martedì 27 gennaio 2026
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lunedì 26 gennaio 2026
Il silenzio della croce
domenica 25 gennaio 2026
Musk: “Presto più umanoidi che esseri umani ed entro il 2030 l’IA sarà più intelligente dell’uomo”
sabato 24 gennaio 2026
L'esempio del clero in Minnesota
giovedì 22 gennaio 2026
Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 2026
mercoledì 21 gennaio 2026
Rovesciamento di prospettiva
martedì 20 gennaio 2026
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lunedì 19 gennaio 2026
mercoledì 14 gennaio 2026
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martedì 13 gennaio 2026
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lunedì 12 gennaio 2026
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sabato 10 gennaio 2026
Non lasciate fuori i dubbi, portate in classe le vostre ribellioni
venerdì 9 gennaio 2026
Romea strata, cammino europeo
mercoledì 7 gennaio 2026
Natale Ortodosso 7 gennaio 2026
Oggi milioni di cristiani - dalla Russia alle terre d'Egitto - celebrano la nascita di Gesù. Non si tratta di un "secondo Natale", ma dello stesso evento salvifico vissuto attraverso una lente temporale e culturale diversa.
Perché oggi? La questione del Calendario
La domanda sorge spontanea: perché questa differenza di 13 giorni? Tutto risale al XVI secolo.
Calendario Gregoriano: Introdotto da Papa Gregorio XIII nel 1582 per correggere lievi errori astronomici. È quello che usiamo quotidianamente.
Calendario Giuliano: Le Chiese ortodosse (come quella russa, serba e georgiana) sono rimaste fedeli al calendario di Giulio Cesare.
Questa scelta non è solo burocratica, ma riflette il valore della Tradizione come custodia dell'identità spirituale.
La Russia: tra digiuno e "Sviatki"
In Russia, il Natale è il culmine di un cammino spirituale intenso:
- 40 giorni di digiuno senza carne o derivati animali, per purificare corpo e spirito.
- La vigilia (Sočel'nik): si attende la comparsa della "prima stella" in cielo (simbolo della stella di Betlemme) prima di consumare la cena.
- I 12 piatti: si portano in tavola dodici portate rigorosamente vegetariane, una per ogni Apostolo. Il piatto principale è la Kutya (grano, miele e noci), simbolo di speranza e resurrezione.
Dopo il 7 gennaio iniziano i Sviatki (i giorni santi), dove si intonano i kolyadki (canti natalizi) e ci si prepara al rito del bagno nelle acque gelide per l'Epifania.
Il Natale Copto: la terra che ospitò la Sacra Famiglia
In Egitto, i cristiani Copti (circa il 10% della popolazione) vivono un Natale profondamente legato alla storia dell'Esodo:
- 43 giorni di digiuno: un numero che richiama i giorni di Mosè sul monte Sinai.
- Il pane Qurban: durante la liturgia della vigilia, che dura fino a mezzanotte, si distribuisce questo pane speciale decorato con 12 fori (ancora una volta, il richiamo agli Apostoli).
- Agape e carità: il Natale è il momento dell'integrazione. Il Papa copto lancia messaggi di pace e si organizzano banchetti comunitari per i più poveri, unendo spesso in festa anche le famiglie musulmane in segno di cittadinanza responsabile.
Riflessione ecumenica
Al di là delle differenze di data, il Natale Ortodosso ci insegna la bellezza del pluralismo. Come ci ricordano spesso i documenti del dialogo interreligioso (si pensi alla dichiarazione Nostra Aetate), ciò che ci unisce è molto più forte di ciò che ci divide.
L'etica della condivisione, il valore del sacrificio (il digiuno) e l'attenzione ai poveri sono valori morali universali che attraversano ogni confine confessionale.
Natale Ortodosso a Venezia: un appello alla pace
Venezia ha ospitato una celebrazione ortodossa che ha riunito fedeli russi e ucraini in un gesto di comunione, lontano dalle tensioni del conflitto.
La liturgia nella comunità ortodossa locale, si è svolta alla parrocchia delle Sante Donne Mirofore presieduta da Nicolò Ghigi. Fedeli slavi si sono riuniti in preghiera condivisa, superando divisioni geopolitiche per celebrare la Natività. Venezia così è diventato spazio di dialogo interculturale, dove la tradizione orientale incontra il tessuto veneto.
L'evento richiama le radici storiche della Serenissima come crocevia di fedi e popoli, offrendo un simbolo di unità in un contesto multiculturale. In Veneto, occasioni come questa rafforzano il dialogo interreligioso, evidenziando la convivenza pacifica tra comunità diverse.
giovedì 1 gennaio 2026
La pace sia con tutti voi: verso una pace “disarmata e disarmante”
«La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante» è il tema del Messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata Mondiale della Pace che si celebra il 1° gennaio 2026. Il Santo Padre invita tutti ad accoglierla e diventarne testimoni perché essa “esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno”. I cristiani devono diventare testimoni, e citando S. Agostino, il Papa invita a "intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace”. Siamo tutti invitati a camminare per questa strada tracciata dal Risorto. Lui stesso ha incarnato una pace disarmata perché "disarmata fu la sua lotta”.
La pace è un dono che va salvaguardato, infatti se “non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica” e si può cadere nell’inganno che per ottenerla ci si debba preparare alla guerra incarnando “l’irrazionalità di un rapporto tra popoli basato non sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza”.
Il Santo Padre ricorda che "S. Agostino raccomandava di non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero" preferendo “la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui”.
Per ottenere una pace disarmante dobbiamo incarnare la mitezza perché “La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino”. Dall’umiltà evangelica nasce la pace. Un bambino nella sua fragilità ha la capacità di cambiare i cuori, mettere in discussione le nostre scelte e abbassare le armi.
Papa Leone ricorda che la pace è possibile, non è un’utopia e il dialogo ecumenico e interreligioso sono vie privilegiate per raggiungerla. Non dobbiamo inoltre dimenticare di intraprendere “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale” che richiedono fiducia reciproca, lealtà e responsabilità negli impegni assunti.
"Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente." Papa Leone XIV

