sabato 21 giugno 2025

Rimettere i debiti ai Paesi poveri è un obbligo morale

In un mondo in preda a instabilità e conflitti, rischia di passare sotto silenzio la drammatica crisi del debito e dello sviluppo. Una crisi che non è solo fatta di obbligazioni finanziarie nei confronti dei creditori, di questioni legali e di tassi di interesse, ma che è intrisa del futuro di intere popolazioni, dell’ambiente in cui vivono, delle possibilità di studiare, lavorare, curarsi, abitare in condizioni dignitose. Infrastrutture, sanità, educazione, adattamento al cambiamento climatico: i Paesi fortemente indebitati a tassi a doppia cifra – per la gran parte economie fragili del Sud del mondo – sono costretti a sacrificare investimenti in ambiti primari per onorare i debiti contratti all’interno di un sistema finanziario penalizzante. Serve - questo l’appello della Commissione Giubilare nominata da papa Francesco– una nuova architettura finanziaria globale, che sia al servizio delle persone e del pianeta e che non punisca i più poveri in nome del profitto.

Per raggiungere questo obiettivo, suggerisce in un rapporto la stessa Commissione presieduta dal premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, occorre promuovere finanziamenti di sviluppo sostenibili, che favoriscano il raggiungimento di obiettivi economico-sociali di lungo termine con tassi agevolati, e migliorare le attuali politiche di ristrutturazione del debito, rendendole più tempestive e praticabili e basandole sulla crescita e non sull’austerità. Cruciale, inoltre, porre fine ai salvataggi dei creditori privati, cambiando le politiche e le pratiche delle istituzioni multilaterali, tra cui il Fondo monetario internazionale. Necessario inoltre, secondo la Commissione, migliorare la trasparenza delle politiche finanziarie e rafforzare, nei Paesi fragili, le normative che possano creare contesti più stabili per gli investimenti a lungo termine.

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