sabato 4 aprile 2026

Addio a Vittorio Messori, il giornalista che osò indagare su Gesù

È scomparso, in questi giorni che ci conducono alla Pasqua, Vittorio Messori — giornalista, saggista e scrittore cattolico tra i più originali e influenti del Novecento italiano. La notizia della sua morte ci invita non solo a ricordare un autore, ma a ripercorrere il cammino intellettuale di un uomo che ha scelto di porre la fede al centro della ricerca e del dubbio.

Convertitosi in età giovanile dopo un periodo di agnosticismo, Messori ha fatto della domanda sull’esistenza e sull’identità di Gesù Cristo il fulcro del suo lavoro giornalistico. Lo fece con lo strumento a lui più congeniale: l’inchiesta. Non l’invettiva o l’omelia, ma il metodo del cronista, applicato con rigore e curiosità al mistero del Cristo.

“Ipotesi su Gesù”: un’inchiesta che divenne testimonianza
Pubblicato nel 1976, Ipotesi su Gesù resta il libro simbolo della sua opera e della sua conversione. Nelle sue pagine — tra indagine storica, riflessione teologica e stupore umano — Messori affrontava la figura di Gesù con il coraggio di chi vuole verificare fino in fondo le affermazioni del Vangelo.  
Il sottotitolo, “inchiesta su un uomo”, racchiude tutta la novità del suo approccio: Gesù non come mito, ma come fatto. Analizzando fonti storiche, testimonianze, e soprattutto lo scandalo dell’incarnazione, Messori ci conduceva a una conclusione sorprendente per un giornalista formato alla laicità: l’unica “ipotesi” davvero ragionevole è che Gesù sia ciò che ha detto di essere.

Negli anni successivi, la sua penna ha continuato a suscitare dialoghi e riflessioni con testi come Scommessa sulla morte, Pensare la storia e soprattutto i celebri colloqui con Giovanni Paolo II (Varcare la soglia della speranza) e con Joseph Ratzinger (Rapporto sulla fede). In tutti, emerge la stessa tensione: cercare la verità partendo dal dubbio, parlare di fede usando la lingua del giornalismo.

Un’eredità pasquale
La Pasqua, che celebra la vittoria della vita sulla morte, offre il contesto più naturale per ricordare Messori. Il suo lavoro non fu mai apologetico nel senso superficiale del termine: fu un tentativo onesto di cercare ragioni per credere.  
Oggi, nel saluto a un uomo che mise l’intelligenza al servizio del Vangelo, le sue Ipotesi su Gesù tornano a parlarci con forza: ogni ricerca sincera sulla verità, se vissuta fino in fondo, conduce al volto di Cristo.

venerdì 3 aprile 2026

Il coraggio della pace: il monito del Papa nel Venerdì Santo

Nel silenzio intenso della Veglia del Venerdì Santo, Papa Francesco ha levato ancora una volta la sua voce, non per condannare, ma per supplicare. “Basta con le guerre,” ha detto, rinnovando l’appello affinché chi detiene il potere e le armi si lasci toccare dal mistero di Cristo crocifisso, “che non si difese ma consegnò sé stesso per amore”. In piena Settimana Santa, le sue parole risuonano come un atto d’accusa contro l’indifferenza e un invito pressante alla responsabilità morale di chi ha in mano il destino di popoli interi.

Il Papa ha insistito sulla necessità di un cessate il fuoco, ma non solo come tregua strategica: come atto di fede nell’umanità, come scelta che spezza la catena del male. Nel volto di Cristo senza difesa, Francesco ci invita a riconoscere il vero volto del potere: non dominio, ma servizio; non imposizione, ma offerta. “Chi ha autorità nel mondo,” ha ricordato, “non dimentichi che Dio ascolta il grido degli innocenti.”

Quest’anno, la Via Crucis al Colosseo ha aggiunto una dimensione ancora più concreta a queste parole. Le meditazioni sono state affidate a padre Francesco Patton, Custode di Terra Santa, che ha portato con sé il dolore e la speranza dei luoghi dove la Passione di Cristo non è solo memoria, ma cronaca quotidiana. Le sue parole hanno unito le stazioni della croce con le ferite del nostro tempo: Gerusalemme, Gaza, l’Ucraina, il Sahel — tutti luoghi dove si rinnova la sofferenza di un’umanità divisa e sanguinante.

Nel silenzio del Colosseo, luogo di antichi martirî, il grido del Papa è diventato una preghiera globale: che chi comanda le guerre trovi il coraggio di disarmare sé stesso, e che l’autorità si lasci giudicare dal Crocifisso che non rispose alla violenza con altra violenza. In questo Venerdì Santo, la fede diventa un appello alla coscienza del mondo: non si può servire Dio e la guerra.