poi, lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. 
Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire.".

giovedì 30 ottobre 2025

Global Peace Index 2025: più conflitti, meno pace nel mondo

Secondo l’ultimo rapporto dell’Institute for Economics and Peace, il numero di decessi per conflitti è ai massimi da 25 anni, mentre ben 106 paesi hanno aumentato la loro militarizzazione dal 2023, invertendo la tendenza degli ultimi decenni. La capacità di risolvere i conflitti è oggi al livello più basso degli ultimi cinquant’anni.

Il Global Peace Index valuta 163 paesi – pari al 99,7% della popolazione mondiale – con 23 indicatori tra sicurezza sociale, entità dei conflitti e grado di militarizzazione. La ricerca non si limita ai numeri: analizza le crisi attuali, i rischi geopolitici, l’impatto economico della violenza e il ruolo della pace a livello globale.

Dallo studio emerge una crescente frammentazione geopolitica, con peggioramento dei rapporti tra Stati confinanti: dal 2008, 59 paesi sono diventati meno collaborativi con i vicini. Si registra anche una significativa riduzione delle interazioni globali in campo economico, commerciale, diplomatico e militare. Dal 2022, ogni Stato con armi nucleari ha mantenuto o aumentato il proprio arsenale. La rivalità tra grandi potenze alimenta una corsa agli armamenti high-tech, dai droni AI ai sistemi anti-spaziali.

Nella classifica, l’Islanda si conferma lo Stato più pacifico al mondo per il diciassettesimo anno consecutivo, seguita da Irlanda e Nuova Zelanda. In fondo troviamo Sudan, Ucraina, Russia, Congo, Yemen, Afghanistan e Siria.

L’Italia è al 33esimo posto (in salita di una posizione), ma viene citata perché tra i maggiori esportatori di armi pro-capite al mondo insieme ad altri paesi occidentali.

Emerge che il mondo è oggi meno pacifico, con più conflitti e divisioni, militarizzazione crescente e difficoltà a risolvere le crisi.

Leggi il documento 



mercoledì 29 ottobre 2025

Nostra Aetate, sessant'anni di cammino per il dialogo

Nostra Aetate, promulgata il 28 ottobre 1965, rimane dopo sessant’anni una pietra miliare nel cammino del dialogo tra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane, ispirando una nuova stagione di fraternità universale, rispetto e apertura tra popoli e credenti.

L’ispirazione: una svolta conciliare
Il documento nasce nel contesto di grande fermento e rinnovamento del Concilio Vaticano II, ispirato dalla volontà di costruire ponti di pace con il mondo e con le altre religioni[3][5]. Originariamente pensato per il rapporto con l’ebraismo, Nostra Aetate allarga l’orizzonte a tutte le tradizioni religiose, incarnando la visione che “tutti gli uomini costituiscono una sola comunità” e che la ricerca di Dio attraversa ogni cultura e storia umana.

I contenuti principali: accoglienza, rispetto, fraternità
Nostra Aetate si distingue per cinque punti fondamentali:
- Riconoscimento universale del senso religioso insito nella vita di ogni uomo.
- Stima profonda per le genti dell’islam e riferimento esplicito agli elementi spirituali comuni.
- Riaffermazione del vincolo unico che lega cristianesimo ed ebraismo, superando antiche diffidenze e promuovendo la collaborazione.
- Apertura verso le religioni orientali (induismo, buddismo) e altre tradizioni, valorizzando “quanto è vero e santo” in ciascuna.
- Proclamazione del principio di fratellanza universale e dell’amore come fondamento di ogni relazione umana e religiosa.

Questa apertura non elimina le differenze, ma le considera fonte di arricchimento, chiamando tutte le religioni a camminare nell’armonia e nella pace.

Le conseguenze: sessant’anni di dialogo concreto
La promulgazione della Nostra Aetate ha avviato grandi cambiamenti:
- Favorisce la collaborazione tra le religioni e la costruzione di iniziative comuni per la pace e la giustizia[2][4][6].
- Alimenta la cultura dell’incontro e il superamento di ogni discriminazione e persecuzione religiosa.
- Ha ispirato eventi, studi, progetti educativi e incontri interreligiosi in tutto il mondo, coinvolgendo leader di Ebraismo, Islam, Induismo e molte altre tradizioni.
- Ha posto le basi teologiche e pratiche per la cura reciproca dello spirito religioso condiviso da tutta l’umanità, favorendo la crescita di reti di amicizia e solidarietà.

Sessant’anni dopo, Nostra Aetate conserva intatta la sua profezia di fraternità e dialogo, rinnovando l’impegno religioso, sociale e morale a “camminare insieme nella speranza” in un mondo che ha ancora bisogno di ponti, ascolto e rispetto reciproco.

lunedì 27 ottobre 2025

Marsiglia, stop del giudice al sindaco sul film Sacré-Cœur

Il tribunale di Marsiglia ha bloccato il tentativo del sindaco Benoît Payan di vietare la proiezione del film “Sacré-Cœur” nella sala municipale, ripristinandone la diffusione e aprendo un dibattito nazionale sul rapporto tra laicità e libertà di espressione religiosa.

Il soggetto e le intenzioni del film
“Sacré-Cœur” è un docu-film ideato dai registi Steven e Sabrina Gunnell che racconta la storia e l’attualità della devozione al Sacro Cuore di Gesù, focalizzandosi sulle apparizioni seicentesche alla mistica francese Santa Margherita Maria Alacoque. Il film intreccia ricostruzioni storiche, testimonianze di fedeli e pellegrinaggi ai santuari, evidenziando il ruolo spirituale e sociale di questa tradizione cristiana. La coppia di registi, credenti, narra un percorso personale di conversione e desidera restituire l’amore ricevuto, dando voce al valore universale dell’incontro col Sacro Cuore.

Il divieto di pubblicità e le motivazioni
Nonostante l’ampia distribuzione nelle sale francesi, la campagna pubblicitaria del film è stata vietata da MediaTransports, ente che gestisce gli spazi pubblicitari nei trasporti pubblici parigini e sulle ferrovie. La motivazione ufficiale è il carattere “confessionale e proselitistico” del film, considerato incompatibile con la neutralità imposta dalla laïcité alle istituzioni pubbliche. La scelta ha indignato registi e distributori, che segnalano una disparità: negli stessi spazi appaiono horror o pellicole provocatorie con simbologie religiose, mentre una narrazione positiva sulla fede cristiana viene censurata.

Voci a sostegno e contrarie
A sostenere il film e criticare il provvedimento sono numerosi commentatori cattolici e promotori della libertà di espressione religiosa, che vedono nella decisione una forma di selezione ideologica contraria al vero pluralismo. Secondo loro, la laicità dovrebbe garantire il diritto di parola per tutti, credenti e non credenti. D’altro canto, i fautori della censura ribadiscono l’importanza di mantenere la neutralità confessionale negli spazi pubblici e sottolineano il rischio di “proselitismo” implicito nel film.

Il caso Marsiglia attorno a “Sacré-Cœur” rilancia in Francia il dibattito sul confine tra laicità e censura, mettendo in evidenza le tensioni ancora vive tra fede e spazio pubblico.

domenica 26 ottobre 2025

Sinodo 2025: una Chiesa che si rinnova nel metodo e nel cuore

Sabato 25 ottobre 2025 si è conclusa a Roma la terza e ultima Assemblea del Cammino sinodale della Chiesa italiana, con l’approvazione quasi unanime (oltre il 95% dei voti favorevoli su più di 800 delegati) del documento finale “Lievito di pace e di speranza”.  
È l’atto che chiude quattro anni di ascolto, discernimento e confronto, e che apre una nuova stagione per la Chiesa in Italia.

Un percorso di quattro anni
Il Cammino sinodale era stato inaugurato nel 2021 come risposta all’invito di Papa Francesco a rendere la Chiesa più partecipativa e missionaria.  
Dopo una prima fase di ascolto nelle diocesi, in cui comunità e gruppi locali hanno espresso desideri, ferite e speranze, si sono susseguite tre grandi assemblee nazionali:  
- la prima, nel novembre 2023, per fissare principi e criteri di rinnovamento;  
- la seconda, nell’aprile 2025, segnata da accese discussioni e rinvii sulla bozza del testo;  
- la terza, appena conclusa, dove il consenso è finalmente arrivato dopo mesi di dialoghi, mediazioni e oltre 300 emendamenti integrati nel testo definitivo.

Il presidente della CEI, cardinale Matteo Zuppi, ha parlato di un cammino «che ha superato la logica del “si è sempre fatto così”» e che «aiuta la Chiesa a proteggersi dal protagonismo individuale e a camminare insieme con responsabilità e passione».

La rivoluzione del metodo
La vera innovazione non è solo nei contenuti, ma nel modo di lavorare.  
Per la prima volta, il metodo della “conversazione nello Spirito” — fondato sull’ascolto reciproco, il silenzio orante e la parola condivisa — ha modellato l’intero processo decisionale.  
Ogni partecipante, laico o consacrato, ha avuto spazio per esprimersi, non per convincere o vincere, ma per discernere insieme ciò che lo Spirito suggerisce alla comunità.  
In molti contesti locali, la possibilità di prendere la parola ha rappresentato un’esperienza inedita di libertà, corresponsabilità e fraternità.

Le novità nei contenuti
Le 124 proposte approvate delineano una Chiesa più sinodale e inclusiva. 
Tra i punti più significativi:  
- maggiore valorizzazione dei ministeri laicali e della collaborazione tra laici e clero;  
- attenzione rinnovata a giovani, donne e persone ai margini della vita ecclesiale;  
- impegno per la trasparenza, la giustizia sociale e la cura del creato;  
- apertura pastorale verso le situazioni affettive complesse e le persone omoaffettive e transgender, nel segno dell’inclusione e dell’accompagnamento spirituale.

Il documento invita inoltre le diocesi a trasformare lo spirito sinodale in prassi concreta, rendendo ogni Chiesa locale un luogo di partecipazione e comunione.

Un messaggio al Papa
Alla fine dei lavori, l’assemblea ha inviato un messaggio a Papa Leone XIV, ringraziandolo per aver sostenuto il percorso:  
«Crediamo che la bellezza dell’annuncio del Vangelo sia quella di essere incarnata nelle nostre vite e condivisa con gli uomini e le donne di oggi».  

Un futuro che inizia ora
Il Cammino sinodale non si chiude, dunque, ma cambia forma.  
Il documento “Lievito di pace e di speranza” non è un punto d’arrivo, ma una base su cui ricostruire una Chiesa che vuole essere di tutti e per tutti.  
Una Chiesa che — come ha detto il cardinale Zuppi — ha imparato che l’ascolto non è una perdita di tempo, ma il modo più evangelico di camminare insieme.

Leggi da Avvenire 

sabato 25 ottobre 2025

Dal grido delle periferie al sogno di una nuova umanità

Il 23 ottobre 2025, nell’Aula Paolo VI, Papa Leone XIV ha pronunciato uno dei discorsi più significativi del suo giovane pontificato, rivolgendosi ai rappresentanti dei movimenti popolari giunti da tutto il mondo. Le sue parole hanno tracciato una visione chiara e coraggiosa: il rinnovamento sociale non può nascere dal potere o dal profitto, ma dal basso, dal dolore e dalla speranza delle periferie del mondo.  

Tre diritti sacri: terra, casa e lavoro
Richiamando la storica enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, il Papa ha ripreso le tre parole chiave che riassumono la lotta dei movimenti popolari: terra, casa e lavoro. Non come semplici rivendicazioni economiche, ma come diritti sacri, fondamenta di una vita dignitosa per ogni persona. «Ci sto, sono con voi!» — ha detto con forza, a simboleggiare la presenza concreta della Chiesa accanto agli esclusi.  

I poveri come “poeti sociali”
Papa Leone XIV ha voluto restituire ai poveri la loro voce, definendoli “poeti sociali”: uomini e donne capaci di trasformare la sofferenza in speranza, la mancanza in proposta. Nel suo discorso, ha denunciato l’illusione di un progresso dominato da intelligenza artificiale, innovazioni digitali e ricchezza concentrata, ricordando che «l’esclusione è il nuovo volto dell’ingiustizia sociale».  

Tecnologia e giustizia globale
In un passaggio cruciale, il Pontefice ha invitato a riflettere sull’uso delle tecnologie: strumenti che possono servire il bene comune o accrescere le disuguaglianze. Ha chiesto che le “novità” della nostra epoca — dall’intelligenza artificiale alla robotica — non restino nelle mani delle élite, ma diventino risorse condivise a beneficio di tutti.  

Un invito a “camminare insieme”
Concludendo, Papa Leone XIV ha affidato ai movimenti popolari una missione profetica: essere motore di una nuova cultura sociale fondata su fraternità, giustizia e pace. Li ha incoraggiati a perseverare nella lotta, a coltivare speranza e creatività, e ha invocato la protezione di Maria Santissima. «Andate avanti nel cammino, con gioia e speranza» — ha detto, prima di recitare il Padre Nostro in spagnolo, in segno di comunione universale.  

Un pontificato nel segno della solidarietà
Questo discorso segna una continuità con la linea tracciata da Papa Francesco, ma anche l’apertura di una nuova stagione: una Chiesa profetica, vicina ai popoli e alle loro lotte, capace di coniugare fede e giustizia sociale. Nelle parole di Leone XIV vibra un messaggio chiaro: il Vangelo si vive costruendo una società più umana, dove nessuno venga scartato.


venerdì 24 ottobre 2025

Ottant’anni di ONU: tra sogni fondativi e sfide del presente


Nel celebrare l’80° anniversario della fondazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, il 24 ottobre 1945, riaffiora la consapevolezza che l’ONU rappresenta uno dei più ambiziosi progetti politici e morali della storia contemporanea. La sua nascita seguì la devastazione della seconda guerra mondiale e l’inadeguatezza della Società delle Nazioni: i popoli sentivano il bisogno urgente di un’istituzione capace di garantire la pace, la cooperazione e la tutela universale dei diritti fondamentali.

Le radici e gli ideali

L’ONU nacque per “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”, come si legge nella Carta delle Nazioni Unite, approvata a San Francisco il 26 giugno 1945 e ratificata il 24 ottobre dello stesso anno. L’obiettivo era quello di costruire un equilibrio mondiale fondato sul diritto, sulla giustizia e sul rispetto della dignità umana. Quella visione rimane ancora oggi il punto di riferimento etico per la diplomazia internazionale.

Le migliori espressioni universali

Nel corso degli anni, i momenti più luminosi dell’ONU si sono tradotti in atti concreti e globali:
- la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, autentica pietra miliare per la libertà dei popoli;
- le missioni di pace dei Caschi Blu, che in tante aree del mondo hanno impedito o fermato conflitti devastanti;
- l’impegno delle agenzie specializzate (OMS, UNICEF, UNESCO, FAO) nella lotta contro fame, analfabetismo e malattie.

Con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e poi gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030, l’ONU ha orientato un linguaggio globale di progresso ambientale e sociale.

Successi e limiti nella storia recente

Tra i successi vanno ricordati i processi di pace in Namibia, El Salvador, Timor Est e Mozambico, oltre al ruolo di mediazione in alcune crisi internazionali. Tuttavia, le difficoltà non sono mancate: dal genocidio in Ruanda all’impotenza davanti alle guerre civili e ai conflitti attuali, come in Siria e Ucraina.

Il Consiglio di Sicurezza, pur fulcro decisionale, resta paralizzato dal diritto di veto dei membri permanenti, limitando così la capacità dell’ONU di agire tempestivamente nei conflitti armati o nelle emergenze umanitarie.

Le sfide dell’epoca attuale

Oggi, a ottant’anni dalla sua fondazione, l’ONU si trova in un contesto geopolitico frammentato, segnato da potenze che spesso preferiscono agire unilateralmente. Il multilateralismo — uno dei suoi cardini — appare indebolito di fronte alle nuove rivalità globali e alla crisi di fiducia verso le istituzioni sovranazionali.

Eppure la sua missione originaria rimane attuale: costruire ponti di pace, promuovere diritti e solidarietà. Rinnovare le Nazioni Unite non significa solo riformarle strutturalmente, ma restituire forza morale e politica a un’idea nata dalla speranza: che la pace, pur fragile, resti il destino comune dell’umanità.

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