Nella suggestiva cornice della piazza inferiore della Basilica di San Francesco si è concluso l'Incontro internazionale «Pace disarmata e disarmante», promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. Un evento dall'altissimo valore simbolico ed ecumenico, giunto a quarant'anni dalla storica e rivoluzionaria giornata di preghiera voluta da San Giovanni Paolo II nel 1986.
In un mondo segnato da tensioni crescenti, conflitti devastanti e reti di odio interconnesse, da Assisi si alza un grido corale e unanime: non c'è futuro nella guerra, la sola via per la sopravvivenza dell'umanità è il dialogo.
A 40 anni dallo "Spirito di Assisi" inaugurato da Papa Wojtyła, i leader religiosi si sono ritrovati per riaffermare che le religioni non devono mai servire a giustificare la violenza o il conflitto.
Il Cardinale Matteo Zuppi (presidente CEI) e il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I hanno sottolineato la necessità urgente di abbattere i muri del pregiudizio e di disarmare prima di tutto i cuori e i linguaggi.
Il momento più toccante della cerimonia finale ha visto i rappresentanti delle grandi tradizioni mondiali consegnare l'Appello di pace nelle mani delle nuove generazioni.
Le voci del dialogo: Zuppi, Bartolomeo I e i testimoni di pace
Durante la giornata conclusiva, gli interventi dei principali leader spirituali e delle delegazioni interreligiose hanno tracciato un ponte di speranza di fronte alle tragedie globali.
«La pace non è un'illusione per ingenui, ma l'unica scelta realistica ed esigente per evitare l'abisso. Dobbiamo disarmare le parole, la mente e i cuori prima ancora che i sistemi bellici.»
Card. Matteo Zuppi, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana
Sulla stessa lunghezza d'onda, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I ha ricordato come la cura del creato e la riconciliazione tra i popoli siano strettamente legate: la violenza contro l'uomo è sempre una violenza contro Dio e contro la Terra.
Insieme a loro, rappresentanti dell'Islam, dell'Ebraismo, del Buddismo, dell'Induismo e di numerose altre tradizioni spirituali hanno portato le testimonianze dirette di chi vive nei territori martoriati dalle guerre, uniti nella convinzione che la preghiera comune sia una forza viva capace di perforare il muro dell'indifferenza.
Il gesto finale: l'Appello di Pace affidato ai bambini
Il vertice si è chiuso con un gesto di profonda valenza simbolica: la lettura e la firma dell'Appello di Pace di Assisi 2026, subito dopo consegnato dai leader religiosi a un gruppo di bambini provenienti da diverse nazioni.
I bambini non sono soltanto le vittime principali di ogni conflitto, ma rappresentano il futuro a cui è doveroso restituire la speranza. Il messaggio risuonato nella piazza della Basilica è chiaro ed perentorio: «È ora di riabilitare la pace».
Un impegno che continua
Assisi 2026 non si chiude con il congedo delle delegazioni. Lo "Spirito di Assisi" torna a interpellare i governi, le diplomazie e la società civile. Di fronte alle armi, l'unica risposta possibile resta la pace disarmata e disarmante: quella fondata sull'ascolto reciproco, sul rispetto delle diversità e sulla costruzione quotidiana della fraternità universale.
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