martedì 20 gennaio 2026

Monaci in marcia per la pace negli Stati Uniti

La Walk for Peace è un pellegrinaggio a piedi di oltre 3.700 km che sta attraversando gli Stati Uniti dal Texas a Washington D.C., guidato da un gruppo di monaci buddhisti vietnamiti per diffondere un messaggio di pace, compassione e unità in un Paese profondamente polarizzato.

Un pellegrinaggio nel cuore degli USA
Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, diciannove monaci buddhisti del tempio Huong Dao di Fort Worth (Texas) hanno scelto di affidare il loro messaggio non a slogan o manifesti, ma alla forza silenziosa dei passi. È nata così la Walk for Peace, una marcia di circa 2.300 miglia (oltre 3.700 km) e 120 giorni, dal sud degli Stati Uniti fino al Campidoglio di Washington D.C., con l’obiettivo di “risvegliare” la pace e la gentilezza che, secondo i monaci, abitano già nel cuore di ciascuno.

Chi sono i monaci e da dove partono
I protagonisti della Walk for Peace sono monaci di tradizione buddhista vietnamita, legati al Huong Dao Vipassana Bhavana Center di Fort Worth, un centro che unisce pratica meditativa, vita comunitaria e impegno sociale. Il gruppo, guidato dal venerabile Bhikkhu Pannakara e sostenuto anche dall’Associazione Buddhista Nepalese del Texas, ha deciso di trasformare l’intero Paese nel proprio “tempio itinerante”, portando la pratica della presenza mentale fuori dalle mura del monastero.

Con loro cammina anche Aloka, un cane randagio che si è unito spontaneamente al gruppo lungo il percorso ed è diventato un simbolo di fedeltà e resilienza; dopo un infortunio e un intervento chirurgico, il cane è stato curato e atteso con affetto per poter rientrare nel cammino.

Dal Texas a Washington D.C.
La Walk for Peace è partita il 26 ottobre 2025 da Fort Worth, in Texas, con l’idea di attraversare dieci Stati in poco meno di quattro mesi. Il tragitto si snoda verso sud-est, passando per Louisiana, Mississippi, Alabama e Georgia, per poi risalire attraverso le Caroline e la Virginia fino al cuore politico del Paese, Washington D.C., dove l’arrivo è previsto intorno al 12–13 febbraio 2026.

I monaci procedono con un ritmo di cammino meditativo, spesso scalzi o con sandali semplici, facendo tappa in cittadine, capitali statali e luoghi simbolici, e incontrando comunità locali che li accolgono per un pasto, una meditazione condivisa o un momento di dialogo sulla pace.

Cammino per la pace, la guarigione e Vesak
Nelle loro dichiarazioni, i monaci insistono su un punto: non stanno marciando “contro” qualcuno, ma “per” qualcosa. Il cammino è descritto come un atto di guarigione interiore e collettiva, una risposta alla violenza, alle divisioni sociali e al clima di polarizzazione che attraversa gli Stati Uniti; la lentezza dei passi diventa un invito a rallentare, ascoltare, ricucire.

Un obiettivo concreto della Walk for Peace è anche quello di chiedere al Congresso degli Stati Uniti il riconoscimento del Vesak (la festa che ricorda nascita, illuminazione e morte del Buddha) come festività federale, segno di rispetto verso la tradizione buddhista e verso tutte le spiritualità che mettono al centro la non violenza. Come afferma Bhikkhu Pannakara, i monaci dicono di camminare “non per protestare, ma per risvegliare la pace che già vive dentro ciascuno di noi”, sottolineando che l’unità e la gentilezza iniziano interiormente e possono irradiarsi verso famiglie, comunità e società.[4][5]

L’America che incontra i monaci
La Walk for Peace sta rivelando anche un volto degli Stati Uniti che raramente finisce in prima pagina: lungo il percorso, comunità cristiane, buddhiste, laiche e persone senza particolare appartenenza religiosa si sono messe a camminare accanto ai monaci, anche solo per qualche chilometro. In molti casi i cittadini offrono pasti, ospitalità, donazioni in beni essenziali, ma soprattutto tempo e ascolto, trasformando la strada in uno spazio di incontro e dialogo interreligioso inatteso.

Queste scene hanno colpito diversi media internazionali, che descrivono la Walk for Peace come “una delle imprese più poetiche per la pace di questo secolo”, capace di mostrare “un’America che non immaginiamo”, fatta di piccoli gesti di gentilezza quotidiana. Al di là delle cifre (2.300 miglia, dieci Stati, centoventi giorni), la vera misura di questo pellegrinaggio sembra essere nella qualità dei legami che lascia dietro di sé: una scia di passi lenti, canti di meditazione e incontri che ricordano quanto la pace sia un cammino concreto, da percorrere – letteralmente – insieme.

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