La situazione dei cristiani in Nigeria resta critica e allarmante, soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali del Paese, caratterizzate da una crescente insicurezza e violenze che spesso assumono i contorni di persecuzioni sistematiche.
Violenza e persecuzioni
Tra novembre 2022 e novembre 2024, quasi 10.000 cristiani sono stati uccisi nel Paese da gruppi estremisti islamici, in particolare Boko Haram, ISWAP (Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale) e milizie armate di pastori Fulani. La Nigeria, secondo Global Christian Relief, è al primo posto per uccisioni, rapimenti e attacchi contro i cristiani.
Oltre agli omicidi, molte comunità cristiane subiscono rapimenti a scopo di riscatto, stupri, distruzione di proprietà, incendi di chiese e villaggi e continua pressione per abbandonare la fede.
Nei 12 stati del nord in cui vige la sharia, i cristiani affrontano discriminazioni istituzionali e difficoltà nell’accesso all’istruzione e al lavoro, così come nella partecipazione politica.
Sono oltre 124.000 i cristiani sfollati con la forza e più di 2.100 chiese attaccate in un solo anno.
Cause e contesto
La diffusione dell’ideologia estremista negli ultimi decenni ha eroso le precedenti condizioni di convivenza: oggi la vita dei cristiani è resa precaria in molte aree, mentre l’impunità per i responsabili delle violenze favorisce la recrudescenza degli attacchi.
Alla base delle violenze vi sono motivazioni religiose, ma anche economiche e territoriali (occupazione di terre da parte di pastori Fulani).
Denunce e pressioni internazionali
La persecuzione dei cristiani in Nigeria è stata oggetto di interrogazioni e richieste di chiarimenti al vicepresidente della Commissione Europea/alto rappresentante per gli Affari esteri, chiedendo quali azioni concrete l’UE intenda intraprendere per la tutela dei fedeli cristiani.
Diverse ONG e fondazioni (come Open Doors, ACS, Global Christian Relief) portano avanti campagne di sensibilizzazione presso le istituzioni occidentali affinché siano esercitate pressioni diplomatiche e si vincolino fondi e aiuti alla tutela dei diritti umani in Nigeria.
L’episcopato cattolico locale ha più volte denunciato l’inerzia del governo nigeriano e chiesto all’ONU, all’UE e ai Paesi occidentali di prendere posizioni forti, parlando apertamente di genocidio e islamizzazione forzata.
Nonostante la mobilitazione della società civile e di una parte della politica internazionale, i risultati pratici delle pressioni sono ancora limitati. Spesso mancano meccanismi di controllo e vincoli effettivi sulle autorità nigeriane, e permangono divergenze internazionali sull’interpretazione delle cause delle violenze e sulle misure di intervento più efficaci.
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