Come scienziati – molti di noi impegnati in settori in cui si sviluppa la tecnologia militare – come intellettuali, come cittadini consapevoli dei rischi globali attuali, riteniamo che oggi sia un dovere morale e civico di ogni persona di buona volontà alzare la voce contro l’appello alla militarizzazione dell’Europa e promuovere il dialogo, la tolleranza e la diplomazia. La militarizzazione improvvisa non preserva la pace; conduce alla guerra.
I nostri leader politici affermano di essere pronti a combattere per difendere presunti valori occidentali che ritengono in pericolo; sono pronti a difendere il valore universale della vita umana? I conflitti nel mondo sono in aumento. Secondo le Nazioni Unite (2023), un quarto dell’umanità vive in aree colpite da conflitti armati. La guerra tra Russia e Ucraina, sostenuta dai paesi della NATO con la giustificazione di “difendere i principi”, sta lasciando dietro di sé circa un milione di vittime. Il rischio di genocidio dei palestinesi da parte dell’esercito israeliano appoggiato dall’Occidente è stato riconosciuto dalla Corte Internazionale di Giustizia. Guerre brutali stanno infuriando in Africa, come in Sudan o nella Repubblica Democratica del Congo, alimentate dagli interessi sulle risorse minerarie africane. Il “Doomsday Clock” del Bulletin of the Atomic Scientists, che quantifica i rischi di una catastrofe nucleare globale, non ha mai registrato un rischio così alto come quello attuale.
[...] Nel 1955, uno dei filosofi più eminenti del XX secolo, matematico e premio Nobel per la letteratura, Bertrand Russell, e il premio Nobel per la fisica Albert Einstein hanno firmato un importante manifesto, e la Conferenza Pugwash, da esso ispirata, ha riunito scienziati di entrambi le fazioni, facendo pressioni per una de-escalation. Quando a Russell, nel 1959, fu chiesto di lasciare un messaggio per la posterità, rispose: “In questo mondo, che sta diventando sempre più interconnesso, dobbiamo imparare a tollerarci a vicenda, dobbiamo imparare a sopportare il fatto che alcune persone dicano cose che non ci piacciono. Possiamo solo vivere insieme in questo modo. Ma se dobbiamo vivere insieme, e non morire insieme, dobbiamo imparare una sorta di carità e una sorta di tolleranza, che sono assolutamente vitali per la continuazione della vita umana su questo pianeta.” Dobbiamo attenerci a questo saggio patrimonio intellettuale.
I grandi conflitti sono sempre stati preceduti da ingenti investimenti militari. Dal 2009, la spesa militare globale ha raggiunto livelli record senza precedenti ogni anno, con la spesa del 2024 che ha toccato il massimo storico di 2443 miliardi di dollari. Il “Piano ReArm Europe” impegna l’Europa a investire 800 miliardi di euro in spese militari.
[...] L’umanità è messa oggi di fronte ad enormi sfide globali: cambiamento climatico, fame nel Sud del mondo, la più grande disuguaglianza economica mai registrata, rischi crescenti di pandemie, guerra nucleare. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno oggi è che il Vecchio Continente passi da essere un faro di stabilità e pace a diventare un nuovo signore della guerra.
Si vis pacem para pacem — se vuoi la pace, costruisci la pace, non la guerra.
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