domenica 30 novembre 2025

Il sogno di Isaia: "Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri"

La prima lettura di questa domenica di Avvento (Is 2,1-5) è uno di quei testi che “accendono” l’immaginazione: Isaia sogna un mondo in cui le spade diventano aratri, le lance falci, e le nazioni smettono non solo di farsi la guerra, ma perfino di studiarne l’arte. È un’immagine talmente forte che ha attraversato secoli, ispirato teologi, movimenti per la pace, artisti, politici – fino ad arrivare alle nostre crisi globali di oggi.

Il sogno di Isaia
Il contesto è quello di Gerusalemme, città piccola e fragile circondata da potenze ben più forti, ma che Isaia vede trasformata in “montagna del Signore” verso cui convergono tutte le genti. Non è un sogno intimista: è politico, concreto, perché riguarda le relazioni tra popoli, la gestione dei conflitti, l’uso delle risorse. “Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli”: la pace non nasce dal gioco di alleanze o di armi, ma dal riconoscere un giudice più alto dei nostri interessi, un criterio di giustizia che non si compra e non si manipola.
L’immagine della trasformazione delle armi in strumenti agricoli è radicale: non si tratta solo di “mettere via” le spade, ma di rifonderle, di cambiare destinazione alla materia stessa della violenza. Ciò che serviva a fare danno diventa strumento di fecondità: è una vera conversione storica, economica, culturale.

Dalla Bibbia alla storia
Non stupisce che questa pagina di Isaia sia risuonata in tanti momenti di crisi storica. Il motto “Swords into ploughshares” è entrato persino nel linguaggio politico internazionale: una famosa scultura con questo tema campeggia vicino al palazzo delle Nazioni Unite a New York, come monito perché la diplomazia non sia solo gestione dei conflitti, ma costruzione di un ordine nuovo. Nei secoli, predicatori, movimenti cristiani e gruppi pacifisti hanno assunto queste parole come “programma” di un cristianesimo che non si accontenta di condannare la guerra, ma lavora perché le strutture militari, economiche e culturali vengano trasformate in reti di cooperazione e di cura.

Nel Novecento, segnato da due guerre mondiali e dalla corsa agli armamenti, Isaia 2,4 ha accompagnato appelli alla pace di papi, teologi e laici impegnati. Non si tratta solo di un versetto da incorniciare, ma di un criterio per giudicare le scelte dei popoli: quante energie, quante intelligenze, quanti soldi “fusi” nelle armi potrebbero diventare scuole, ospedali, ricerca, tutela del creato?

La Pira e la profezia della pace
Tra le figure più affascinanti che si sono lasciate ispirare da Isaia c’è Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, uomo politico e mistico insieme, che parlava spesso del “piano di Dio per la pace” nella storia. La Pira vedeva le profezie bibliche non come evasione spirituale, ma come “progetti” di Dio destinati a incarnarsi, se gli uomini accettano di collaborare: la pace, per lui, non era un’utopia ingenua ma la direzione obbligata della storia letta alla luce del Vangelo.
In più occasioni La Pira ha richiamato proprio Isaia come fondamento di un ordine internazionale diverso, basato sul dialogo tra i popoli, la riduzione degli armamenti e la centralità dei poveri. Chi lo vedeva volare da una capitale all’altra, bussando alle porte dei “grandi” della terra, coglieva come la profezia biblica si traducesse in diplomazia artigianale, in incontri, in gesti concreti: quelle spade da trasformare in aratri diventavano, nel suo sguardo, bilanci pubblici da riconvertire, fabbriche da ripensare, città da aprire alla fraternità.

Un testo che parla all’oggi
Oggi la geografia dei conflitti è drammaticamente fitta: guerre dichiarate e “guerre a pezzi”, tensioni che attraversano continenti, produzione di armi in crescita nonostante appelli e trattati. Proprio per questo Isaia 2,1-5 suona quasi scandaloso: “non impareranno più l’arte della guerra” in un tempo in cui la tecnologia bellica è una delle industrie più avanzate al mondo. Eppure la profezia insiste: “Venite, camminiamo nella luce del Signore”, come se dicesse che nessun realismo politico è davvero realistico se rinuncia al Vangelo della pace.
Che cosa pensare di politiche che aumentano la spesa militare mentre si tagliano welfare, scuola, sanità? Che cosa annunciare alle giovani generazioni, bombardate da notizie di guerra e allo stesso tempo affamate di senso e di futuro? Isaia invita a non rassegnarsi: la storia non è condannata al ciclo eterno di violenza, c’è una “montagna del Signore” verso cui mettersi in cammino.
 

Camminare nella luce
Il testo si chiude con un invito: “Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore”. Come?
- Rileggere le notizie alla luce di Isaia: non solo “che cosa è successo”, ma “che cosa questo dice della nostra fame di pace e di giustizia?”.
- Sostenere – anche con piccole scelte – percorsi di riconciliazione, associazioni che lavorano per il disarmo, progetti che trasformano “armi” sociali (odio, esclusione, linguaggio violento) in “aratri” (dialogo, inclusione, cura).
- Educare alla pace: nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità, imparare il difficile artigianato del perdono, della mediazione, della nonviolenza attiva.

In fondo, la profezia di Isaia non chiede solo di credere che un giorno le spade diventeranno aratri, ma di iniziare – qui e ora – a prendere in mano il “metallo” dei nostri conflitti e a rifonderlo in gesti nuovi. È il modo più evangelico e più concreto di vivere l’Avvento: non soltanto aspettare che la pace venga, ma lasciarsi trasformare dall’Atteso perché, attraverso di noi, il mondo impari finalmente l’arte della pace. 

Un "Giro per Gaza"

Oggi, domenica 30 novembre 2025 a Vicenza si tiene il "Giro per Gaza," una staffetta ciclistica che simbolicamente disegnerà il perimetro della Striscia di Gaza sul territorio locale. La partenza è alle 8:30 da Piazza Matteotti a Vicenza, con i partecipanti divisi in due gruppi: uno si dirigerà verso nord (Alto Vicentino) e l'altro verso sud (Camisano e dintorni). Alle 12:30 è prevista anche una partenza per un giro più breve che arriva fino a Longare e ritorno. Durante il percorso ci saranno tappe con incontri di comunità locali, e il rientro è previsto alle 15:00 sempre in Piazza Matteotti, seguito da momenti di condivisione, testimonianze e musica.

L'iniziativa prevede una raccolta fondi a favore dei Gaza Sunbirds, un team di ciclismo paralimpico di Gaza, con possibilità di donazioni tramite conto bancario di Cicletica. 

sabato 29 novembre 2025

A Nicea: “Superiamo lo scandalo delle divisioni e alimentiamo l’unità”

Memoria di Nicea e fede comune
La scelta di pregare insieme proprio a Nicea richiama il Concilio del 325, da cui nacque il Credo che ancora oggi unisce la grande maggioranza dei cristiani nella stessa professione di fede trinitaria e cristologica. La proclamazione del Credo niceno-costantinopolitano, recitato insieme e persino senza il Filioque, mostra che il punto di partenza del cammino verso l’unità è una fede condivisa in Cristo, più profonda delle divisioni storiche. 

Gesti simbolici di riconciliazione
La celebrazione sul sito della basilica sommersa di San Neofito, riemersa dopo secoli, diventa un segno eloquente: dalle rovine della storia e dalle ferite del passato può riemergere una Chiesa più riconciliata. Il cammino fianco a fianco di Papa Leone XIV e del patriarca Bartolomeo, come “Pietro e Andrea” che avanzano insieme, rende visibile il desiderio di superare secoli di separazione tra Oriente e Occidente.

Dal conflitto alla croce come vera vittoria
Nel suo intervento, Bartolomeo ricorda che “Nicea” significa “vittoria”, ma per i cristiani la vera vittoria non è dominio o supremazia, bensì la croce di Cristo, segno di amore che vince il peccato e la divisione. In questo senso, l’evento non celebra un trionfo di una Chiesa sull’altra, ma la vittoria della fede che libera dalla logica di contrapposizione e apre alla comunione. 

Cammino ecumenico verso la piena comunione
Papa Leone XIV collega il 1700° anniversario alla domanda decisiva: chi è Gesù Cristo per le donne e gli uomini di oggi, e per i cristiani stessi. Proprio l’adesione comune alla fede in Cristo vero Dio e vero uomo è indicata come fondamento del cammino verso la “piena comunione”, che richiede ascolto della Parola di Dio, docilità allo Spirito Santo, amore reciproco e dialogo teologico serio. 
Superare lo scandalo delle divisioni
Il Papa parla esplicitamente di “scandalo delle divisioni” tra cristiani e invita ad alimentare un desiderio concreto di unità, legato alla preghiera di Gesù “che tutti siano una cosa sola”. 
Più le Chiese si lasciano riconciliare, più la loro testimonianza diventa credibile davanti a un’umanità ferita da guerre e violenze, che ha bisogno di un Vangelo di pace, fraternità universale e rifiuto di ogni uso religioso della violenza, del fondamentalismo e del fanatismo.

Un’unica preghiera in molte lingue
La recita comune del Credo, le invocazioni elevate da diversi capi di Chiese, il Padre Nostro sussurrato insieme e le benedizioni in varie lingue esprimono un’unità già reale, seppur non ancora pienamente realizzata. 
Il fatto che le differenze liturgiche e linguistiche non vengano cancellate ma armonizzate in una sola preghiera indica un modello di unità come comunione nella diversità, non come uniformità. 

venerdì 28 novembre 2025

Ripartiamo dall'economia che dà vita

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Papa Leone XIV ha rivolto un messaggio toccante ai giovani riuniti al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo per l'incontro globale di The Economy of Francesco (28-30 novembre 2025). Rivolgendosi a loro come a chi è più vicino alle "cose nuove" che decidono il futuro dell'umanità, il Pontefice ha lodato il loro cammino ispirato al Vangelo di San Francesco d'Assisi, che trasforma il lavoro e l'economia in vie per una vita abbondante.

Un omaggio a Papa Francesco e un invito al coraggio
Il Papa ha ricordato con gratitudine Papa Francesco, morto nel giorno della Pasqua, citando le sue parole: "In mezzo a voi possa nascere un nuovo modo di stare insieme e di fare economia che non produca scarti ma benessere materiale e spirituale". Ha incoraggiato i giovani a custodirne l'eredità, uscendo dall'indifferenza per accogliere il Regno di Dio attraverso nuovi modi di amare il bene comune, riaccendendo sogni con preghiera, studio e lavoro condiviso.​

"Restarting the Economy": dalla periferia al bene comune
Il tema dell'incontro, "Restarting the Economy", è stato al centro del messaggio: un'economia che riparte libera dalle ingiustanze, restaura i feriti e crea dignità per tutti. Leone XIV ha ripreso il suo discorso ai Movimenti popolari, proponendo uno sguardo sulle "cose nuove" dalla periferia, come il lebbroso di Francesco. Ha citato il "principio di piccolezza" del teologo Ghislain Lafont: il motore della storia è la povertà, non la potenza, e il cambiamento nasce dagli elementi deboli.​

Sfide al sistema e radici nella Bibbia
I giovani sono chiamati a denunciare un sistema che accresce disuguaglianze e ignora i deboli, accogliendo i sogni di Dio per un'avventura di pace. Il Papa li esorta a nutrire lo spirito con i Vangeli, fonte di "economia divina", per essere veri imprenditori e economisti. "Andate avanti insieme!", conclude con la sua Benedizione, dal Vaticano il 26 novembre 2025.

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martedì 25 novembre 2025

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

La violenza contro le donne rimane un dramma profondo in Italia. Secondo i dati Istat del 2025, il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno una volta nella vita violenze fisiche o sessuali, coinvolgendo circa 6,4 milioni di vittime. Nei primi dieci mesi del 2025 sono state 85 le donne uccise, un dato che resta preoccupante nonostante una leggera diminuzione rispetto all’anno precedente.​

Il presidente Sergio Mattarella, nel suo discorso per questa giornata, ha sottolineato che la violenza contro le donne è un fenomeno radicato in disuguaglianze e stereotipi di genere. Ha invitato a non giustificare mai questi comportamenti e a rafforzare la cultura del rispetto e dell’uguaglianza, soprattutto intervenendo nelle famiglie e nelle scuole per educare a relazioni basate sulla dignità reciproca.​

In Italia è in discussione un Disegno di Legge che introduce la clausola del consenso informato della donna in materia di violenza e tutela, assicurando che ogni decisione legata alla propria persona e al proprio corpo venga presa liberamente e con piena consapevolezza, senza pressioni o coercizioni.​

Papa Francesco, nel suo messaggio per questa giornata, ha definito la violenza sulle donne una "gramigna velenosa" che va estirpata dalle radici culturali e mentali della società. Ha espresso solidarietà alle donne vittime di abusi e ha chiamato tutti ad un impegno urgente e coraggioso per combattere questa piaga sociale, promuovendo relazioni giuste, basate sul rispetto e la dignità.​

Per le donne che vivono situazioni di sofferenza o minaccia, è fondamentale sapere che esistono reti di supporto gratuite e accessibili in tutta Italia, tra cui i Centri Antiviolenza, che offrono ascolto, assistenza psicologica e legale, e accoglienza in case rifugio. Le forze dell’ordine sono preparate a intervenire nei casi di violenza domestica. In ogni momento, è possibile chiamare il numero verde 1522 per ricevere aiuto immediato e informazioni sui servizi più vicini.​

Violenza contro le donne 2025

sabato 22 novembre 2025

Il dono di una strada per costruire comunità

L’81ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, tenutasi ad Assisi dal 17 al 20 novembre 2025, ha rappresentato un punto di svolta per la Chiesa italiana, chiamata a confrontarsi con le sfide della modernità e della sinodalità. In uno scenario suggestivo, ricco di memoria spirituale e impegno sociale, oltre 220 rappresentanti tra vescovi, religiosi e laici si sono riuniti sotto la guida del Cardinale Presidente Matteo Zuppi, con la presenza del Papa Leone XIV, per tracciare nuove prospettive pastorali e riaffermare il ruolo della Chiesa quale “lievito” di pace e speranza nel cuore di un mondo segnato da crisi e trasformazioni.

1. Sinodalità, collegialità e rinnovamento pastorale
I vescovi, in sintonia con papa Leone XIV, hanno ribadito che la sinodalità è la forma ordinaria della vita della Chiesa, segno di comunione e corresponsabilità. È stato accolto il Documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza”, che conclude la fase 2021-2025 del Cammino sinodale, e sono stati sciolti gli organismi sinodali precedenti per avviare una nuova fase operativa.  
Tra le priorità: 
- rinnovare la dimensione missionaria, 
- sostenere il protagonismo dei laici, 
- favorire comunità accoglienti e vivaci, 
- non temere il cambiamento,
- custodire la comunione tra le diocesi.  

2. Pace e educazione
Due testi approvati segnano questa sezione:  
- “Educare ad una pace disarmata e disarmante”, che propone un percorso per formare coscienze orientate alla pace, al disarmo e alla democrazia, secondo il metodo “vedere-giudicare-agire”.  
- “L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo”, che valorizza i 40 anni dell’Intesa CEI–MIUR sull’IRC, rilanciando tale disciplina come strumento di dialogo culturale e di convivenza.  
Si riconosce la sua piena appartenenza alle finalità della scuola e il suo essere luogo accogliente, aperto a tutti, a prescindere dalle personali scelte di fede, e dunque palestra di conoscenza e comprensione reciproca, per una convivenza fraterna e costruttiva

L’appello dei vescovi è a far sì che ogni comunità diventi “casa della pace” e luogo educativo per la fraternità.  

3. Tutela dei minori e delle persone vulnerabili
Prosegue con decisione l’impegno per la prevenzione e il contrasto degli abusi. È stato ricordato il cammino di collaborazione con la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, che ha generato una rete nazionale, regionale e diocesana di ascolto e formazione. I vescovi hanno ribadito l’assoluta necessità di trasparenza, responsabilità e rispetto per le vittime, con una cultura ecclesiale di vigilanza e protezione.  

4. Carità come cuore della missione
La carità è stata definita nucleo ardente della vita ecclesiale e segno del Vangelo vissuto. Essa richiede professionalità, formazione e creatività pastorale, per rispondere alle nuove povertà e solitudini. È stato sottolineato che la carità non è filantropia, ma nasce da preghiera ed Eucaristia, sfociando in impegno sociale e politico.
La Caritas deve restare ponte di comunione e laboratorio di sinodalità, mentre il servizio civile va riscoperto come strumento di pace.

5. Riforma interna e comunicazione ecclesiale
Il Consiglio Episcopale Permanente ha approvato ad experimentum (dal gennaio 2026) una riforma della Segreteria Generale fondata su tre principi: sinodalità, missionarietà e diaconia, con due nuove aree pastorali (“Annuncio e celebrazione della fede” e “Testimonianza della vita cristiana”).
Sono stati inoltre presentati dati sulla Giornata per la Carità del Papa e sul contributo dei media cattolici (Avvenire, Tv2000, Sir, FISC) al servizio dell’evangelizzazione e dell’informazione di qualità.

venerdì 21 novembre 2025

Nigeria, oltre duecento studenti rapiti in una scuola cattolica

Nella notte tra giovedì e venerdì, la Nigeria è sprofondata ancora una volta nell’incubo. Un commando armato ha fatto irruzione alla St. Mary School di Papiri, nello Stato del Niger, portando via più di duecento studenti e membri del personale. Una scena che, purtroppo, si ripete con angosciante regolarità: nel mirino, ancora una scuola, ancora dei bambini.Secondo la diocesi di Kontagora, gli assalitori – arrivati su decine di auto e motociclette – hanno invaso il complesso scolastico fra le due e le tre del mattino, seminando il panico e lasciando a terra un uomo della sicurezza, gravemente ferito. Dopo il blitz, il gruppo si è dileguato nelle aree forestali circostanti, dove operano bande armate dedite ai sequestri a scopo di riscatto.Il bilancio, per ora, è incerto: alcune fonti parlano di 52 studenti, altre di oltre 200 persone rapite. Ma il dato è chiaro: la violenza si sta diffondendo in modo incontrollato. Solo negli ultimi giorni si contano altri attacchi in diverse regioni del Paese: 25 studentesse musulmane rapite in Kebbi, 64 civili prelevati dalle loro case in Zamfara, e l’assalto a una chiesa pentecostale nello Stato di Kwara, con due fedeli uccisi e 38 sequestrati.Dietro questi eventi non si intravede soltanto il fanatismo religioso, ma anche una forma di criminalità organizzata che sfrutta il caos per ottenere denaro. In molte zone rurali della Nigeria, le scuole e i luoghi di culto rappresentano obiettivi vulnerabili, facili prede per bande armate che operano al confine tra jihadismo e opportunismo economico.La portata della crisi è enorme: secondo il centro di ricerca Acled, dall’inizio del 2025 si sono registrati quasi duemila attacchi contro civili, con più di tremila vittime. Le autorità locali e l’esercito faticano a contenere una spirale che intreccia violenza settaria, corruzione, povertà e fragilità statali.Il presidente Bola Tinubu ha annullato la sua visita al vertice del G20 a Johannesburg per affrontare l’emergenza. Dall’Italia, la premier Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno espresso condanna e solidarietà, chiedendo al governo nigeriano maggiore protezione per le comunità cristiane e per tutte le minoranze religiose vittime di persecuzioni e rapimenti.La Nigeria conta 230 milioni di abitanti e oltre 200 gruppi etnici: un mosaico fragile, in cui la convivenza tra nord musulmano e sud cristiano è continuamente messa alla prova. Mentre le famiglie dei bambini di Papiri attendono notizie, il mondo resta a guardare con crescente angoscia. Per molti, la domanda più dura è sempre la stessa: quanto ancora durerà questo silenzioso martirio?

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